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Veniamo da lontano, non arriviamo mai

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No, li ha tirati fuori Massimo quando ha detto che non è xenofobia ma claustrofobia. E anche, molto più elegantemente di me, Sandro Brusco il quale dice (nel comment a cui Massimo risponde):

Sandro Brusco fa una distinzione fra l'impossibilità della libertà di movimento e la xenofobia, distinzione che sembra esserti sfuggita. Invece inizia una sarabanda dove infili razzismo, nazismo e Dio sa cos'altro. Già che ci sei perchè non mi accusi di essere mafioso, pedofilo etc. Uno più uno meno che vuoi che cambi?

La differenza tra extracomunitario e clandestino ovviamente la so benissimo (essendo stato io stesso entrambe le cose, a suo tempo). Ma non per storia personale, bensì dopo un lungo ragionamento sono arrivato alla conclusione che tali categorie, soprattutto quella di clandestino, non sono giuridicamente sensate. Il clandestino che arriva in Italia non vuole compiere l'atto di clandestinità, ma vuole solo spostarsi da un posto all'altro. La "clandestinità" gliela appioppiamo noi. 

Il fatto che ci sia una palese disparità di trattamento (anche gli sportelli in questura sono spesso diversi) tra un senegalese e un americano, a parità di condizioni, non è che una controprova dell'assurdo. Inoltre, la Corte costituzionale ha recentemente bocciato l'aggravante di clandestinità, che era una forma ancora più abominevole dello stesso concetto.

Beh, peró fai finta di non saperla. Poi, è bizzarro sostenere che il clandestino non vuole compiere l'atto di clandestinità. Se cosí fosse dovrebbe presentarsi alla polizia e dichiarare di trovarsi illegalmente (senza visto valido) sul territorio nazionale, e ovviamente sarebbe immediatamente rimpatriato. Se non lo fa, e pone in essere espedienti per nascondere questa sua condizione, è evidente che compie volontariamente il reato di clandestinità (che a differenza dell'aggravante NON è stato censurato dalla Corte Costituzionale.

 

Non hai fatto altro che confermare ciò che ho detto: sì, esiste un modo per regolarizzarsi ottenendo un permesso di soggiorno che prima non si aveva. Ma non c'è nessuna procedura legale standard per un, mettiamo, senegalese che sta nel suo Senegal e decide di andare a lavorare in Italia: nessuno gli darà mai un visto d'ingresso per lavoro. Quindi, non c'è modo per immigrare legalmente. Ci si può solo legalizzare post factum. Se hai dei controesempi sono molto curioso di conoscerli.

Se nessuno gli darà un visto d'ingresso per lavoro vuol dire che non c'è domanda per i suoi servizi, as simple as that. E quindi non è un bene che immigri in Italia. D'altra parte a me sembra difficile credere che in un paese che il tasso di occupazione più basso d'Europa abbia interesse ad importare mano d'opera.

Anche questo è un argomento a mio favore: infatti, negli Stati Uniti delle grandi migrazioni il concetto di clandestino non esisteva.

In quel periodo gli USA NON erano sovrappopolati ed il governo aveva una politica attiva di immigrazione, eppure il concetto di immigranti illegali esisteva eccome. Altrimenti perchè fermarli, controllarli, interrogarli, censirli a Ellis Island. Anche oggi ci sono paesi che hanno politiche attive di immigrazione (es. il Canada) ed allo stesso mado controllano strettamente chi entra e chi no.