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La riforma anti bamboccioni

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Una volta che uno ha imparato a ragionare e a pensare, allora userà questo metodo nella vita. Non penso che il fatto che ti abbiano insegnato molte materie umanistiche tra i 14 e i 19 anni ti segni necessariamente per tutta la vita e faccia di te una persona sgradevole che non sa capire cosa è importante e cosa no.

Gli anni di studio al liceo sono anni di formazione in cui un giovane e' ricettivo e, sia pure con variazioni personali, plasmabile.  Il liceo classico italiano da' un peso spropositato alle materie umanistiche, da' piu' peso alla filosofia rispetto alla matematica e alla fisica. Sono sicuro che confrontando i programmi italiani con quelli dei Paesi evoluti e' possibile documentare quantitativamente il livello abnorme con cui nel liceo classico italiano vengono favorite le materie umanistiche rispetto a quelle scientifiche e quantitative.

E' illusorio pensare che al liceo classico si impara solo a ragionare, e poi ci si specializza dopo.  Il liceo classico italiano insegna a ragionare male, su materie non quantitative e non obiettive, lasciando in secondo piano l'esperienza empirica.  Alcuni del mali della cultura italiana sono connaturati con l'organizzazione del liceo classico: carenza di obiettivita', carenza di ragionamenti basati su dati empirici e quantitativi, profusione di sproloqui retorici, abuso di ipse-dixit se possibili corredati da latinorum. Uno dei difetti piu' gravi della cultura italiana e' la separazione tra elites e masse, cui il liceo classico e' pienamente funzionale.

L'Italia viene da secoli in cui le masse sono state imbrogliate da nobili e chierici che si facevano le loro leggi e interpretazioni arbitrarie prima in latino, poi nell'italiano di Dante non parlato dalle masse e infine oggi - quando le masse hanno appreso l'italiano della RAI-TV - usando il burocratese. Il liceo classico attrae e vincola le elites italiane a questo modello obsoleto, arcaico e disfunzionale di societa'.

Il problema non è il Liceo Classico di per sé, ma il ruolo che esso ha assunto nella cultura italiana.

L'impostazione educativa determinata dalla riforma Gentile (filosofo anch'esso, e dei più tremendi) era tutta di tipo umanistica e considerava le materie classiche come il vertice della cultura: i danni della riforma Gentile sono la prova di cosa può succedere, come dicevano Popper e Berlin, a non tenere nel giusto conto l'esistenza e l'influenza di forme perniciose di pensiero che se anche non si presentano nella forma di una "filosofia" vera e propria nondimeno sono in grado di fare danni gravissimi. Io credo che l'influenza dell'idealismo italiano nel determinare le forme dell'educazione in Italia in antitesi al positivismo dimostrino proprio l'importanza della filosofia, anche se in negativo. [Lo stesso noto oggi quando vedo prevalere forme di irrazionalismo e antiscientismo retrogrado e misoneista: ci vorrebbero intellettuali pubblici illuministi capaci di contrastare le fesserie dette contro scienza, globalizzazione e ogm giocando esattamente sul piano esistenziale e culturale sul quale si buttano a corpo (e cervello) morto tutti quei fini saggisti che imperversano nelle pagine culturali dei quotidiani, per intristirci con le loro masturbazioni senza orgasmo in merito alla fine dei bei tempi andati dove c'era il senso del sacro, della comunità, dei pantaloni alla zuava e di tutte quelle che cose che ormai staremmo perdendo].

Sicuramente dunque le materie umanistiche hanno un peso spropositato e certamente vige un modello culturale imperante per cui "solo le discipline umanistiche insegnano a pensare". Una collega una volta disse: "il governo ce l'ha con noi (umanisti) perché insegniamo a pensare". Solo in un paese dove certe idiozie sono ben radicate, dal fruttivendolo al presidente della repubblica, si può consentire a docenti ordinari di sparare cazzate così marchiane senza paura di arrossire.

Quello che però mi preme dire è che oltre la tradizione filosofica retorica, tronfia del suo bel parlare, e retoricamente devota al culto del formalismo linguistico e ossessivamente ostile non dico a forme di formalizzazione matematica come la logica, ma anche a forme di argomentazione chiare non matematizzate, esistono concezioni filosofiche serie, informate, rispettose dei fatti scientifici e serenamente rispettose dell'autonomia delle altre discipline.

Io dico che forme di filosofia analitica scientiste e positiviste potrebbero aiutare a rendere le persone che abbiano una formazione scientifica meno prone a quelle forme di irrazionalismo che comunque alberga nelle persone, a prescindere dalla loro formazione. Lo dico perché l'altra sera parlavo con ingegneri e fisici che, dopo cena, discettano di chakra, teorie dei complotti, o che, fuori dal loro ambito di studio, sembrano regredire a condizioni di irrazionalismo spaventevole. Per il resto non credo che la ci sia una relazione diretta fra senso critico e tipo di formazione: Heiddeger e Frege, filosofi con impostazioni radicalmente differenti erano scopertamente anti-semiti; Fermi, fisico, indossava il fez....purtroppo la coglioneria umana è sempre in agguato, curriculum studiorum nonostante.