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La riforma anti bamboccioni

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Guarda Anxia: leggi questo e poi questo. Sarà bravo quanto vuoi Canfora, ma di sicuro se leggo due libri così, per fare una comparazione, la differenza la noto, eccome se la noto...ma forse Canfora aspira a fare l'intellettuale pubblico e basta.

Luciano Canfora è un profondo conoscitore del mondo classico ed è nel suo campo un eminente studioso.

 

Partecipa anche al dibattito sull’istruzione ad ogni livello mettendo in guardia dal dono avvelenato alle classi popolari della scuola facile:

Se non sarà ricostruita ab imis, la nostra sventurata scuola finirà affossata, stretta dalla tenaglia di demagogia e pedagogia. E allora tutto questo nostro discettare non sarà stato, per dirla col Manzoni, che una «dotta disputa, una graziosa gara di ingegni


Anche il suo (oltre che di altri) richiamo al rigore e al recupero dei contenuti e della disciplina ha contribuito a orientare il dibattito che accompagna riforme di prossima attuazione (in che misura saranno in grado di recepirlo, si vedrà)

 

STUDENTE: Professore, ma allora quand'è che finisce il nozionismo e comincia la storia?

Non c'è nessuna distinzione. Anzi, la parola nozionismo è una parola stolta, inventata dai pedagogisti, che sono delle simpatiche comunità di persone, che non producono, secondo me, utili suggestioni, perché "nozionismo" è un termine che vuole gettare il discredito sull'informazione concreta. Senza informazione concreta c'è la pura chiacchiera. Naturalmente "nozionismo" vuol dire che uno deve memorizzare centinaia di date? Non è vero, non è vero, perché intanto un dato è interessante in quanto io capisco come me lo sono guadagnato. A quel punto divento un essere vivente. Non è più una parola stampata in nero in una pagina che io detesto.

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Piuttosto spiace vederlo invischiato in vicende come questa.

L’ateneo barese conferma, anche nella filologia, la propria peculiare vocazione alla parentopoli (ma è solo una variante dell’italica attitudine alla designazione del figlio, di sangue o adottivo, il discepolo, il delfino).

La vicenda è ancor più miserabile perché in ballo in questo caso ci sono due “figli di”.

Davide Canfora sarà, per carità, bravissimo, ma di fronte a un trentatreenne che in italia nei nostri tempi diventa ordinario davvero non si riesce non sospettare che l’essere “figlio di”non abbia avuto il suo peso.

Dovrebbe vigere il divieto per chi intraprenda la carriera accademica di restare nell’orbita di padri illustri, genetici o no, e dell’università di origine (e anche in questo caso non si sarebbe al riparo dagli intrallazzi)