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La riforma anti bamboccioni

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Approfitto di questa risposta di Lodovico, incisiva ma non stringata, per rispondere a quanto ha ribattuto nella risposta a me. Scusatemi tanto ma il tempo e' tiranno.

Fare pagare una tassa sull'istruzione ai maggiorenni oltre ad essere socialmente giusto li fa anche maturare a livello didattico.

Concordo con te per il principio, ma non per l'implementazione. La tassa sara' comunque pagata dal papi, e se quell'anno "in mezzo" (che tu lo metta all'uni o alle superiori poca importa) non produce premi o punizioni, allo studente non cambia nulla. Se prendi un qualsiasi adolescente e gli dici "guarda, quest'anno tuo padre non paga X, ma 10X, e tu studierai materie diverse. Per il resto, e' tutto uguale a prima" perche' questi si dovrebbe sentire responsabilizzato? Se non si cambiano le altre condizioni, uscira' a 18 anni dalla secondaria, si fara' un anno in piu' di universita' e via cosi'. Sempre con i soldi del papi. 

Quando qualcosa e' gratis non c'e' incentivo ad applicarsi.

 Verissimo, ma considera che per molte famiglie italiane e' "normale" mantenere all'universita' un figlio per un periodo variabile da 4 a 7/8 anni, e non costa poco. Diciamo che paghino poche tasse perche' poveri (veri o presunti), e che il figlio vada ad una universita' vicina, ma sono libri, materiale di consumo, trasporti che se ne vanno. Perche' l'incentivo dovrebbe cambiare in maniera sensibile se per *un solo anno* le tasse passano da X a 10X? Per le famiglie, sara' solo una "ruberia" in piu' da sopportare. Per i figli non cambia, tanto paga sempre papa'. Quanti di quei 67mila, ovvero il 17% dei 380mila, prenderanno una decisione diversa? E intanto a quali costi per il cambiamento delle strutture? A questo punto, meglio troncare le superiori a 18 anni e via.

ma anche della maturita' (menzionata in un commento precedente) di studiare indipendentemente in ambito universitario anziche' tra i banchi di scuola

Lodovico, se gli studenti non hanno imparato a studiare alle superiori, dove ormai non bocciano praticamente piu', cosa ti fa pensare che in un anno - dove oltretutto gli cambiano tutti gli altri riferimenti: materie, compagni, docenti, magari aule e posizione della scuola... - imparino come si fa solo perche' la famiglia paga di piu'? In ambiente universitario, soprattutto quando sei ai primi anni, ti ritrovi spaesato in mezzo a un sacco di gente spaesata. Se vai avanti impari a capire cosa vuoi, e con meno gente perche' c'e' chi cambia corso, chi va piu' veloce, chi abbandona, ecc. Intanto pero' il primo anno te lo sei fatto in una bolgia. Quello che stai proponendo tu e' far iniziare prima la bolgia, senza cambiare nient'altro.


Tanto per non essere il solito rompiballe distruttivo, aggiungo alla mia risposta precedente che io vedrei bene due opzioni che si possono applicare anche contemporaneamente:

1. anticipare l'entrata in scuola a 5 anni per tutti, in modo da far coincidere i 18 con l'uscita dalla secondaria: a quel punto quando esci sei "maggiorenne e vaccinato". Riguardo alla spesa, resta sempre e comunque a carico del papi quindi non cambia niente sostanzialmente - ma almeno formalmente cambierebbe l'attribuzione di responsabilita' quando si entra all'universita', gia' sarebbe qualcosa. Come dici tu, si evita il babysitting ai maggiorenni.

2. il kindergarden, che tu proponi come soluzione transitoria, io lo vedo come una buona soluzione fissa: per entrare all'universita' devi farti un anno "in mezzo", pagato 10X rispetto al liceo, fatto al liceo o all'universita' non importa (*) con le materie base che faresti all'universita' (devi ovviamente scegliere una categoria di studi) e con AND booleano su tutte le materie: o le passi tutte, o non vai all'universita'. Se proprio vuoi ripeti (pagando di nuovo) l'anno di kindergarden.

