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La riforma anti bamboccioni

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ma non potrebbe ognuno giudicare da se cosa sia utile e inutile? quale educazione avere e quale no? non ci sono criteri oggettivi per giudicare cosa è utile per una civiltà. punto.

d'altra parte, sono d'accordo che finchè la scuola sarà finanziata interamente dalla collettività è necessario trovare un accordo e definire criteri di utilità. hai proposte da fare rispetto ai criteri? io non credo sia facile e non ho voglia di pensarci adesso.

quando dici che greco e latino fanno male (rispetto all'educazione fisica o alla matematica), dove sono i tuoi dati esattamente?  concorderai che il fatto che la classe dirigente italiana venga dal classico e faccia schifo non è necessariamente dovuto dall'insegnamento del latino e greco. c'è sempre il problema del familismo amorale :)

io se greco e latino fanno bene o male non lo so. per parte mia, per quello che posso giudicare, le mie preferenze sul tema sono rivelate in modo grossolano dal fatto che se potessi tornare indietro rifarei il classico e non lo scentifico.

Non credo, né ho mai sostenuto, che il classico sia la fonte dei mali italiani. È solo uno dei tanti elementi che cooperano a quel particolare equilibrio che si chiama Italia, il familismo amorale ne è un altro, forse più rilevante.

Però continuo, sulla base dell'evidenza disponibile, a ritenere che il classico (nei suoi aspetti differenziali, sia chiaro, non in toto: alla fine un 60% del "classico" è speso in cose identiche a quelle dello "scientifico") faccia più male che bene. Senza doverci perdere molto tempo, ecco le mie principali ragioni.

I maggiori di età scelgono quel che vogliono, giusto, ma i minori no. Da cui il problema dei licei e dei loro programmi. Siamo parlando di posti dove vengono mandati, a forza, dei minori. Perdippiù sono anche finanziati con le tasse, come tu ricordi. Quindi è legittimo discutere di cosa si faccia, in quei posti.

L'aspetto più dannoso - non quantificabile me ne rendo conto: esattamente come il familismo - è che il "classico" è la scuola dell'elite, che se vuoi appartenere al classico devi andare. Ed a quello buono, non quell'altro. Nella provincia, e non solo nella provincia, italiana, così è. Già questo status è dannoso: non è che si vuole andare nella scuola obiettivamente migliore, quella dove insegnano meglio, dove ci sono programmi più interessanti, dove magari la palestra è superfica. No, si deve andare al classico, se si vuole appartenere, perché così vuole da sempre la tradizione aristocratica delle elites cittadine. Come la ragazzina ligure che scrive alla Gelmini, appunto, perché non può andare al classico della sua cittadina. Definisce un, ed è definito da, un equilibrio socio-culturale di tipo "aristocratico", anti-mobilità, anti-meritocratico: sei quel che sei perché appartieni, perché hai fatto il classico.

Dopodiché al classico impari cosa? Impari che appartenere all'elite significa avere la cultura classica che giovanni gentile decise essere quella giusta. Preparava, forse, gli avanguardisti degli anni '30 a condurre l'Italia verso i gloriosi destini del suo rinnovato impero "che schiava di roma iddio la creò". Attendo paziente che alcuno mi convinca che lo studio del greco antico e del latino sia la maniera adeguata per capire e prepararsi a vivere nel mondo del XXI secolo.

Cosa serva ora una cosa che genera un'elite incapace di scrivere due linee di programma, calcolare integrali, parlare inglese, capire come si costruisce un aereo e come funziona un'opzione mentre sa tutto delle arti retoriche e della loro centralità nel voltare le frittate, io non lo so. Ma, ammetto, non ho altri dati che gli outcomes osservati: una classe dirigente di cui vergognarsi.

Ripeto, non è necessariamente dovuto al classico, ma il classico fa parte di quel fottuto equilibrio, piaccia o non piaccia.

