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La riforma anti bamboccioni

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La scelta del latino (scegliere greco è impossibile) in questi paesi è un atto volontario

Anche in italia. Nessuno a nessun livello è obbligato né sostanzialmente né formalmente a studiare latino o greco, cosa che peraltro, se fatta seriamente, comporta un certo impegno.

 

 

nonostante la zavorra dei classici

non è affatto una zavorra. Chi la considera una zavorra  per sé non può più far nulla (ma sarà stato costretto dopo la scuola dell’obbligo?), ma sarebbe nelle condizioni di non gravarne i propri figli: ne ha facoltà, sol che lo voglia.

 

L’offerta di indirizzi è varia, persino caotica tant’è che  sarà semplificata.

Ragioniamo del quadro attuale, ma è imminente una riforma che muove esattamente nella direzione che auspicate per il liceo scientifico, ma lascia intatto il liceo classico a cui, se lo vorrà, potrà continuare ad iscriversi quell’8% (per quanto perniciosi possano essere i diplomati al liceo classico, è una percentuale bassa per sprofondare l’italia nel baratro), mentre il restante 92% si rivolgerà altrove, come ha sempre fatto.

 

prevede l’insegnamento abbondante di latino e greco, o solo latino, e questo non perché vi sia una diffusa aspirazione alla saggezza dei classici,

non aspira alla “saggezza dei classici”, che non so bene che cosa sia, ma a frequentare una certa scuola, di consolidata tradizione,  dove si impartiscono certi insegnamenti da cui ritiene di trarre dei benefici sotto diversi profili (metodo, rigore, capacità di analisi, contenuti). Questo vale per tutti, per qualcuno poi è coerentemente propedeutico al corso di studi successivi (classici ovviamente, ma non solo). Qualcuno dopo averla frequentata è pure contento, pur lamentandone delle criticità. Nessuno è obbligato ad iscrivervisi. Altri indirizzi offrono altre opportunità, basta coglierle.

 

 

Un tredicenne con il bernoccolo per la tecnologia, cosa deve fare? Può scegliere tra istituto tecnico industriale e liceo scientifico, ma se sceglie il primo, si è autocondannato a fare l’underdog, se sceglie il liceo, non vedrà molta tecnologia.

Può assecondare la sua vocazione. Al liceo scientifico tradizionale non ne troverà traccia: farebbe meglio a tenersi alla larga. Ma avrà l’imbarazzo della scelta: potrà scegliere il liceo scientifico-tecnologico dove non dovrà sorbirsi neppure un minuto rosa/ae. Ma soprattutto potrà scegliere tra un’ampia gamma di istituti.

 

Uno che aspira alla chimica e alla biologia, è messo peggio, perché la scelta è tra lo scientifico e un istituto agrario.

L’aspirante chimico, se davvero ha riconosciuto una vocazione precoce, dovrebbe evitare il liceo scientifico (non ce l’ho con il liceo scientifico: può essere un’ottima scelta come tutte le altre), come il suo collega sopra, e optare per un istituto che lo farà diventare perito in chimica o in chimica, materiali e biotecnologie: ce ne sono di ottimo livello, vi si studia chimica in dosi davvero massicce - basta guardare il quadro orario -, tanto da essere molto molto più sbilanciato del liceo classico, ed è articolati in più indirizzi (ce n’è per tutti i gusti).  L’aspirante chef potrà frequentare l’alberghiero ecc..

 

 

Le conseguenze mi sembrano ovvie, una montagna di ore passate in attività contemplativa con finalità solo segnaletica,

un genitore laureato in due casi su tre manderà il figlio al liceo,

Le due affermazioni appaiate sembrano corroborare l'idea dell’insipienza del laureato italiano…

Oppure si deve ritenere che quella tra le due che è incontestabile, in quanto fondata su un dato, sconfessi l’altra: l’esperienza liceale del genitore non deve essere stata del tutto sterile.

 

C’è un’idea di fondo, che ho ritrovato anche in altri commenti, che mi trova in totale disaccordo, cioè che il valore della scuola debba essere immediatamente monetizzabile: si tratta di un’immagine riduttiva della scuola. Non mi si ricordino i costi, ne sono consapevole. I soldi si possono sprecare o investire.

Nulla si impara una volta per tutte. E poi la scuola deve avere un respiro ampio. Anche i critici dello studio che non fa batter cassa all’indomani del diploma dovrebbero domandarsi come sono diventati quello che sono (e spero e credo che siano persone prima che professionisti).