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La privatizzazione dei servizi idrici

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La questione è complicata ed ha diverse sfaccettature. Vedo di andare per punti.

1 - L'acqua è evidentemente un bene assolutamente necessario, senza il quale semplicemente moriamo, ma che si presta a sprechi eccezionali ed a usi largamente voluttuari. Consumiamo, pro-capite, almeno 150-200 litri di acqua al giorno (media italiana), ma non sono infrequenti consumi doppi o tripli. Ovviamente i primi 50-80 litri sono quelli che ci fanno uscire dal Medioevo (acqua da bere, per lavarsi, per la toilette, per lavare piatti e vestiti) ma poi ci sono gli "sprechi" che crescono esponenzialmente: l'acqua che scorre mentre ci laviamo i denti, l'acqua per le docce da 10 minuti, lo scarico del water ad ogni pisciatina, l'acqua per innaffiare il giardino, l'acqua per riempire la piscina, o semplicemente, quella che facciamo scorrere perchè ci dimentichiamo di chiudere il rubinetto. Poichè costa poco o pochissimo (da 1 a 1,50 euro al METRO CUBO, ovvero mille litri di acqua potabile) e ci arriva direttamente a casa, lo spreco è quasi inevitabile.

Se il pane costasse 1 centesimo di euro al kg. ne sprecheremmo, certo, ma molto meno, se non altro per evitare la rottura di scatole di portarsi 10 o 20 kg. di pane a casa. Con l'acqua la fatica di trasportarla la fa qualcun altro, e non c'è quasi limite allo spreco (se non qualche campagna "moralizzatrice")

2 - Sarebbe pertanto logico che le tariffe fossero sostanzialmente gratuite per i primi 100 litri al giorno (diciamo 30 mc. all'anno, da calcolarsi per singola persona e non per nucleo familiare, per non penalizzare le famiglie numerose e viceversa agevolare i single) e MOLTO, MOLTO, MOLTO PIU' CARE per i consumi eccedenti (ad esempio 2 euro al mc. da 40 a 80 mc., 4 euro al mc da 81 a 120 mc., 6 euro a mc. oltre i 120 m.c.)

3- Le condotte sono mediamente vecchie e la perdita media "di rete" (dall'emungimento alla erogazione dal rubinetto di casa) è in Italia intorno al 30% (molto maggiore al Sud, un pò di meno al Nord).  Con queste perdite, dire di chiudere l'acqua quando ci laviamo i denti e come dire di non sputare per evitare il rischio di inondazioni. Per ridurre le perdite di rete bisogna fare significativi investimenti, che evidentemente devono essere pagati dalla tariffa.

4 - L'Autorità che sovraintende alle tariffe dell'acqua è l'Autorità territoriale di Ambito (ATO). Ce ne è una per provincia, con compiti di controllo e verifica soprattutto delle tariffe e del Piano degli investimenti. Vi è in animo di raggruppare le ATO a livello regionale. Funzionassero bene (ed alcune ATO funzionano davvero bene), che la gestione sia affidata a un privato o al pubblico dovrebbe essere sostanzialmente uguale: meglio un "pubblico" serio ad un privato "rampante", e meglio un privato serio ad un pubblico mafioso o mafiosetto.

Proposte:

A - Differenziare significativamente le tariffe a causa di questa, come dire, "specificità dell'acqua" (da indispensabile a super voluttuaria)

B- Magari accorpare la tariffa dell'acqua a quella dei rifiuti. Ora la T.I.A. (Tariffa igiene ambientale) è calcolata in base a mq. dell'abitazione e numero dei componenti. Se poi sei via per lavoro, o vivi in una casa enorme dove prima vivevi con marito e figli, non fa differenza. Tanto vale ancorare la tariffa dei rifiuti (che non sono misurabili, soprattutto se si vive in città e vengono normalmente gettati nel cassonetto dove nessuno è in grado di controllare quanti rifiuti hai prodotto) al consumo di acqua, e fare un unico calcolo omnicomprensivo (con risparmi amministrativi importanti) che incentiva allora davvero la gente al "water saving" (perchè risparmio non solo sull'acqua ma anche sui rifiuti, e se invece spreco sull'acqua pago più cari anche i rifiuti).

C - CONTROLLO, CONTROLLO, CONTROLLO, sui costi di gestione e sulla qualità degli investimenti. Le "delivery Units" utilizzate da Tony Blair (in verità per il sistema sanitario) potrebbero servire allo scopo (vedasi il libro di Roger Abravanel, ex partner Mc Kinsey "Meritocrazia" per una disamina del funzionamanto delle Delivery Units).