Risultato: selezioni gli universitari gia' all'inizio, fai pagare le tasse sicuramente a dei maggiorenni, e se vedono che gli va male possono a)ripetere, b)abbandonare senza intasare i corsi universitari.

Secondo me con un filtro del genere si ridurrebbero i numeri all'universita' vera e propria - migliorando la gestibilita' - e anche i fuori corso. Lato negativo: il filtro dovrebbe essere feroce. Roba da dare un incentivo economico in base alla percentuale di bocciati, per fare una iperbole. Probabilmente si potrebbe risolvere semplicemente affidando a professori superiori l'insegnamento delle materie e a professori universitari la preparazione dei testi per le verifiche in itinere: le verifiche finali sono sempre pericolose, e' una scommessa senza gradazione. Inoltre verifiche distribuite nell'anno sarebbero piu' simili a sessioni universitarie.

 

(*) seguire le materie del kindergarden all'uni o al liceo essenzialmente e' un problema di allocazione delle risorse, non e' questione di principio

Un paio di osservazioni

1. anticipare l'entrata in scuola a 5 anni per tutti, in modo da far coincidere i 18 con l'uscita dalla secondaria:

ci vorrebbe il parere di qualche psicologo dell'età evolutiva. Dai miei ricordi di padre, le iscrizioni alle elementari si fanno sulla base dell'anno solare di nascita, per cui i "5 anni" possono significare "poco più di 4" o "poco meno di 6", e a quell'età la variabilità in termini di socializzazione, concentrazione ecc. è elevata. Magari generalizzare la materna e facilitare la "primina", poi vedere i risultati.

 

Il "kindergarten" potrebbe essere una buona idea, ma anche lì si potrebbe sperimentare. Ad es. gli studenti con una media alta in 4° superiore, sia licei che tecnici, potrebbero essere ammessi all'università (magari obbligatoriamente fuori provincia, solo università "brick & mortar" esistenti da un tot di anni, non "campus telematici"...) seguendo un pacchetto di corsi (italiano, inglese, storia e matematica per tutti, il resto differenziato grosso modo in tre/quattro macro-aree, umanistico/filologico, socioeconomico/giuridico, biomedico/sanitario, scientifico/tecnologico). Vediamo se il sistema funziona, i costi/benefici, specialmente in termini di riduzione dei fuoricorso e dei drop out. Questo avrebbe anche dei vantaggi secondari: una valutazione più seria alle superiori e una spinta all'indipendenza personale come motivazione.

 

Il "kindergarten" potrebbe essere una buona idea, ma anche lì si potrebbe sperimentare.

E' vero, quelli con la media più alta potrebbero essere pre ammessi, oppure introdurre gli advanced placement exams, come già suggerito. Più semplicemente, mantenendo occupati i prof liceali con i corsi di base del kindergarden universitario, gli studenti più intraprendenti potrebbero già complementare questi corsi di base con un corso o due fatto direttamente all'università, dato che il sistema sarebbe integrato con una università di riferimento. E poi non è detto che debbano sparire come passo intermedio. In USA esiste una marea di junior colleges.

Il kindergarten l'ho visto un po' come la versione statale delle scuole giapponesi per entrare all'universita'. Sono corsi privati che servono a prepararti per gli esami di ammissione: dai miei antichi ricordi le universita' statali (so|era)no tutte a numero chiuso, e quelle private costa(va)no tanto e ancora piu' restrittive nell'accesso. Non e'(ra) raro passare uno o piu' anni da "ronin", ovvero bocciati all'ammissione, quindi questi corsi (han|aveva)no molti frequentanti.

Se dai 18 ai 19, pagando di piu' (senza sconti in base al reddito - tanto per mettere una piccola barriera all'ingresso e rimpinguare le casse), segui i corsi anche con i docenti della tua scuola ma in cui le prove te le preparano e giudicano i docenti universitari, il quadro cambia: il papi paga di piu' comunque, ma l'output non e' garantito, perche' non sono sempre le stesse persone (che quindi conoscono la tua storia, ecc.) che ti giudicano sempre sulle stesse cose.