P.S. Ben pochi di noi non rimpiangono il liceo, Daniele. Ma per delle note ragioni che tutti conosciamo e poco hanno a che fare con il programma differenziale del classico. Se poi, come probabilmente è capitato sia a te (da quanto intendo) che a me (da quanto so) al liceo si sono avuti anche dei buoni professori e dei compagni stimolanti, ragione di più per dire "rifarei la stessa scelta". Ma la bontà della scelta non fu determinata dal greco e dal latino, ma dalla buona sorte.

avere la cultura classica che giovanni gentile decise essere quella giusta

Questo e' il punto. Al classico (ma piu' in generale, in Italia) si tende a non dire che Platone proibiva l'ingresso alla sua scuola a chi non conoscesse la matematica. E cosi' i programmi di matematica/fisica e filosofia risultano non sincronizzati. Non sarebbe fare la matematica greca ed ellenistica mentre si studiano i vari filosofi antichi (e dire che gli Elementi di Euclide sono il secondo libro piu' stampato della storia - dopo la bibbia, che pure non si studia, peraltro) e non sarebbe male fare quel po' di calcolo differenziale (che al classico neanche si fa) in contemporanea allo studio di Newton e Leibniz in filosofia - prima di arrivare all'universita' si Leibniz avevo sentito parlare solo dal professore di filosofia. E pure un po' di logica nell'ultimo anno per spiegare di cosa parlassero Goedel e Wittgenstein.

Il dramma e' che nella visione "classicista" italica si pensa alla matematica come a qualcosa di marginale nella cultura. In Italia "intellettuale" significa umanista, mai scienziato. Anzi, umanista in senso stretto ("si', a Umberto Eco piace la matematica, ma chi se ne frega, e' un intellettuale lo stesso"). Questo non lo capisco. Era davvero questa la visione di Gentile?

Ho avuto la fortuna di far parte delle scuole da bambino (l'eta' delle medie) qui a Londra, dove al posto del bla-bla-bla nostrano ho imparato parecchio. Il sistema scolastico inglese e' tutt'altro che perfetto, ma le scuole buone sono davvero buone, molto meglio di quelle nostrane. Che io abbia finito per fare un PhD in matematica di certo non lo devo al classico (anzi, sono fiero del mio PhD malgrado il classico).

L'unica cosa che davvero deve insegnare la scuola e' il concetto che il cervello va usato. Se si rinuncia a priori di dare un adeguato risalto alle materie fondate sulla logica, siamo nei guai. Peppino Peano si rivolta nella tomba.

Che io abbia finito per fare un PhD in matematica di certo non lo devo al classico (anzi, sono fiero del mio PhD malgrado il classico).

Sarebbe interessante comparare i successi universitari (quantificabili in voti, anni di laurea, accesso ai PhD ecc) nelle facoltà di fisica e matematica degli studenti provenienti dal classico con quelli degli studenti provenienti dallo scientifico. Sarebbe l'unico argomento serio nel dibattito classico sì - classico no.

E' qualcosa che ho guardato svariati anni or sono. Ci ho anche scritto un articolo (mi pare per l'UMI, l'Unione Matematica Italiana). To make a long story short - o se preferisci, pro brevitate - non c'e' evidenza statistica che indichi una differenza. Ma, il campione delle persone che fanno matematica o fisica dopo aver fatto il classico e' talmente ridotto che la ragione puo' essere proprio per questo motivo. La cosa piu' generale che si puo' notare e' che l'accesso generalizzato all'universita' - fino ai primi anni 60 l'accesso era solo dai licei! - non ha cambiato nulla sui rendimenti delle persone all'universita' (stessi voti medi, stessa percentuale di laureati, stessa percentuale di gente che abbandona il primo anno, eccetera, sia a livello globale che a livello di matematica). Conta pure che l'accesso libero all'universita' ha - se non ricordo male - quasi triplicato il numero di iscritti tra il 60 ed il 70.

