Titolo

La riforma anti bamboccioni

2 commenti (espandi tutti)

Non mi pare che al momento l'Italia stia spendendo e spandendo soldi a profusione per l'istruzione.

Questo mito che il problema principale di qualunque fallimento italico dipenda da poca spesa pubblica andrebbe veramente destrutturato.  Secondo me ci vorrebbe qualche cosa di simile alle deportazione di massa nei Gulag per chi lo sostiene, specie per chi lo sostiene non citando dati o imbrogliando sui dati stessi.

Da Education at a glance 2008 risulta che la spesa dell'Italia per studente e' significativamente superiore alla media UE per le elementari (colpa delle compresenze e dei "moduli" demenziali elaborati per dare posti pubblici mentre diminuivano gli alunni, e difesi strenuamente dalla CGIL & Co. ancora oggi), la spesa per le medie e per le superiori e' in linea con la UE, e la spesa universitaria e' incasinata da confrontare, per via del numero abnorme dei fuori corso (35%) ma se dividiamo la spesa per laureato prodotto all'anno l'Italia svetta ai vertici mondiali. Se come R.Perotti si fa una stima di quanto i fuori-corso impegnano l'universita', ugualmente la spesa universitaria per studente e' ai vertici mondiali.

il livello culturale al quale arrivavano (e arrivano ancor oggi, ma forse per poco) i nostri laureati permette loro di fare un PhD in america in 4 anni anzichè in 5 come i colleghi americani (conosco la realtà chimica). Quindi mediamente ci invidiano i nostri laureati.

Questa e' effettivamente la mitologia diffusa in Italia.  Ci sono elementi di verita', che dipendono primariamente dal fatto che l'istruzione superiore in Italia e' tradizionalmente di elite e riservata ad una ristretta elite, per cui facciamo pochi diplomati / laureati, ma il loro livello medio e' buono.  Vorrei pero' sottolineare che questa mitologia non viene adeguatamente quantitativamente documentata, a parte singoli aneddoti personali.  Potrebbe essere solo mitologia, nelle medie statistiche.

il livello al quale arrivano dalle superiori è minore di quello di una decina di anni fa.

Anche questo andrebbe documentato.  La mia interpretazione personale e' che e' aumentata la frazione dei diplomati sul totale dei 18enni, mentre prima erano il 30% del totale e rappresentativi solo degli strati superiori, ora sono almeno il doppio percentualmente, e di provenienza sociale diversificata.  E' inevitabile che l'allargamento all'istruzione abbassi la qualita' media, ma sospetto che prendendo il 30% miglioredel totale dei 18enni la qualita' media rimanga simile al passato.  Cio' che e' vero comunque secondo me e' che il sistema di istruzione italiano e' stato un buon sistema per elites ristrette, e ha fallito l'evoluzione verso un dignitoso sistema di educazione superiore di massa, evoluzione invece che altri Paesi hanno fatto prima e meglio di noi.

6) vorrei evitare la liceizzazione dell'università. Forse vado controtendenza, ma l'esperienza del 3+2 non è stata positiva, e penso (vecchia scuola) che "mica tutti debbono per forza arrivare alla laurea". Così come la qualità di una università non si giudica dalla percentuale di laureati...

Ci sono diverse tendenze in giro per il mondo, personalmente preferisco la tendenza a dare istruzione di massa a tutti, anche se differenziata come qualita'.  Ci sono alcuni Paesi come Olanda o Svizzera dove solo una relativamente piccola minoranza di giovani fa l'universita'.  Peraltro almeno in Olanda mi hanno spiegato che chi non fa l'universita' fa molto spesso comunque istruzione superiore professionale. Questi Paesi hanno un livello ottimo sia di ricerca universitaria sia di avanzamento della societa'.  Altri Paesi, primariamente quelli scandinavi e anglosassoni invece favoriscono una ampia partecipazione all'universita'.  Questi Paesi hanno risultati simili a Olanda e Svizzera.  Sembra quindi che non ci sia una ricetta unica.  Secondo me le differenze tra i casi elencati comunque sono piu' formali che sostanziali.  La ricetta unica dovrebbe essere ampia partecipazione all'istruzione superiore, ma istruzione superiore differenziata come qualita', e tra accademica-ricerca di base, e piu' professionale.  Cio' che e' radicalmente sbagliato e' il modello italiano che prevede la decimazione degli studenti "sprecano" anni di vita in Universita' senza conseguire alcun titolo.

Proprio da Education at Glance 2009 che ho citato qui, a pagina 265, risulta che l'Educational Core Service dell'Italia, espresso in % del GDP (2006), è la più bassa di tutte in assoluto.

Per i PhD in 4 anni è possibile che si tratti di realtà locali, ma posso assicurare che nella mia è così.

Cio' che e' vero comunque secondo me e' che il sistema di istruzione italiano e' stato un buon sistema per elites ristrette, e ha fallito l'evoluzione verso un dignitoso sistema di educazione superiore di massa, evoluzione invece che altri Paesi hanno fatto prima e meglio di noi.

Probailmente è un'affermazione condivisibile. Ma noi cosa vogliamo? Quale ruolo dare all'università? Rimango dell'idea che l'università non debba essere considerato come sistema di educazione superiore di massa. Basta intendersi sui termini, ed eventualmente "splittare" l'educazione superiore.

Non vorrei dire una cretinata, ma se in Olanda e Svizzera solo una relativamente piccola minoranza di giovani fa l'universita' e se nel mondo scandinavo e anglosassone invece favoriscono una ampia partecipazione all'universita', presumo che nel mondo scandinavo e anglosassone gli investimenti relativi in università siano maggiori (causa maggior numero di studenti) di Olanda e Svizzera (che invece investono maggiormente nelle superiori). Non è che in Italia finanziamo come Olanda e Svizzera per puntare ad un modello come quello scandinavo/anglosassone?

Concludo con due frasi di Einstein, la prima potrebbe applicarsi :-) a quanto scritto sopra:

La teoria è quando si sa tutto e niente funziona. La pratica è quando tutto funziona e nessuno sa il perchè. Noi abbiamo messo insieme la teoria e la pratica: non c'è niente che funzioni... e nessuno sa il perchè!
Albert Einstein

La seconda, invece, ben si adatta alla realtà attuale:

Il mondo è quel disastro che vedete, non tanto per i guai combinati dai malfattori, ma per l'inerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno lì a guardare.
Albert Einstein