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Veniamo da lontano, non arriviamo mai

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e questa è una trascrizione del video, riportata qui:

Questo mese è per noi carico di ricordi.
Noi domani ricorderemo un 19 luglio di tanti anni fa, del 1992, quando la mafia che si fece Stato portò il tritolo a via D’Amelio e gli uomini del disonore, coperti da pezzi dello Stato, chiusero la partita con Paolo Borsellino, dopo averla chiusa il 23 di maggio con Giovanni Falcone. Che vergogna dopo tanti anni sentire le parole di Cosentino e dei camorristi di governo! Che vergogna in questo paese che ha dimenticato il sangue tornare lì, tornare a inciampare in quelle uova di serpente che furono covate da eversori di ogni tipo, da poteri criminali, con le loro tentacolari ramificazioni dentro i gangli vitali dello Stato e trovarci ancora oggi assediati dalle parole e dalle azioni di una pletora di mafiosi, di massoni deviati, di faccendieri, di affaristi. L’ho detto e lo ripeto, davvero la macchia nera è una bella metafora, è una livida metafora dei tempi nostri, macchia nera di petrolio, macchia nera di una destra anche extralegale, a volte apertamente criminale, che dilaga nell’attualità triste e disperata del nostro paese, che celebra mestamente i suoi centocinquanta anni, non sapendo più da dove viene e dove vuole andare. “Povera Italia!” - cantava Franco Battiato. “Povera Italia!”- ci sentiamo di condividere ogni mattina quella musica e quelle strofe.
Fra qualche giorno ci troveremo a ricordare un altro luglio più recente, quello in cui una generazione appena antecedente ai più giovani tra voi perse l’innocenza, fece i suoi conti con la morte. Ricorderemo i giorni di Genova, del luglio 2001, e un eroe ragazzino, che era eroe della propria vita difficile, della propria vita amara, del proprio tentativo di collegarsi, di connettersi al resto del mondo, in un’idea di mondo gentile. (Eroe)Uso questa parola che è molto inflazionata mettendoci tante virgolette. Siamo circondati nel nostro tempo da eroi che significano una concezione della vita e della società che io trovo angosciante. "Eroi" del nostro tempo sono i Fabrizio Corona, i Lele Mora, le veline, esempi di quella antropologia berlusconiana che è stata il compimento di un’Italia che ha perso progressivamente memoria della sua decenza, che ha smarrito la propria cultura antifascista e repubblicana e si è trovata dentro una narrazione spiazzante per molti di noi.
Dobbiamo ricordare. Dobbiamo ricordare perché dobbiamo collocare anche il nostro presente in una sequenza storica, dobbiamo sapere che ci sono punti di caduta e momenti in cui si rialza e che l’Italia democratica è oggi traballante.

un eroe ragazzino, che era eroe della propria vita difficile, della propria vita amara, del proprio tentativo di collegarsi, di connettersi al resto del mondo, in un’idea di mondo gentile

Il mio concetto di mondo gentile mi pare molto diverso da quello di Giuliani, a giudicare dalle foto.

La parte che sottolinei cioè: 

(Eroe)Uso questa parola che è molto inflazionata mettendoci tante virgolette.

è chiaramente riferita al fatto che si definiscono "eroi" i Lele Mora ed i Corona, non certo all' "eroe" Carlo Giuliani. Quindi il senso della frase non mi sembra diverso da quella riportata nel testo on line delle sue dichiarazioni programmatiche.

solo per correttezza: le evidenziazioni e le sottolineature non sono mie ma già presenti nel testo che ho trovato. mi sembra comunque che il senso complessivo del discorso di vendola sia diverso da quello su cui molti hanno ragionato. e mi sembra insolito che su nfa non si sia ragionato su testi originali...

Anche il testo che Vendola pubblica sul suo blog è originale.

Scusa avevo attribuito a te le sottolineature!

Comunque anche riascoltandolo continuo a non trovare questa differenza che tu dici.

Certo, non cita Falcone,Borsellino e Giuliani nella stessa frase, ma li definisce entrambi eroi e quando dice di usare "eroe" tra virgolette non si riferisce al fatto che usa la parola per Giuliani ma al fatto che altri l'hanno inflazionata usandola per Corona e Mora (ma chi?).