Grazie, è proprio ciò che sospettavo. Però io ho solo l'esperienza dei miei ex compagni di liceo (classico), molti dei quali hanno scelto, con successo, studi universitari scientifici (medicina, ingegneria, farmaceutica), ma mi rendo conto che le impressioni personali non sono statisticamente rilevanti.

Mi rendo conto di aver scatenato un dibattito che NON volevo scatenare (anche perché non ho proprio il tempo per seguirlo). Quindi, faccio due cose: metto qui l'ultima osservazione e mi commiato (ma, prego, voi continute tranquilli che il blog serve anche a questo).

L'ultima osservazione è che c'è parecchio selection bias: nella misura in cui il classico viene considerato, con o senza ragione non importa, il liceo che quelli "bravi" fanno, tutti quelli che sanno di esserlo cercheranno di andarci. Quindi il pool di diplomati del classico sarà, ceteris paribus, più dotato di quello degli altri istituti, indipendentemente da cosa si apprenda poi al classico. È una vecchia storia, si chiama "signalling" e Michael Spence si è persino preso un pezzo di premio Nobel per averla messa giù formalmente (la tradizione attribuisce l'idea al solito Ken Arrow, che di Spence era maestro). Quindi, dal punto di vista di signalling theory, che i diplomati del classico facciano come gli altri all'università non è un buon ... segnale!

 

nella misura in cui il classico viene considerato, con o senza ragione non importa, il liceo che quelli "bravi" fanno, tutti quelli che sanno di esserlo cercheranno di andarci.

questo vale ben più per il liceo scientifico, non soltanto per la più elevata  percentuale di studenti che lo frequentano.

tra le famiglie che aspirano ad una '''scuola d'élite''', la maggior parte iscrive il figlio che carica di aspettative allo scientifico, specialmente se maschio e se non ha inveterate tradizioni familiari ingombranti (genitori, nonni, bisnonni che hanno frequentato il classico).

il pregiudizio investe tecnici e professionali, non indirizzi liceali (tranne il socio-psico-pedagogico, ma in questo caso il sospetto potrebbe avere un fondamento: alcuni sembrano il refugium peccatorum dei transfughi dai licei veri)

 

 

Beh basterebbe trovare una bella IV e il gioco é fatto. Dopotutto Heckman ci ha vinto un nobel con ste cose no?

Ultimamente piace molto la distanza (Moretti docet) e devo dire che almeno nel mio caso in effetti la cosa avrebbe anche un senso visto che scelsi lo Scientifico perché era al paesello mio mentre il classico stava lontano lontano in centro cittá (in un gran bel palazzo come al classico si addice). E anche perché non volevo imparare le lettere greche che mi son dovuto imparare comunque facendo fisica e matematica.

Anzi se qualcuno sa dell'esistenza di un dataset italiano con distanza dalla scuola superiore piú vicina me lo dica che magari il paper ce lo faccio io.

Penso ci sarebbe un selection bias enorme, dal momento che quelli bravi spesso vanno al classico perché è la scuola dell'elite e blablabla. Ad esempio io ero una spada in matematica e una zappa nei temi ma sono stato forzosamente iscritto al Liceo Classico.

edit: già scritto da Michele, sorry non ho letto tutto il thread.

Cosa serva ora una cosa che genera un'elite incapace di scrivere due linee di programma, calcolare integrali, parlare inglese, capire come si costruisce un aereo e come funziona un'opzione mentre sa tutto delle arti retoriche e della loro centralità nel voltare le frittate, io non lo so. Ma, ammetto, non ho altri dati che gli outcomes osservati: una classe dirigente di cui vergognarsi.

 

Ora, io ho finito il liceo scientifico (specialistico in informatica-matematica-fisica) 5 anni fa. Come dici tu, la qualità dell'istruzione ricevuta è, ripensandoci, dovuta a buona sorte nell'avere avuto un insieme di ottimi professori. Ma non concordo con il livello di specificità degli studi che implichi tu.

