Titolo

Veniamo da lontano, non arriviamo mai

1 commento (espandi tutti)

Vendola è davvero incredibile, ed è un oggetto di studio straordinario. Da un lato, come dice Aldo, è uno strano miscuglio di abilità retorica, quasi poetica, e freddo calcolo politico. In questo concordo: è più Obama che Pasolini. Ma, se guardiamo alla sua retorica, è anche un po' Tremonti: il parlar forbito come sostituto per il dire qualcosa, il latinorum come alternativa alla sostanza. Poi è un grande e bravo utilizzatore dei media e della società dell'immagine - un Bertinotti alla n o, se volete, l'unico politico che, a sinistra, sappia rispondere a Berlusconi coi suoi stessi mezzi. Contemporaneamente, mi dicono che al momento di governare sia persona estremamente pragmatica (tanto pragmatica che mezza giunta, nella scorsa legislatura, gli è finita in galera: e poiché ho stima della sua intelligenza, non voglio credere che gli marmellassero sotto il naso senza che lui si sia accorto proprio di nulla). Il modo in cui si è cavato fuori dai guai, il modo in cui ha usato l'ostilità dalemiana per rifarsi la verginità, sono da manuale. E, allo stesso tempo, il modo in cui è riuscito a costruire, attorno al suo nome, un consenso vasto e forte (lo si è visto alle primarie, lo si è visto alle elezioni). Tutto questo per dire che Vendola non so se venga da lontano, ma - qui mi discosto da Aldo - secondo me abbastanza lontano può andare. Lontano, però, nel senso dell'affermazione politica e dell'accapparramento del potere. Essendo un pragmatico, non è un riformatore, ma - come più o meno tutti quelli che l'hanno preceduto nel post-tangentopoli - un curatore fallimentare, un amministratore dell'esistente senza coraggio e senza idee.

PS Penso che il Vendola migliore, in questo senso, sia quello di Checco Zalone.