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La privatizzazione dei servizi idrici

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volevo portare la mia esperienza di dipendente pubblico privatizzato. Lavoravo presso gli uffici comunali di un piccolo comune del nord-italia che gestivano acqua gas e igiene urbana. All'epoca tutto veniva gestito da 3 uffici comunali posti sotto una unica ripartizione che faceva parte della struttura burocratica del comune in questione Oltre agli operai-impiegati quindi il tutto veniva gestito da 3 direttori d'ufficio e un direttore di ripartizione.  Tutto funzionava bene, i lavoratori godevano del contratto di lavoro dell'ente locale e il surplus tornava nelle casse dell'ente per essere redistribuito. A un certo punto si è voluto privattizzare il servizio che comunque è rimasto nelle mani di una società controllata dall'ente locale. La società si è trasformata in un carrozzone con qualche direttore in + e un cda da mantenere. Ovviamente il contratto di lavoro dei dipendenti (soprattutto dei neoassunti) è peggiorato. Il servizio non è peggiorato e la società versa ancora qualche utile nelle casse del comune. Mi chiedo comunque nel complesso che senso abbiano queste operazioni e se effettivamente abbiano una logica. Personalmente ritengo che pretendere e lottare per una burocrazia pubblica efficiente abbia molto più senso che cercare la via del mercato (soprattuto per certi beni che non devono essere equiparati a merci).

 

A un certo punto si è voluto privattizzare il servizio che comunque è rimasto nelle mani di una società controllata dall'ente locale.

 

è questo il punto che, secondo me, da adito al maggior numero di incomprensioni.

questa NON è una privatizzazione, è passare ad una società di diritto privato a maggioranza pubblica, blindata e omogenea al partito di riferimento.

sono astute operazioni intraprese da amministrazioni di vario colore, e prime le "progressiste", spinte dalla paura che si facciano autentiche privatizzazioni: si cambia qualcosa, magari subendo critiche di chi non ha capito il senso consevatore della manovra o di chi ha visto redistribuire piccoli poteri di campanile, in modo che però il controllo politico venga consolidato per l'eternità. il decreto ronchi lo consente, ma mi sento di dire che non era certo questo  lo spirito della legge.

 

 

assolutamente concordo con quello che dici.

Quella che io metto in dubbio è proprio la scelta di privatizzare servizi che già prima funzionavano in modo corretto ed economico offrendo oltretutto grandi garanzie di trasparenza in quanto sottoposte al controllo democratico (del consiglio comunale ma anche dei lavoratori stessi che erano al contempo utenti del servizio offerto). Il servizio non poteva migliorare e infatti non è migliorato e le tariffe sono rimaste invariate (anche grazie al fatto che comunque la proprietà privata è rimasta in mano all'ente pubblico). Ciò che cambia è la gestione dell'utile, che mentre nel privato va a beneficio degli azionisti nella precedente gestione andava nelle casse comunali con benefici sulla fiscalità generale.

Certi servizi (non tutti) possono essere offerti con grande qualità anche dal servizio pubblico. Dubito invece che una grande multinazionale privata (chessò, francese) possa porsi in maniera altrettanto trasparente nei confronti del cittadino-utente.

 

 

 

Certi servizi (non tutti) possono essere offerti con grande qualità anche dal servizio pubblico. Dubito invece che una grande multinazionale privata (chessò, francese) possa porsi in maniera altrettanto trasparente nei confronti del cittadino-utente.

Il punto non è solo la qualità, è anche l'efficienza e il costo vero del servizio.  Come dicevo nell'articolo, se non ci sono margini di efficientamento il passaggio al privato vuol dire (in buona sostanza) pagare di più, perché il privato deve richiedere una remunerazione del capitale più alta del pubblico.  Ma se questi margini ci sono, invece, vuol dire che i costi del servizio sono ottimizzabili (e torno a dire che i costi del servizio non è detto che si limitino alla tariffa letta in bolletta).  Di quanto?  Bisognerebbe vedere; fare una gara d'appalto può anche essere un metodo efficace per far fare questi conti ai privati.

Per la trasparenza, poi, non penso che dimensioni e nazionalità influiscano molto sulla trasparenza.  Semplicemente le aziende, di qualunque natura e provenienza, saranno trasparenti solo nella misura imposta dalla legge e dagli accordi contrattuali.  Idem la qualità: si devono stabilire dei paletti e responsabilizzare il soggetto privato sul loro rispetto.