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La riforma anti bamboccioni

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E' qualcosa che ho guardato svariati anni or sono. Ci ho anche scritto un articolo (mi pare per l'UMI, l'Unione Matematica Italiana). To make a long story short - o se preferisci, pro brevitate - non c'e' evidenza statistica che indichi una differenza. Ma, il campione delle persone che fanno matematica o fisica dopo aver fatto il classico e' talmente ridotto che la ragione puo' essere proprio per questo motivo. La cosa piu' generale che si puo' notare e' che l'accesso generalizzato all'universita' - fino ai primi anni 60 l'accesso era solo dai licei! - non ha cambiato nulla sui rendimenti delle persone all'universita' (stessi voti medi, stessa percentuale di laureati, stessa percentuale di gente che abbandona il primo anno, eccetera, sia a livello globale che a livello di matematica). Conta pure che l'accesso libero all'universita' ha - se non ricordo male - quasi triplicato il numero di iscritti tra il 60 ed il 70.

Grazie, è proprio ciò che sospettavo. Però io ho solo l'esperienza dei miei ex compagni di liceo (classico), molti dei quali hanno scelto, con successo, studi universitari scientifici (medicina, ingegneria, farmaceutica), ma mi rendo conto che le impressioni personali non sono statisticamente rilevanti.

Mi rendo conto di aver scatenato un dibattito che NON volevo scatenare (anche perché non ho proprio il tempo per seguirlo). Quindi, faccio due cose: metto qui l'ultima osservazione e mi commiato (ma, prego, voi continute tranquilli che il blog serve anche a questo).

L'ultima osservazione è che c'è parecchio selection bias: nella misura in cui il classico viene considerato, con o senza ragione non importa, il liceo che quelli "bravi" fanno, tutti quelli che sanno di esserlo cercheranno di andarci. Quindi il pool di diplomati del classico sarà, ceteris paribus, più dotato di quello degli altri istituti, indipendentemente da cosa si apprenda poi al classico. È una vecchia storia, si chiama "signalling" e Michael Spence si è persino preso un pezzo di premio Nobel per averla messa giù formalmente (la tradizione attribuisce l'idea al solito Ken Arrow, che di Spence era maestro). Quindi, dal punto di vista di signalling theory, che i diplomati del classico facciano come gli altri all'università non è un buon ... segnale!

 

nella misura in cui il classico viene considerato, con o senza ragione non importa, il liceo che quelli "bravi" fanno, tutti quelli che sanno di esserlo cercheranno di andarci.

questo vale ben più per il liceo scientifico, non soltanto per la più elevata  percentuale di studenti che lo frequentano.

tra le famiglie che aspirano ad una '''scuola d'élite''', la maggior parte iscrive il figlio che carica di aspettative allo scientifico, specialmente se maschio e se non ha inveterate tradizioni familiari ingombranti (genitori, nonni, bisnonni che hanno frequentato il classico).

il pregiudizio investe tecnici e professionali, non indirizzi liceali (tranne il socio-psico-pedagogico, ma in questo caso il sospetto potrebbe avere un fondamento: alcuni sembrano il refugium peccatorum dei transfughi dai licei veri)

 

 

Beh basterebbe trovare una bella IV e il gioco é fatto. Dopotutto Heckman ci ha vinto un nobel con ste cose no?

Ultimamente piace molto la distanza (Moretti docet) e devo dire che almeno nel mio caso in effetti la cosa avrebbe anche un senso visto che scelsi lo Scientifico perché era al paesello mio mentre il classico stava lontano lontano in centro cittá (in un gran bel palazzo come al classico si addice). E anche perché non volevo imparare le lettere greche che mi son dovuto imparare comunque facendo fisica e matematica.

Anzi se qualcuno sa dell'esistenza di un dataset italiano con distanza dalla scuola superiore piú vicina me lo dica che magari il paper ce lo faccio io.