Io sono ben contento di aver avuto 3 anni di filosofia, meno di aver avuto 5 di latino (anche se è grazie al latino che ho imparato cos'è la grammatica, cosa che mi serve tutt'ora per studiare altre lingue straniere (danese!)), perché l'idea del liceo che ho fatto era di insegnarmi i principi delle cose.

Quando dico che l'idea era di insegnarmi i principi intendo che il liceo volontariamente non punta ad insegnare cose nello specifico. Così io, ora, grazie al liceo, so come calcolare gli integrali; so come funziona un aereo (principio Venturi), ma non come si costruisce un aereo; so i principi della programmazione, ma non come si programma. Insomma, ho un idea dei principi base di molte cose che tu ritieni importanti. Credo che questo sia il punto del liceo.

Inoltre, la classe dirigente è un danno in sé e credo c'entri poco il classico. I messaggi degli studi classici sono tutt'altro che la retorica, la mistificazione, la truffa. Se stai pensando alla capacità "calcolante", quella di saper usare i numeri, credo che il problema sia in maggior misura all'università. Io ho esperienza di 3 università diverse (italia, spagna, danimarca), in tutte e 3 l'economia e l'economia aziendale sono insegnate cercando di evitare l'uso eccessivo della matematica (cosa che mi ha sempre sconfortato). Persino in Danimarca, dove si dicono esseri calcolanti, l'uso della statistica è limitato e si cerca di usare scorciatoie subdole (usando SPSS senza capire bene le formule che si stanno usando). Ora io mi immagino che la situazione peggiori in scienze politiche, giurisprudenza, sociologia, etc., poi, magari negli USA è diverso, ma qui sembra essere così.

io concordo con te che è ragionevole credere che sia il sistema di formazione delle classi dirigenti che va riformato se si vogliono ottenere elite migliori.

- rispetto al tuo primo argomento, non sono sicuro che cancellando il classico si risolva il problema che menzioni. anche senza classico, le elite si coordineranno su qualcosa di diverso per definire la loro identità. forse qualcosa di ancora più impermeabile al resto della società civile di quanto lo sia il classico.

- rispetto al cosa studiare, penso che ci sia da discutere.

a) sei d'accordo con me che è un bene permettere la diversificazione delle scuole che un ragazzo può scegliere a 14 anni, anche sulla base dei suoi interesi o propensioni? se NO, allora salta al prossimo punto. se SI allora non vedo problemi ad insegnare le materie classiche a chi le voglia studiare. certo, tu aggiungi che i ragazzi non possono scegliere. ma è meglio che scelgano i genitori per lo loro o lo stato? penso che, partendo dall'assunto che ci siano scelte da fare, siamo d'accordo che debba essere la famiglia a farle.

b) cosa è utile studiare, assumendo come working hypothesis che tutti siano vincolati a studiare la stessa cosa? questo è il punto più controverso proprio perchè l'utilità non è facile da definire. il fatto è che, per esempio, nessuno sa se è meglio vivere una vita piena di emozioni con pochi soldi o una piatta con tanti soldi. inoltre nessuno sa se nel futuro civiltà non tecnicamente avanzate per qualche motivo soccomberanno. Per quel che no so il monto potrebbe finire tra 1245 anni...insomma, parafrasando un poeta: c'è sulla terra una misura? No, non ve n'è alcuna.

andando più sul concreto, perchè dico questo: perchè credo che la letteratura e la filosofia abbiano prodotto delle cose bellissime e per molti inutili, comunque non giudicabili. ed il greco è lo strumento per scendere alla radice del pensiero occidentale. poi certo tu mi potresti obiettare che è meglio imparare a zappare la terra perchè così si produce il sostentamento, ma non mi pare un argomento sufficiente.

