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La riforma anti bamboccioni

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Stai descrivendo il college student americano medio, credimi.

Michele, non ho difficolta' a crederti. Pero' negli USA, appunto, il sistema ti costringe a scegliere e pure a sbrigarti, perche' *serve*, qui nemmeno ti costringono a scegliere - tanto alla fine posto pubblico o lavoro nell'impresa di papa/zio/amico in qualche modo pensano che si trovi. Poi se non e' cosi' e' colpa degli "altri": la materia troppo dura -> cambiamo facolta', le N bocciature a un esame -> il docente, la ditta che non ti assume -> lo zio che non ti ha raccomandato. Se per puro caso ti bocciano alle superiori, son tutti stronxi complottisti e ti fanno venire i complessi perche' ormai non bocciano nessuno.

Per ricollegarmi alla critica che faccio ai punti di Lodovico, non e' che li ritengo sbagliati - semplicemente, sta partendo dall'ipotesi che "un diciannovenne dovrebbe già avere la maturità per applicarsi per conto proprio in un corso universitario numeroso" e "iscriversi all’università significa uscire dalla provincia, arrangiarsi, maturare e incominciare a pensare al proprio futuro". Cose condivisibilissime, ma assolutamente (e volutamente) disapplicate in Italia. Cioe':

"Restare un quinto anno alle superiori significa invece prolungare la protezione familiare e rimanere nel nido fino alla soglia dei 20 anni"

Soglia dei VENTI anni? Qui rimangono fino a trenta e oltre, e praticamente tutti fanno l'universita', anche solo per avere il pezzo di carta. Con questa prospettiva, ridurre di un anno le superiori non garantisce affatto un risparmio ne' una piu' veloce maturazione dell'individuo, men che mai un precoce inserimento nel mondo del lavoro.