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Giocando con i numeri

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Premesso che sono d’accordo a fornire a chi perde il lavoro un salvagente che gli permetta di “tirare avanti” per un po’ di tempo mentre cerca un impiego alternativo, siamo sicuri che la cassa integrazione sia uno strumento efficace?

La crisi economica ha evidenziato dei seri problemi nel sistema produttivo (es. negli Stati Uniti il settore immobiliare) che ora sta tentando di correggere. La gente perde il lavoro nei settori più colpiti, che spesso e volentieri erano quelli più espansi durante il boom, ed ora sta cercando di trovare lavoro altrove ma con poco successo: di qui gli alti valori del tasso di disoccupazione. Credo che si possa essere abbastanza d’accordo su questa analisi, no? Abbastanza banale.

Bene. La cassa integrazione, ma potrei sbagliarmi, permette all’azienda di trattenere i lavoratori, farli lavorare a regime ridotto (se non proprio a zero ore) per molto tempo e poi riassorbirli quando la congiuntura migliora.

Sbaglio o si producono degli incentivi “perversi” che evitano gli aggiustamenti segnalati dalla crisi e fanno ricadere i costi degli errori imprenditoriali sulla collettività?  Ovvero le aziende in crisi parcheggiano i lavoratori in cassa integrazione a spese del contribuente (nel caso della cassa integrazione ordinaria non devono neanche presentare piani di ristrutturazione) e questi ultimi non si cercano un lavoro diverso ma rimangono ad aspettare che l’azienda li richiami.

In certi casi poi ci troviamo a pagare due volte: gli incentivi durante il boom e la cassa integrazione durante il bust. Il tutto per evitare quella parola tabù in Italia che si chiama licenziamento.

Questi dati sulla CIG, insomma, uniti a quelli sul tasso di disoccupazione, non ci dicono forse che la strategia anti crisi italiana è semplicemente quella di tirare a campare?

Marco

 

P.S. Insomma non sarebbe meglio eliminare la Cassa integrazione, permettere alle aziende di licenziare (senza fare giochetti di esternalizzazioni, etc.) e dare ai lavoratori che hanno perso il lavoro un sussidio di durata fissa (ex. 6 mesi) mentre si cercano un'occupazione alternativa?

 

Penso che tu abbia ragione, con un' eccezione importante.

Un uso limitato della cassa integrazione ordinaria (finanziata dalle aziende, non dall' INPS) ha perfettamente senso, per quelle aziende che ritengono che il (parte del) calo sia momentaneo.

Purtroppo con le difficoltà di licenziamento che abbiamo è difficile distinguere quella usata impropriamente.

Concordo sul fatto che esista una serie di casistiche per cui una breve cassintegrazione possa essere utile (cali temporanei di produzione, rifacimento della particolare linea di produzione etc etc) ma non sono sicuro possa essere utile se finanziata direttamente dall'azienda. Provo a spiegarmi meglio facendo l'esempio con un'azienda con 10 lavoratori ed ipotizzando costo pieno del lavoratore:

  • Non ci sono fondi dedicati, per cui l'azienda deve farsi carico del costo sul suo budget corrente --> Nessun giovamento per i bilanci, ed inoltre l'azienda si trova a pagare i dipendenti per stare a casa;
  • Accantonamento di fondo obbligatorio diciamo per 6 mesi, l'azienda si trova ad accantonare fondi per 60 mesi di stipendio senza un reale beneficio nella maggior parte dei casi.

Diciamo che rispetto a queste due opzioni io preferisco un fondo comune in cui versare questi soldi avendo quindi il vantaggio di spandere il rischio su un numero più ampio di dipendenti. Per questo non sono contrario ad un fondo gestito dall'INPS (o da altro ente) a patto che le regole siano chiare o la gestione trasparente. In linea di principio potrei anche accettare che questo fondo sia gestito da privati (un'assicurazione) in modo da avere gradi maggiori di flessibilità (e.g: per adattarsi a diversi gradi di flessibilità richiesti) ma così su due piedi non mi sono chiare quale siano le possibili implicazioni.

Concordo con la necessità di mantenere la CIG, ma rendendolo veramente uno strumento "straordinario e temporaneo".
Ammettiamolo, oggi, specie in situazioni di crisi come queste, l'accesso alla CIG è molto facilitato; Questo fà sì che da "ammortizzatore sociale" la CIG in molti casi si trasformi in un "ammortizzatore aziendale". Urbani solleva un punto essenziale: CIG finanziata dalle aziende; immagino intenda dire (come ritengo io importante) che la stesse aziende dovrebbero avere una certa "responsabilità di gestione finanziaria" su questo strumento(mi scuserete per la terminologia sicuramente poco precisa, spero si capisca il concetto) .
Se la CIG è una sorta di "assicurazione" per garantire un certo livello di retribuzione ai propri dipendenti anche in momenti difficili, troverei giusto che fosse impostata (come tante assicurazioni) su meccanismi  che "premino" chi la utilizza bene e "pesi" invece di più su chi ne abusa. In quest'ultimo caso, un'azienda che "abusa" della CIG si trova senz'altro in una situazione di crisi strutturale che richiederebbe ben altri strumenti. Essenzialmente, più ampie possibilità di licenziamento ma con indennità di licenziamento (mi pare che funzioni così in moltissimi paesi) e/o indennità di disoccupazione.
Nel sistema attuale della gestione INPS, cosa impedisce che la CIG diventi semplicemente uno strumento di ridistribuzione di risorse dalle "aziende virtuose" (che per posizione di mercato, capacità gestionale o altro non deve utilizzare la CIG) ad aziende meno virtuose?

Da ultimo, credo che tutto il ragionamento fatto nell'articolo resti legato al quel primo punto controverso relativo alla "ciclicità" della CIG.
Il dato della CIGS dell'INPS non specifica le motivazioni dell'apertura della straordinaria (crisi aziendale o ristrutturazione) e sarebbe invece interessante conoscerlo.
Nel primo caso, significa che le aziende che hanno richiesto la straordinaria quest'anno hanno presentato bilanci in rosso negli ultimi due anni; sarebbe quindi interessante confrontare questo dato con l'utilizzo dell'ordinaria nel 2008-2009 per verificare appunto in quanti casi la "crisi temporanea" è stata di entità tale da divenire "crisi aziendale".