Per quanto mi riguarda io non rifarei lo scientifico nemmeno traslando professori e compagni di classe. Il fatto è che la matematica l'ho in seguito studiata approfonditamente all'università (e ad usare il computer nel tempo libero), mentre una compresione seppure superficiale della cultura greca è stata in tante occasioni fonte di cose benefiche per me (per non dire utile...). certo se avessi studiato lettere classiche forse adesso vorrei conoscere meglio la matematica....

ps...vi leggo da un po'...ma a scrivere qui si impiega troppo tempo....

 

 

 

 

 

 

premesso che ho fatto il classico (dai preti) e forse per reazione sono laico, appassionato di tecnologia e di (orrore!) lavoro manuale,:

L'aspetto più dannoso - non quantificabile me ne rendo conto: esattamente come il familismo - è che il "classico" è la scuola dell'elite, che se vuoi appartenere al classico devi andare. Ed a quello buono, non quell'altro. Nella provincia, e non solo nella provincia, italiana, così è. Già questo status è dannoso: non è che si vuole andare nella scuola obiettivamente migliore, quella dove insegnano meglio, dove ci sono programmi più interessanti, dove magari la palestra è superfica. No, si deve andare al classico, se si vuole appartenere, perché così vuole da sempre la tradizione aristocratica delle elites cittadine.

Già. L'élitismo antimeritocratico della provincia. Mia moglie, che si è fatta la gavetta in provincia raccontava storie sentite dai colleghi, di licei classici di provincia dove gli esami di maturità si facevano sotto vigilanza dei CC, perché le famiglie "bene" facevano fare le traduzioni dal greco e dal latino e le facevano passare dal bidello dentro i panini. La scuola d'élite per giustificare e segnalare il privilegio, ma senza lo sforzo di essere una vera élite. 

 

 

 

Michele,

Innazitutto grazie per questo blog. Decisamente il migliore in lingua Italiana!

 

Mi permetto di dare un punto di vista diverso da quello di molti contributori del blog che sono, per quello che ho letto in questi 3 anni, accademici. Premetto che vivo negli States da 5 anni, 4 avendo lavoratoin Silicon Valley per 4 e 1 a NY, dove sto facendo l'MBA in una ivy league university da cui mi laureero' nel 2011. Prima dell'Ammerika, mi sono laureato in economia e prima ancora diplomato al liceo classico.

Concordo con molti punti che hai discusso. Il liceo classico puo' incoraggiare il relativismo culturale, la mancanza di obbiettivita' e l'arragonza culturale. Le ore di matematica sono insufficienti a preparare anche per una facolta' di economia, non solo di ingegneria o fisica. 

Nella tua analisi, tuttavia, ignori aspetti della formazione di una persona di tipo "soft" che il liceo classico da e che per il successo personale sono fondamentali. Particolarmente nel business, l'abilita' a spaziare tra piu argomenti e semplicemente risultare "interessante" e' una dote piu importante di saper analizzare i risultati di una regressione. Il liceo classico sviluppa una curiosita' intellettuale ed una sensibilita' a materie  ( e.g. poesia, filosfia, storia etc) che sviluppano questi aspetti soft. Lavorando in una Fortune 500 mi sono reso conto di quanto le soft skills contino anche qui negli States. Appena arrivato, la cosa che mi e' sempre stato ripetuto e' quanto le soft skills contino piu' delle hard skills. 

Capisco che per voi accademici questo sia difficile da digerire ma e' cosi' che gira il mondo. Piu' e' importante il tuo ruolo in una organizzazione piu' queste skills sono determinanti. La vita di una persona non e' fatta solo di data anlisis, che si puo imparare.

