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La riforma anti bamboccioni

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Io non ho la statistica sotto mano, anche perché giudicare la qualità è sempre problematico, e poi nel campo umanistico non mi sembra che esista un sistema universalmente accettato di indici citazionali o simili. Il mio giudizio si basa su: giudizi in tal senso da parte di alcuni studiosi esteri; sul fatto che dappertutto nel mondo i dipartimenti di classics sono pieni di italiani; sulla propria, quand'anche limitata, esperienza di lettura di lavori di filologia classica provenienti da vari paesi; sulla propria conoscenza, anche questa limitata, dei programmi e abitudini didattiche nei dipartimenti di classics italiani ed esteri (per dirne una: in Germania è ammesso che si studi la storia antica senza sapere le lingue classiche!). Infine, sul fatto che quando i privati di un paese terzo cercano i migliori esperti mondiali per un'expertise, vanno a prendere gli italiani (che, significativamente, spesso non sono neanche inquadrati nel sistema universitario, ma insegnano al liceo e fanno ricerca a tempo perso).

Al contempo, gli studi classici italiani ottengono spesso un riconoscimento internazionale al di sotto di quanto meriterebbero, perché sono scritti in italiano, e molti all'estero non leggono in italiano (mentre i nostri filologi non scrivono, per incapacità o per spocchia, articoli scientifici in inglese).

I due esempi che citi (Canfora e De Mauro, il secondo, comunque, è un linguista e non un classicista) sono, in realtà, esempi di come il sistema universitario italiano sia fortemente basato sulle baronie anziché sul merito: entrambi gli studiosi sono i capofila di relativi gruppi di influenza, ma la loro produzione scientifica di qualità è tutta nel passato. In particolare, per De Mauro, che conosco bene personalmente, si tratta di un passato mooolto remoto, sebbene glorioso; ad esempio, la sua edizione commentata (1967) del Cours di Saussure è diventata praticamente il received text, che viene tradotto direttamente così in altre lingue. Oggi, invece, è solo un autore di libretti divulgativi e di memorie, piagnucolosi, disfattisti ed elitari (come si conviene all'intellighenzia di sinistra).

Per Canfora, che conosco meno, dovrebbe valere lo stesso discorso (ultimamente si è distinto per la sua indifendibile e complottistica tesi sulla natura contraffatta del famoso papiro di Artemidoro). 

Per Canfora, che conosco meno, dovrebbe valere lo stesso discorso

Nel caso del prolifico Canfora la valutazione è complicata dalla sua estrema (eccessiva?) poliedricità.

 

ultimamente si è distinto per la sua indifendibile e complottistica tesi sulla natura contraffatta del famoso papiro di Artemidoro

Forse la polemica non è così pretestuosa (e magari le si può riconoscere il merito di aver suscitato interesse e di aver stimolato le analisi): non mi pare che siano schierati da una parte Canfora isolato e  dall'altra il fronte compatto dei sostenitori dell'autenticità; ciascuno dei due fronti argomenta a sostegno della propria tesi. Poi la vicenda si è intricata al punto che ha coinvolto molteplici aspetti e studiosi di vari profilo ed estrazione. Non è stata ancora detta la parola definitiva.

 

Forse la polemica non è così pretestuosa (e magari le si può riconoscere il merito di aver suscitato interesse e di aver stimolato le analisi): non mi pare che siano schierati da una parte Canfora isolato e  dall'altra il fronte compatto dei sostenitori dell'autenticità; ciascuno dei due fronti argomenta a sostegno della propria tesi. Poi la vicenda si è intricata al punto che ha coinvolto molteplici aspetti e studiosi di varia formazione. Non è stata ancora detta la parola definitiva.

Quando una polemica è basata su ipotesi e non su fatti, è pretestuosa, e non ha alcun merito :)

Senza che trasformiamo questo blog in uno di filologia, volevo solo osservare che a favore dell'autenticità parlano due analisi scientifiche: carbonio-14 e composizione chimica dell'inchiostro. Come direbbe subito Michele Boldrin: tipico degli umanisti italiani basare il ragionamento proprie intuizioni stilistiche a scapito di argomentazioni provenienti dalle scienze "dure".

Inoltre, si sa, le ipotesi sulla falsificazione sono sempre più affascinanti in confronto alla banale constatazione di autenticità.

 

si sa, le ipotesi sulla falsificazione sono sempre più affascinanti

Può essere che la tesi della falsificazione eserciti una certa attrattiva. Tant’è che la querelle ha suscitato l’attenzione anche dei non addetti ai lavori, come del resto anche la storia del papiro e dei suoi riusi, per come è stata ipoteticamente ricostruita, e quella del suo avventuroso recupero, che è stato persino romanzato.

Però i falsi, più o meno riusciti, sono un fenomeno esistente e non soltanto per i papiri: ci sono lapidari nei quali è loro riservata una sezione apposita.

carbonio-14 e composizione chimica dell'inchiostro

 

L’analisi del carbonio 14 data il supporto: il falsario avveduto, avendolo a disposizione, può operare su supporto autentico; accade anche nella falsificazione lapidaria, quando vengono utilizzati   antichi reperti anepigrafi o palinsesti. Non è dirimente.

L’inchiostro è falsificabile.

Ai fini della datazione, il criterio paleografico non è meno scivoloso di quello linguistico o stilistico.

A dire dei detrattori (approfondirò la questione), osta comunque, all'accreditamento della tesi dell'autenticità  il recepimento nel papiro di conoscenze e congetture posteriori alla datazione proposta dai sostenitori dell’autenticità

La questione non è chiusa o almeno la polemica non è proprio pretestuosa, e non è stata montata una tesi complottistica: argomenti a confronto. Per me è un dibattito scientificamente proficuo ;-)