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La riforma anti bamboccioni

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A me l'hanno sempre venduta che il latino serviva perché il metodo di studio e il ragionamento a cui obbliga è propedeutico alla matematica, tanto che mi si diceva "chi va bene il latino va bene in matematica"

Per me era la dimostrazione che bisogna essere almeno un po' matti per andar bene in matematica, così come ci vuole uno un po' matto per farsi piacere latino... :)

Io ho fatto ragioneria, indirizzo programmatori e un po' mi dispiace non aver fatto filosofia (tant'è che sto tentando di leggere per i cavoli miei qualcosa, sperando di capirci un minimo), anche se la sua utilità nel mondo del lavoro penso rasenti lo zero.

Quindi forse val bene il detto "chi ha pane non ha denti".

P.S.

Io conosco molti che dal classico sono finiti a fare inge. con ottimi risultati.

 

Io volevo fare ingegneria - come poi è avvenuto - sin da bambino. Ecco perché scelsi lo scientifico, nel quale la matematica - che tanto mi attirava - aveva un posto di maggior rilievo.

E non so dir se sia vero che la buona riuscita negli studi di quella materia abbia un qualche legame con il latino. So solo che a me piaceva anche quest'ultimo. Però mi piaceva un po' tutto: in realtà, forse, mi piaceva studiare .....

Oltre che il cazzeggio, lo sport, le donne and whatever ..... s'intende!

Quoto DoktorFranz  parola per parola: avrei potuto scriverlo io.

Per Artemio: da ragazzo il latino era una delle mie materie preferite, volevo partecipare al certamen ciceroniano di Arpino, ma era riservato agli studenti del classico e ritenni la mia esclusione una grande ingiustizia. Avevo anche pensato di studiare greco da solo, poi mi sono "distratto" con altro. Questo per dire che non ce l'ho con chi vuole studiare greco. Non so poi  se qualcosa sia cambiato da quando sono uscito dalle superiori.

Eppure gia' al liceo, e anche poco dopo, mi chiedevo come mai tutte quelle ore di filosofia fossero necessarie (*), o come mai le scienze MFN venissero liquidate ognuna con cosi' poco, o peggio ancora l'educazione civica - soprattutto in un liceo "scientifico". Anche le ore di latino, che pure adoravo, mi sembravano troppe. Adesso, se avessi un figlio, gli direi di studiare da idraulico o elettricista, anche solo nel suo tempo libero. Se poi dopo aver imparato l'indispensabile vuole anche darsi all'aramaico, i libri glieli passerei io :D

Se l'obiettivo delle scuole e' formare dei cittadini responsabili e capaci di ragionare, come mai quelle che vanno per la maggiore li spingono per "completare" la loro istruzione ad andare all'universita'? Ma insegnare *da prima* qualcosa che gli serva *anche* a lavorare e a farsi la loro strada nella vita - e a considerare il lavoro qualcosa di "degno", anche se fai "solo" qualcosa per cui serve la scuola media o superiore, non sarebbe meglio?

Credo che il dimostrare di non aver bisogno di studiare qualcosa di "utile", ma andare alle superiori solo per "prepararsi" per l'universita' sia veramente una visione fuori tempo massimo, e non parlo di anni, ma di secoli. Ed e' una cosa che in Italia e' veramente troppo diffusa. Non a caso i flgli degli immigrati lavorano o studiano cose che gli possono servire per lavorare: non ci si lamenti poi che trovino lavoro prima dei figli degli italiani. Sembra quell'amico di famiglia: "eh mia figlia e' brava, ha fatto la magistrale, ha preso il dottorato ma non trova lavoro". Quando gli abbiamo chiesto se avesse mandato CV o fatto concorsi, la risposta e' stata "no".

(*) e grazie ai docenti che avevo almeno sono state interessanti...