Ma non finisce qui. Ecco la "Hard Skills" che il liceo classico ti da e che nessun altro corso di studi sviluppa. La filosfia, insegnano a creare e scomporre un argument che e' una delle doti piu importanti in business (Critical Reasoning). Stessa cosa l'abilita ad analizzare una frase usando l'analisi logica che tradurre da latino o dal greco sviluppa (Sentence Correction, Reading Comprehension). E indovina un po? Entrambe queste skills sono nella parte Verbale del GMAT per l'accesso alla business school. (Ma le ho viste anche ne GRE per l'accesso ad latre graduate schools)

Veniamo alla cultura. Mi sono confrontato con Americani da first, second and third tier colleges. il fattore comune e' mancanza di curiosita intellettuale al dila' dei loro campi specifici. Un high school che prepare solo per aver working skills crea un livello culturale piatto come quello della maggior parte degli americani che e' di solito scandaloso. Cio' che e' piu' scandaloso e' che intellettuali come voi propongano un sistema educativo che porta a questi risultati. Conoscenza specifica di 1/2 aree ed ignoranza totale del resto. E' questo che volete? 

Ultimo punto e da  cui il titolo del mio posting.  Parli del liceo classico come una follia tutta italiana. Tutti i founding fathers avevano studiato latino e greco e nei loro discorsi citavo in continuazione gli autori romani e greci. In proposito di consiglio di leggere questo libro: http://www.amazon.com/Greeks-Romans-Bearing-Gifts-Ancients/dp/0742556239 Spero ri serva a capire l'impatto culturare che i Romani e Greci hanno avuto sull'America e quanto peso dessero i Foudning Father allo studio dei classici. C'e' pure un letter di John Adams che intima a suo figlio a continuare a Studiare Demostene perche' fondamentale alla sua preparazione!

A presto e grazie dell'attenzione,

Ruben

 

Veniamo alla cultura. Mi sono confrontato con Americani da first, second and third tier colleges. il fattore comune e' mancanza di curiosita intellettuale al dila' dei loro campi specifici. Un high school che prepare solo per aver working skills crea un livello culturale piatto come quello della maggior parte degli americani che e' di solito scandaloso. Cio' che e' piu' scandaloso e' che intellettuali come voi propongano un sistema educativo che porta a questi risultati. Conoscenza specifica di 1/2 aree ed ignoranza totale del resto. E' questo che volete?

Gli statunitensi fanno meglio degli italiani nei test PISA e probabilmente in ogni altro confronto di competenza.  Il livello culturale statunitense puo' forse essere considerato piatto da un italiano, piu' probabilmente e' semplicemente diverso e probabilmente complessivamente superiore.  In ogni caso la cultura che hanno da' luogo ad una societa' piu' efficiente, piu' produttiva, piu' onesta e meno corrotta di quella italiana.

Personalmente riscontro negli italiani, anche quelli che arrivano a ottimi livelli nella loro specializzazione di lavoro, deficit paurosi per affrontare ragionamenti di politica, economia, storia da un punto di vista obiettivo, razionale, empirico e quantitativo.  Per la mia esperienza personale, che e' comunque limitata, anglosassoni e anche transalpini sono nettamente superiori agli italiani sul piano della razionalita' empirica e dell'obiettivita'.  C'e' secondo me qualcosa di bacato, irrazionale e premoderno nella cultura italiana, che certamente il liceo classico non contrasta e molto probabilmente aggrava e conserva.

Tutti i founding fathers avevano studiato latino e greco e nei loro discorsi citavo in continuazione gli autori romani e greci.

I founding fathers avevano studiato i classici, tuttavia ritengo li abbiano studiati con criteri razionali ed empirici. Gli anglosassoni di quelle epoche avevano creato un impero e avevano genuino interesse a studiare non le forme esteriori ma la sostanza di quello che era stato l'impero romano. Non sono tanto le materie del liceo classico in se' che sono perniciose, personalmente apprezzo sia il latino sia il greco, cio' che e' pernicioso del liceo classico italiano e' la diversa e squilibrata importanza e preminenza che viene assegnata alle materie umanistiche e idealistiche rispetto a quelle alle scienze dure e a quelle applicate dei vili meccanici.  La differenza tra le societa' anglosassoni e la societa' italiana sta nel fatto che in UK e USA le classi preminenti sono costituite principalmente da imprenditori, che quindi hanno un approccio pragmatico, razionale ed empirico anche alle conoscenze umanistiche, mentre in Italia le classi sociali preminenti sono principalmente composte da azzeccagarbugli e chierici che tradizionalmente usano il latinorum per confondere masse di zappaterra ignoranti.

