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Al fuoco, al fuoco!

14 commenti (espandi tutti)

perfetto. cioè, quasi:

il fatto che ci sia liquidita' altissima nei mercati fa si' che gli investitori abbiano la possibilita' di uscire dal mercato non appena le acque sembrano agitarsi, ma quasi sempre interpretando un'ondicella come fosse un maremoto.

in realtà si è sempre pensato che un mercato liquido, con amplissimi volumi, fosse meno manipolabile e forse MENO volatile. empiricamente, la volatilità pareva piu come congenita al titolo e anche al mercato specifico, data quasi per sempre. gli opzionisti ne sanno qualcosa. la crisi ha mutato tutto: un elefante come unicredit è diventato una falena impazzita e aveva volumi sia prima che dopo.

però il sugo è nel caso opposto, che tu giustamente ricordi: la compravendita di un'azienda non quotata, cioè la stima del suo valore fondamentale, è assai più faticosa e incerta (da cui lo spazio che si offre al private equity), umorale addirittura anche quando sono aziende dello stesso settore.

se poi le trattative si prolungano in due diligence, clausole di revoca eccecc, cose cioè perfettamente razionali sulla carta, è MENO probabile concludere!

 

 

 

 

in realtà si è sempre pensato che un mercato liquido, con amplissimi volumi, fosse meno manipolabile e forse MENO volatile

Non prorpio. Se si vuol vedere la volatilita' come funzione della liquidita', e' chiaro che per bassi volumi c'e' una relazione inversa. Cioe' se c'e' poca liquidita', si osserva una diminuzione della volatilita' al crescere della liquidita'. Tuttavia questa relazione fallisce quando la liquidita' sale.

Per essere piu' precisi, se scrivo s=s(L) dove s e' la volatilita' ed L e' la liquidita', avro' s'<0 (s' e' la derivata) per valori relativamente piccoli di L. Alche' s(L) raggiunge un minimo e da li' in poi non e' piu' una funzione deterministica. Vale a dire che la relazione tra s ed L c'e' ma non e' neanche lontanamente precisa. Genericamente, e' una funzione crescente, vale a dire che con moltissima liquidita' si tende ad osservare maggiore volatilita', ma solo in media.

La ragione dell'alta volatilita' quando c'e' poca liquidita' e' ovvia: basta un trade a spostare il mercato. La ragione della indeterminatezza di s(L) per valori alti di L e' che la liquidita' puo' essere data da uno spettro di situazioni: ad un'estremita' c'e' una miriade di trade indipendenti che si annullano a vicenda (domanda e offerta sono sostanzialmente uguali), per cui il prezzo non si muove; all'altra estremita' c'e', ad esempio, il panico: un grande investitore puo' decidere di uscire dal mercato vendendo tutte le sue azioni di Unicredit, a quel punto tutti vedono tutti osservano grandi movimenti sul lato offerta e si affrettano all'uscita. Ed allora i volumi aumentano ed in presenza di alta liquidita' (che nel caso significa gente disposta a comprare) i prezzi scendono ancor piu', per cui si ha alta volatilita'.

la crisi ha mutato tutto

no, non ha mutato molto. Diciamo che l'esempio che fai e' buono, nel senso che le banche hanno visto un salto nella volatilita' del prezzo delle proprie azioni. Ma non e' cambiato il meccanismo, solo il fatto che un settore classicamente piu' difensivo ha preso caratteristiche (numeriche) piu' simili a roba hi-tech.

se scrivo s=s(L) dove s e' la volatilita' ed L e' la liquidita', avro' s'<0 (s' e' la derivata) per valori relativamente piccoli di L. Alche' s(L) raggiunge un minimo e da li' in poi non e' piu' una funzione deterministica. Vale a dire che la relazione tra s ed L c'e' ma non e' neanche lontanamente precisa. Genericamente, e' una funzione crescente, vale a dire che con moltissima liquidita' si tende ad osservare maggiore volatilita', ma solo in media.

c'e' evidenza di questo? mi pare un'ipotesi relativamente facile da testare.

c'e' evidenza di questo? mi pare un'ipotesi relativamente facile da testare.

Si', c'e' evidenza ed e' un'ipotesi facile da testare. Il problema e' reperire i dati: intraday tick per tick con tanto di volume. Su Bloomberg ci sono, ma solo per una finestra rolling di trenta o cinquanta giorni. Altrove non so.

