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La riforma anti bamboccioni

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Mi sembra la perfetta descrizione di come andavano a finire le mie versioni di latino. Ma se fossi in te, non me la prenderei solo con i licei. Le università sono pure piene di robe inutili e pure lì molti fanno differenza tra matematica (tecnica) e teoria (cultura?). "Crunching numbers" mi sono dovuto sentire da uno perché volevo fare analisi statistiche.

La matematica e la statistica non sono solo evitate nei licei, magari fosse così.

Vero.

E ti racconto un aneddoto che sarebbe da ridere se non facesse venire un po' di tristezza. Negli anni del mio PhD (in algebra a Firenze) venne al dipartimento a fare un seminario Vladimir Arnold, grandissimo matematico cresciuto nell'ambiente sovietico insieme ad altri matematici di livello assoluto.

A meta' conferenza inizia una piccola digressione sul fatto che i matematici italiani - e fa persino un nome, matematico eccellente; suo amico e coautore, peraltro - non sanno fare i conti perche' non gli viene insegnato all'universita'. Al rumoreggiare dell'aula risponde con una domanda tecnica insistendo che uno studente russo del terzo anno che non sapesse calcolare la risposta in 5 minuti sarebbe stato cacciato dalla facolta'.

Al di la' dell'arroganza - il tizio era noto per questo genere di toni e polemiche - aveva ragione.

Ti assicuro che nelle università russe regna un disastro che qui neanche ci immaginiamo. Le parole di Arnol'd sugli studenti russi descrivono—forse!—la situazione di trent'anni fa, ma non certo quella attuale.

Certo che si riferiscono al passato queste parole, Arnold e' morto.

Arnol'd è morto da due mesi, ma la situazione che lui vantava è morta da decenni.

beh si, sarebbe stato piu' appropriato che ti rispondessi QUANDO Arnold ha fatto il seminario: una decina di anni fa, quando le scuole di matematica ancora si salvavano (ora non so)

No, è che mi danno un po' ai nervi quelli che "ai tempi della gloriosa URSS gli studenti sì che erano ben preparati", che è l'equivalente russo del "quando c'era lui i treni arrivavano in orario". Dimenticano che, negli ultimi decenni della gloriosa URSS, c'era lo sbarramento etnico all'università (se eri ebreo, per entrare dovevi essere un genio, se di altre etnie entravi senza particolari ostacoli), e altre piacevolezze, mentre la scuola media era di una tale macchina totalitaria che se ci sopravvivevi sapevi fare i calcoli per forza di cose. Ma a quale prezzo?

Ma figuriamoci se mi metto a dire cose del genere. Il mio campione e' limitatissimo - i matematici sovietici che si occupavano di algebra e geometria. Poche decine di anime, peraltro con una percentuale altissima di ebrei (tanto per dire, i matematici bravi passavano tutti attraverso il glorioso - quello si'! -  "seminario Gelfand", organizzato da Israel Gelfand...).

Il punto di Arnold, comunque, era piu' che altro sulle mancanze dei dipartimenti di matematica italiani.

 Poche decine di anime, peraltro con una percentuale altissima di ebrei

hihi, infatti è per questo che poi facevano la selezione etnica :)

Il punto è che si finisce a doversi studiare le cose da solo. Alla fine ti trovi a scegliere tra fare una tesi sulle solite teorie bla-bla-bla e un'analisi empirica e sono pochi quelli che riescono a tutorarti per fare un'analisi decente.

Per me il rigore che ho dovuto seguire al liceo in matematica e in filosofia è diventata una chimera all'università. Lo shock del primo anno di università, facendo il corso (per giocolieri secondo me) di "matematica per le decisioni quantitative", è stato enorme. Formule messe a caso, operazioni non spiegate, e così andando.

Sottoscrivo, il problema è la percezione di cosa viene ritenuta "cultura" dalla società...

Vi faccio un esempio idiota: le domande del milionario in Italia.

Matematica ZERO (e infatti le domande di matematica sono da terza elemantare [e le sbagliano...]) e domande di storia dell'arte o letteratura difficilissime... Per quel poco che ho visto all'estero lo stesso format è molto più equilibrato come domande.

Si potrebbe a questo punto dire: chissenefrega dei quiz di Gerry Scotti (e avete ragione) però la tv è anche specchio della società, una società nozionistica (che vuole esserlo !! Sta nelle preferenze degli individui) dove "tutti sanno tutto di tutto ma nessuno capisce un cazzo di niente" citando un mio amico ingegnere :)

le domande di matematica sono da terza elementare (e le sbagliano...) e domande di storia dell'arte o letteratura difficilissime...

Confermo - almeno per quelle poche volte che l'orario del mio rientro a casa è coinciso con quello del quiz ....... - ma ho notato, in compenso (ha, ha .....), la presenza di scientificissime domande di religione.

Mi fa un po' incazzare, devo dire ........