Alberto,

Grazie per la risposta. Concordo appieno con cio che dici circa la classe dirigente. Sono cresciuto a Roma  dove i potenti sono solo e sempre avvocati e notai. Questi usano il latinorum a mo di Azzeccagarbugli e mancano di razionalita' e pragmaticita. L'oratoria fumosa conta piu' de''lintelletto ed l'heritage piu' dell'abilita'. Completamente d'accordo. 

Tuttavia, Michele  usa lo studio del latino ed il greco per spiegare un fenomeno quale la mancanza di una classe dirigente diversa. Mi stupisce che Michele, di cui ammiro l'intelletto, faccia fatica a capire che lo studio del latino ed il greco non hanno ridotto l'America come l'Italia. Confonde le cause con gli effetti.

Curiosita'. Sapete quale era il soprannome di George Washington? Cincinnatus. Ed indovinate a chi e' stata dedicata la citta' Cincinnati? A Washighton poiche' la sua forza morale era paragonata a quella del Civis Romanus. 

Ruben

Personalmente riscontro negli italiani, anche quelli che arrivano a ottimi livelli nella loro specializzazione di lavoro, deficit paurosi per affrontare ragionamenti di politica, economia, storia da un punto di vista obiettivo, razionale, empirico e quantitativo.  Per la mia esperienza personale, che e' comunque limitata, anglosassoni e anche transalpini sono nettamente superiori agli italiani sul piano della razionalita' empirica e dell'obiettivita'.  C'e' secondo me qualcosa di bacato, irrazionale e premoderno nella cultura italiana, che certamente il liceo classico non contrasta e molto probabilmente aggrava e conserva.

 

Questa malattia ha un nome: innumeracy, ed è una tara culturale atavica. E, contrariamente a quello che si potrebbe pensare, non è connaturata, ma è frutto di una precisa scelta, come già stato fatto notare.

Di fronte allo sviluppo dei saperi scientifici di fine Ottocento la reazione della cultura italiana è stata quella di arroccarsi su posizioni neoidealistiche e irrazionalistiche e di respingere le novità che dal mondo anglosassone proponevano un approccio di tipo analitico alla conoscienza, fatto di rigore, ricerca dell'oggettività, chiarezza logica ed economia di termini.

Il "primato del classico" è il frutto dell'influsso che Gentile e Croce hanno esercitato sull'ambiente accademico e non, - Croce sosteneva che la conoscienza scientifica è fallace, mentre la filosofia, la sua, in quanto ha per oggetto la 'storia dello spirito' sarebbe scienza autentica (sic) - lasciato come eredità, figlio di una concezione della cultura classica alla quale si attribuisce un tipo di sapere fondativo.

 

riconosco effettivamente qualcosa di italiano nella patologia dell' innumeracy

<em>Innumeracy<em>

Innumeracy is a portmanteau of "numerical illiteracy"; it refers to a lack of ability to reason with numbers. The term innumeracy was coined by cognitive scientist Douglas Hofstadter and popularized by mathematician John Allen Paulos in his 1989 book, Innumeracy: Mathematical Illiteracy and its Consequences. Possible causes of innumeracy are poor teaching methods and standards and lack of value placed on mathematical skills. Even prominent and successful people will attest, sometimes proudly, to low mathematical competence, in sharp contrast to the stigma associated with illiteracy. [12]

Paulos outlined some potential consequences of innumeracy:[12]

  • Inaccurate reporting of news stories and insufficient skepticism in assessing these stories
  • Financial mismanagement and accumulation of consumer debt, specifically related to misunderstanding of compound interest
  • Loss of money on gambling, in particular caused by belief in the gambler's fallacy
  • Belief in pseudoscience. According to Paulos, "Innumeracy and pseudoscience are often associated, in part because of the ease with which mathematical certainty can be invoked, to bludgeon the innumerate into a dumb acquiescence."
  • Poor assessment of risk, for example, refusing to fly by airplane (a relatively safe form of transport) while taking unnecessary risks in a car (where an accident is more likely)
  • Limited job prospects

Aggiungerei facilita' a credere nelle favole piu' improbabili se servono ideologie di partito, facilita' a credere in teorie del complotto tipo signoraggio.