E' una cosa di cui mi sono occupato in passato. Questo era un test per vedere se un'ipotesi sul funzionamento dei mercati fosse ragionevole. Con un amico matematico pensavamo di modellare i mercati finanziari con tecniche quantistiche. La teoria prevedeva una relazione tra volatilita' e liquidita' piu' o meno come quella descritta sopra ed il test ha dato esito genericamente positivo. Non abbiamo pubblicato i risultati perche' al punto a cui eravamo non erano abbastanza interessanti: dal punto di vista scientifico dicevamo qualcosa di carino ma non abbastanza profondo; dal punto di vista dei mercati, un'osservazione come quella sul rapporto tra volatilita' e liquidita' e' essenzialmente nota (basta chiedere a qualsiasi practicioner bravo...). Forse da qualche parte ho qualche grafico, controllo.

Quindi se raggruppi le ore in base al numero di trade occorsi (che so, centili) e ricalcoli s(L) all'interno di ciascun gruppo la relazione ridiventa precisa?

Abbi pazienza, sono un profano.

Non necessariamente. Puoi avere un soggetto unico che fa trade enormi e quindi influenza il mercato facendolo (ad esempio) andare a picco, oppure puoi avere mille soggetti che contemporaneamene fanno lo stesso trade. L'effetto finale sul prezzo dell'azione e sulla volatilita' e' uguale, il totale dei volumi e' anche uguale, quello che cambia e' il numero di trade.

Abbi pazienza tu, avrei dovuto essere piu' chiaro! :-)

Si si certo, servono gruppi omogenei per numero di trade e numero di traders. Io volevo capire se la relazione guadagna molto in precisione quando condizioni su quel fattore (questi due, ora): dal tuo commento sembrava di si ma non lo dicevi.

e' difficile dirlo, perche' e' impossibile sapere la provenienza dei trade. Se c'e' un solo soggetto che muove il mercato, comunque i suoi trade saranno spezzati in tanti trade piu' piccoli. E poi conta pure che la situazione estrema in cui tutti vogliono entrare (o uscire) dal mercato e' veramente estrema; in genere si hanno situazioni mescolatissime, per cui l'analisi e' ancora piu' difficile. Le situazioni estreme sono rare, me ne vengono in mente solo due: la crisi dell'ottobre 87 (-20% in un giorno, essenzialmente isolato), e il caso Volkswagen nell'ottobre 2008 (+382% in due giorni). In entrambi i casi la corsa verso l'uscita contemporanea di un numero cospicuo di investitori con market share grossa ha contribuito non poco al problema (nel primo caso la questione e' molto piu' complessa, nel secondo e' piu' semplice).

Vero, vero! (ma fino a relativamente poco tempo fa si poteva sapere, no?) Comunque se come dici questi sono casi estremi dovrebbe essere gia' sufficiente raggruppare per numero di trades per avere un sensibile miglioramento della precisione. E' vero questo, intendo, la relazione s(L) e' piu' chiara alla fine?

ma fino a relativamente poco tempo fa si poteva sapere, no?

non che io sappia. A che ti riferisci?

E' vero questo, intendo, la relazione s(L) e' piu' chiara alla fine?

No, in generale e' difficile trovare pure un orizzonte temporale breve su cui abbia senso raggruppare. Ttanti fanno, per esempio, un VWAP - volume weighted average price - per cui ci mettono un giorno intero a entrare o uscire da una posizione; e allora come posso riconoscere questo come unico trade? Posso vedere, probabilmente solo in giorni con trend ovvio, che c'e' una domanda o un'offerta piu' forte del solito, ma sui trade e' difficile. Questo e' un esempio, ma ormai pressoche' chiunque entra sul mercato attraverso algoritmi per minimizzare l'impatto - ma sono algoritmi che spesso fanno il contrario di quello che vorrebbero e creano herd behaviour con poco.

Ttanti fanno, per esempio, un VWAP - volume weighted average price - per cui ci mettono un giorno intero a entrare o uscire da una posizione

ah, stavamo dicendo la stessa cosa. una coincidenza che aiuta me a schivare "il battito d'ali dell'imbecillità", grazie.

beato te che ci riesci ;-)

non che io sappia. A che ti riferisci?

Mi sembrava di aver avuto una conversazione su questo, poco tempo fa, ma non ricordo bene i dettagli, e a questo punto temo stia facendo confusione. ;)

Grazie

e' difficile dirlo, perche' e' impossibile sapere la provenienza dei trade. Se c'e' un solo soggetto che muove il mercato, comunque i suoi trade saranno spezzati in tanti trade piu' piccoli.

è la situazione di diversi fondi hedge (una categoria così eterogenea da impedire discorsi men che specifici...vabbè, ne parlano invece tutti!): oltre ad avere una strategia per il proprio capitale, si prestano a collocare tranche di grossi ordini istituzionali, lucrando sulla loro maggiore efficenza nel trading di brevissimo periodo. questa modalità di esecuzione, a mio avviso, dovrebbe mitigare la volatilità, anche nel panico.

ho già però raggiunto il mio livello di incompetenza.