Anzi, avresti anche un vantaggio aggiuntivo: i docenti universitari giudicherebbero indirettamente anche l'operato dei docenti superiori, semplicemente vedendo quanti studenti vengono bocciati. Anche per questo io lo vedo come un anno da fare ancora nel proprio istituto superiore, anche se con modalita' universitarie: in piu', ammorbidirebbe l'urto con una diversa realta' ed eviterebbe almeno l'anno di fuoricorso ormai "obbligatorio". E il tutto senza spostare niente (aule e docenti delle superiori, solo alcune materie diverse), a parte i docenti universitari durante le prove in itinere. Questi ultimi dovrebbero lavorare di piu' ma avrebbero studenti tendenzialmente migliori e in numero minore, quindi ci guadagnerebbero negli anni successivi.

Allo stesso modo, sarebbero meglio prove in itinere invece di un esame finale, per permettere una modulazione dello sforzo allo studente: non potendo garantire l'uniformita' e la qualita' nella secondaria, mi pare auspicabile. Chi ci va tanto per provare, andra' male e tendenzialmente non ripetera'. Chi vuole veramente darsi da fare non si gioca tutto alla fine con una esperienza troppo diversa e "totalizzante". Fai ad esempio 3 prove per materia, e se raggiungi la media del 6 in tutte le materie passi.

Per evitare problemi di "interconnessione" dovrebbero spesso cambiare (magari stocasticamente) le associazioni tra docenti e superiori, es. se quest'anno il prof. A ha fatto le prove del liceo B, l'anno prossimo deve essere il prof. C. (e' un esempio), ma questo potrebbe portare a costi o problemi logistici elevati, quindi l'ho messo qui pour parler.

Non sono d'accordo nel far entrare i "migliori" all'universita' senza kindergarten: farlo signfica favorire le scuole dove passano con media alta, quindi tendenzialmente una scuola poco seria avrebbe un sacco di iscritti che poi passano direttamente all'universita'.

Se invece ad esempio esenti dalla tassa del kindergarten (per la prima volta soltanto) dai un incentivo economico, non didattico, direttamente al "migliore" - e devi ancora vedere se vuole iscriversi, se  passa le prove, ecc. Insomma rinunci solo ad una piccola parte dell'introito ma riduci comunque la scommessa sull'universita'. Indirettamente incentivi anche le scuole a migliorare la formazione, senno' lo studente non si iscrive: entrando in una una superiore dove il kindergarten esce regolarmente decimato dalle prove significa precludersi una possibilita', anche se poi magari non la sfruttera'.

Sarebbe bene che il kindergarten lo si *debba* fare nell'ultimo istituto dove hai seguito: in questo modo ci sara' una selezione "al contrario", cioe' lo studente non bravo al massimo puo' provare a farsi trasferire in un istituto piu' "facile" (dove pero' il kindergarten viene decimato, quindi devi gia' sapere che non lo farai) o deve migliorare con i docenti che conosce gia' - sempre che tu ci voglia provare. 

Rileggendo quello che ho scritto, non vedo nette differenze tra i campus telematici o normali: a regime, con studenti migliori, tutte le universita' ne beneficerebbero. Certo poi andrebbe visto se e quanto servirebbero tutte le universita' attuali, ma quello e' un altro discorso :D

ci vorrebbe il parere di qualche psicologo dell'età evolutiva. Dai miei ricordi di padre, le iscrizioni alle elementari si fanno sulla base dell'anno solare di nascita, per cui i "5 anni" possono significare "poco più di 4" o "poco meno di 6", e a quell'età la variabilità in termini di socializzazione, concentrazione ecc. è elevata. Magari generalizzare la materna e facilitare la "primina", poi vedere i risultati.

Amen su questo: non ho le competenze per giudicare. Era tanto per dire che se vogliamo far finire le superiori a 18 anni, ci sono vari modi.