 

Tutti i founding fathers avevano studiato latino e greco e nei loro discorsi citavo in continuazione gli autori romani e greci. ... Spero ri serva a capire l'impatto culturare che i Romani e Greci hanno avuto sull'America e quanto peso dessero i Foudning Father allo studio dei classici.

I founding fathers studiarono i loro soft skills nel XVIII secolo, ora siamo nel XXI. Poi i founding fathers avevano visto direttamente le regole di democrazia applicata (non letta sui classici) dai nativi della lega degli Iroquois, di cui molti founding fathers erano fortemente interessati. Molte regole degli Iroquois si ritrovano nel sistema di governo costituzionale americano come ad esempio, l'impeachment, che è  lontanissimo dalla tradizione aglosassone ed europea, ma era pratica statutaria presso le nazioni iroquois (Mohawk, Onondaga, Seneca, Oneida e Cayuga). In sintesi, a parole la democrazia di pericle che per millenni nessuno aveva visto applicata, nei fatti le regole di democrazia applicata dai selvaggi nativi. Un esempio di leading by example.

 

Nella tua analisi, tuttavia, ignori aspetti della formazione di una persona di tipo "soft" che il liceo classico da e che per il successo personale sono fondamentali

Ruben, secondo me quando parli di soft skills confondi la capacita' di interagire e relazionarsi con la conoscenza di qualche parola di latino e vari aneddoti storico-letterario-filosofici che noi in italia chiamiamo "cultura". Sui primi le high schools americane, per quel che posso vedere dal mio punto di vista, puntano all'esasperazione. Nelle migliori scuole private, ma anche pubbliche, dall'asilo fino all'ultimo anno c'e' un'attenzione estrema alla formazione della persona, del cittadino, anche a scapito delle conoscenze intellettuali. Insomma e' fondamentale diventare "a nice person", e per quanto posso vedere dall'aver partecipato ad  entrambi i lati del mercato del lavoro accademico, questi aspetti contano un bel po'. In Italia invece, si punta sull'intellettualismo nozionista. Che conta poco-niente, se non per impressionare i polli. 

Non so se è già stato fatto notare, ma il motto corretto è E pluribus unum. La x non c'è.

Non è che io sappia bene il latino, è semplicemente che mi rilasso guardando i dollari.

The term ex pluribus unum (a minor variation) dates to ancient times, where Saint Augustine uses it in his c. 397-398 Confessions (Book IV.)

 

 

Sant'Agostino era un berbero nordafricano del IV secolo d.C. (difatti tradurre i suoi scritti era piu' complicato che tradurre Cicerone). Mica vorrai prenderlo ad esempio di latino classico? (Ah, finalmente posso sfoggiare le due o tre sbadilate di cultura che ho acquisito!).

 

In Italia invece, si punta sull'intellettualismo nozionista. Che conta poco-niente, se non per impressionare i polli.

Quoto, ma aggiungo: in realta' conta anche per far vedere agli altri membri dell'elite che capisci il loro (o un altro) latinorum.


D'accordo, c'e' un elemento di signaling non indifferente. E, come dice la teoria, e' utile ai singoli, ma socialmente inefficiente. 

Assolutamente d'accordo. Il commento serviva semplicemente per ricordare questa tendenza a parlarsi addosso che rende la dirigenza (soprattutto pubblica) italiana una palla al piede...