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Veniamo da lontano, non arriviamo mai

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In termini ideali è molto difficile sostenere che gli stati dovrebbero eliminare tutte le barriere ed i dazi al commercio ma che gli individui non siano liberi di cercarsi un lavoro dove più gli aggrada. Perché un pakistano dovrebbe avere meno diritti di un napoletano di cercarsi un lavoro a Milano?

Questo argomento ritorna periodicamente, qui ed altrove. Ed è erroneo. Erroneo in via di principio, sia chiaro, che poi quando si scende alla pratica concreta tutto diventa ancora più complicato ed attorcigliato, eccetera. E, sono costretto ad aggiungere per prevenire inutili flames, quanto dico NULLA a che fare con le politiche immigratorie praticate de facto dal governo italiano o da altri governi.

La ragione FONDAMENTALE per cui NON È VERO che, a priori, un pakistano ha gli stessi diritti di un napoletano di cercarsi lavoro e risiedere a Milano si chiama BENI PUBBLICI.

Il napoletano, ed i suoi avi, hanno contribuito al finanziamento ed alla costruzione di quei beni pubblici che rendono lavorare/risiedere a Milano più produttivo/attraente che non farlo a Karachi. Punto. Se i beni pubblici fossero poca cosa e non avessero l'effetto, enorme, che hanno su produttività del lavoro e qualità della vita la mia obiezione sarebbe puro bizantinismo. Ma siccome così non è ed i beni pubblici (giusto o sbagliato che sia) sono parte enorme della ricchezza nazionale, il napoletano ha molti più diritti del pakistano.

Questo argomento NON vale, a me sembra, per la vendita di beni e servizi.

La ragione FONDAMENTALE per cui NON È VERO che, a priori, un pakistano ha gli stessi diritti di un napoletano di cercarsi lavoro e risiedere a Milano si chiama BENI PUBBLICI.

Il napoletano, ed i suoi avi, hanno contribuito al finanziamento ed alla costruzione di quei beni pubblici che rendono lavorare/risiedere a Milano più produttivo/attraente che non farlo a Karachi.

In effetti e' un problema che non avevo mai considerato, grazie della risposta. Ma restando sul piano ideale abuso del tuo tempo con due domande (ed aggiungo pure un'osservazione).

Domanda: Se io sono un imprenditore tessile pakistano, e vengo a vendere le mie camice in Italia, non usufruisco in ogni caso di tutta una serie di infrastrutture e servizi (strade, porti, la polizia ed il sistema giudiziario che evita che mi rubino le camice, etc.), in parte finanziate con le tasse imposte sulla mia attivita' in Italia, ed in parte beni pubblici preesistenti? Non si potrebbe usare il tuo argomento anche per limitare il libero commercio allora?

E' vero che vivere a Milano e' meglio che vivere a Karachi anche per la quantita' maggiore di beni pubblici, ma non e' questo uno dei motivi per cui 40mq a Milano sono molto piu' cari che 40 mq a Karachi? Ovvero, non ci pensa gia' il mercato a equilibrare? (tralsacio le questioni legate all'accesso al welfare che mi sembrano molto complicate)

Infine non sono molto d'accordo sul fatto che io abbia piu' diritto di un pakistano ad usufruire dei beni pubblici finanziati dai miei avi (che poi magari la mia famiglia fino alla quarta generazione a salire e' campata di sussidi ed i beni pubblici li hanno finanziati le tasse pagate dagli avi del mio vicino), ma mi rendo conto ora che il busillis qui sta nel senso probabilmente diverso che attribuiamo all'aggettivo pubblico.

 

E' vero che vivere a Milano e' meglio che vivere a Karachi anche per la quantita' maggiore di beni pubblici, ma non e' questo uno dei motivi per cui 40mq a Milano sono molto piu' cari che 40 mq a Karachi? Ovvero, non ci pensa gia' il mercato a equilibrare? (tralsacio le questioni legate all'accesso al welfare che mi sembrano molto complicate)

Dev'essere per questo che i grandi proprietari immobiliari sono in genere favorevoli all'immigrazione...

Infine non sono molto d'accordo sul fatto che io abbia piu' diritto di un pakistano ad usufruire dei beni pubblici finanziati dai miei avi (che poi magari la mia famiglia fino alla quarta generazione a salire e' campata di sussidi ed i beni pubblici li hanno finanziati le tasse pagate dagli avi del mio vicino), ma mi rendo conto ora che il busillis qui sta nel senso probabilmente diverso che attribuiamo all'aggettivo pubblico.

Il problema che questi beni pubblici sono in quantità limitata e l'aumento dei fruitori ne riduce la fruibilità pro capite. In questo specifico caso credo valga il principio della torta di dimensioni fisse e del numero crescente di fette. Sto pensando ad esempio alle case popolari: nei comuni dove gli immigrati sono numerosi in genera si piazzano in testa alle graduatorie perchè hanno redditi bassi e famiglie numerose. A questo punto gli indigeni (non quelli ricchi, che non concorrono comunque) che aspirano con qualche ragione ad una casa popolare sviluppano sentimenti di ostilità verso gli immigrati. I benpensanti li accusano di razzismo (che non c'entra assolutamente) e questi alla prima occasione votano Lega Nord.

Giuste osservazioni: il valore di alcuni beni pubblici è incorporato nel prezzo delle case, quindi si paga.

Ed alcuni beni pubblici vengono utilizzati anche da chi commercia con il paese in questione, inviandovi le proprie merci.

La differenza è, quindi, quantitativa. Sia l'osservazione empirica che il senso comune dicono che si tratti di differenza sostanziale, anzi di ordini di grandezza. La Wolkswagen che importa auto in Italia paga quasi tutti i servizi pubblici che usa, in grossa parte attraverso il costo degli edifici che usa per commerciare, in parte direttamente. Soprattutto, ne usa pochi: usa poco il sistema democratico, usa quasi per niente la scuola, la sanità (quella per i suoi dipendenti la paga via imposte e contributi), le pensioni d'invalidità (come prima), eccetera. Usa, alla fin fine, il sistema di law and order che le permette commerciare.

L'immigrante, legale o illegale che sia, usa ovviamente molto di più.

Tutto lì. Io volevo solo sgombrare il campo da un pregiudizio ideologico diffuso. A mio avviso la questione "immigrazione" è prettamente empirica, non ci sono soluzioni ideali, basate solo su principi primi. Va affrontata pragmaticamente e caso per caso. Questo non implica giustificare la xenofobia. Infatti, a mio avviso, il pragmatismo è la maniera migliore per combattere la xenofobia tagliandole l'erba sotto i piedi.

D'accordissimo sull'approccio empirico e pragmatico. Peraltro io non sono certo di quelli che pensano che l'immigrazione numericamente massiccia dai paesi poveri sia una cosa bellissima solo fonte di grandissime opportunita'.

E' un problema enorme, sia in termini di scarsita' di risorse che di integrazione, e rappresenta una minaccia al modello dei diritti individuali occidentali. Sarebbe probabilmente meglio se non ci fosse.

Ma penso che siccome il problema esiste bisogna affrontarlo cercando di salvaguardare il piu' possibile tanto i diritti ed il benessere dei cittadini europei che quelli dei migranti. Come non lo so mica eh, che sono un povero fisico ignorante.