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La fine della scuola come la conoscevamo

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Commento a me stesso perche' il post puo' sembrare sibillino.

Ormai negli USA un genitore con la testa sulle spalle non si sogna certo di mandare il proprio figlio nel mondo con la preparazione che danno le scuole ufficiali, pubbliche o private che siano. Certo, la scuola serve per socializzare, per imparare a stare con gli altri (cos'altro? temo sempre di scordarmi una voce della lista). Anche mio figlio va a una scuola tradizionale (privata, costosa). La funzione di questa e' di apprendere ameni luoghi comuni del pensiero progressista piu' avanzato degli anni '70, con qualche tonalita' aggiunta religioso-buddista-obamiana-GLBT(Q). Niente di tragico. Io ho imparato a suo tempo

AvemariaGratiaPlenaDominusTecumBenedictatuInMulieribus

lui impara Sei Miliardi di sentieri verso la pace.

Niente di tragico. Ma la preparazione vera, quella formativa, si fa altro, ed e' quasi tutto on line. Due esempi dei corsi piu' popolari:  Stanford Math non e' male, un po' noiosa, sui 500 dollari a corso. Non e' male anche The Art of Problem solving,  ideata e organizzata  da uno dei componenti della Math team degli Stati Uniti. E' per studenti seri, le risposte alle domande si scrivono in LaTeX. Ce ne sono decini di altri.

Io non so come sara' la scuola del futuro, ma quella di qualita' del presente e' una combinazione di scuola tradizionale e scuola vera, fatta on line. O addirittura a casa: Oggi il quattro per cento degli studenti bianche negli USA fa homeshooling (cioe' fa scuola a casa), Famiglie di redddito medio-alto, di educazione superiore alla media.

Bah, vediamo come e' questa KahnAcademy, vi faro' sapere.

Se a cinque anni mi avessero proposto di passare il mio tempo con "The Art of Problem Solving" al posto dei miei amati LEGO forse avrei imparato a leggere prima, ma credo che la mia stabilità psichica ne avrebbe risentito parecchio...

Quello che più mi preoccupa però è la frase "Oggi il quattro per cento degli studenti bianche negli USA fa homeshooling (cioe' fa scuola a casa), Famiglie di redddito medio-alto, di educazione superiore alla media": cosa vuol dire? il 4% è un buon inizio? bisogna arrivare al 40%? al 100%? E' così ovvia che reddito medio-alto + educazione sopra la media causino un'istruzione "migliore"?

L'homeschholing che vedo in Italia (ma, vi prego, datemi dei ragguagli su US) è fatto sostanzialmente da gruppi di famiglie accomunate da un'esperienza religiosa più "estrema" delle altre. In questa configurazione i vari genitori fanno un po' quello che sanno fare, oscurano al punto giusto quello che accade "fuori", etc. Il caso estremo è CL in Lombardia, dove grazie ai grandi numeri l'homeschooling si fa direttamente in strutture scolastiche (a Crema, e tralasciamo come questa scuola sia stata istituita...): bambini e ragazzi vengono spediti al mattino, educati & istruiti da loro peers, e recuperati al pomeriggio, col risultato che Darwin non hanno idea di chi sia...

Anche mio figlio va a una scuola tradizionale (privata, costosa). La funzione di questa e' di apprendere ameni luoghi comuni del pensiero progressista piu' avanzato degli anni '70, con qualche tonalita' aggiunta religioso-buddista-obamiana-GLBT(Q).

Questa definizione è geniale, e purtroppo anche vera. Facendo esami agli studenti universitari - fortuna che è ingegneria - mi accorgo che al 3°-4° anno (quindi anche alla specialistica) diverse persone hanno problemi con l'italiano (e.g.: "sè fossi trà questi"), con i concetti di base della matematica (derivata del rapporto = rapporto delle derivate) e della fisica (somma di resistenze e capacità).

Siccome questi studenti hanno studiato quanto me, come durata degli studi, o hanno passato il tempo a farsi le canne, o non hanno mai dovuto fare nulla, o i loro corsi erano sul nulla. Temo un mix delle tre cose.

(derivata del rapporto = rapporto delle derivate)

capperi! però uno almeno mostra di aver "sentito parlare" anche di de l'hopital e poi, per associazione libera o corto circuito neuronale nel vuoto assoluto... :-)

cmq, che madeleine del liceo scientifico: de l'hopital capitò alla maturità del '77, solo l'enunciato, e non sono sicuro di averlo poi scritto giusto.

tutte queste immagini ...

OSSERVAZIONE: noi viviamo immersi in una ``civilta' dell'immagine'' che non ha precedenti storici

DOMANDA: quali sono le conseguenze della civiltà dell'immagine, in cui viviamo immersi, per lo sviluppo cognitivo delle giovani generazioni?

TESI (in quattro parole): piu' cattive che buone

BREVE ARGOMENTAZIONE A FAVORE DELLA TESI: (la tesi e' vagamente implicita dell'articolo, esplicita nel dibattito tra i visitatori del sito)

BIBLIOGRAFIA: che io sappia si tratta di un tema poco affrontato

1. i libri che lo psichiatra e psicoterapeuta Tonino Cantelmi ha dedicato all'argomento

2. il libro ``La Terza Fase'' di Raffaele Simone

3. alcune notizie che appaiono di tanto in tanto sui mass media: ad esempio:

3.1 da un servizio di Enrico Franceschini, pubblicato su Repubblica il 16 ottobre 2009:

(inizio citazione) I genitori hanno abbandonato o diminuito una vecchia abitudine: leggere o raccontare una favola ai figli per farli addormentare. E il risultato è che i bambini imparano a parlare sempre più tardi.

Così sostiene un rapporto del ministero dell'istruzione britannico che fotografa l'alfabetizzazione nel Regno Unito: il fenomeno che balza agli occhi dallo studio è infatti quello, in parte già noto, degli adulti che hanno sempre meno tempo per occuparsi della prole. [...] nuove tecnologie distraggono gli uni e gli altri [...]

Risultato: il numero delle parole che i grandi scambiano con i piccini è in calo costante. Meno fiabe, meno dialogo, uguale apprendimento più lento: all'asilo e perfino alle elementari, in Gran Bretagna, entrano bambini di 5-6 anni con una capacità di comunicazione che sarebbe lecito aspettarsi da un bambino di un anno e mezzo, che ha appena imparato a camminare. [...] (fine citazione)

3.2 http://stagliano.blogautore.repubblica.it/2009/08/18/

3.3 http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2005/08/29/AR2005082901444.html

3.4 http://www.wired.com/wired/archive/11.09/ppt2.html

3.5 http://link.brightcove.com/services/player/bcpid18950891001?bctid=29848463001

Ho fatto un po di insegnamento online, e mi sono convinto che, dato lo stato attuale della tecnologia, non sostituisce il face-to-face. Uno dei motivi e' che non credo che insegnare sia una strada a senso unico. Le mie presentazioni migliori (secondo me) non sarebbero state tali con una audience diversa da quella che era nella stanza in quel momento, e non sarebbero ripetibili per una telecamera, a freddo. In questo senso, le video lezioni saranno anche fantastiche ma dubito che sostituiranno l'insegnamento interattivo nel breve/medio periodo. Nel lungo periodo, qualcuno inventera' una tecnologia che permette interazione vera anche se si e' in posti diversi. Detto questo, lungi da me il suggerire che guardando i video non si possa anche imparare qualcosa, ma non credo questo fosse lo spirito.

Tutorial on line? Lo deve aver scoperto anche la Gelmini!

Si sono stata un’insegnante di università  a contratto, ma anche di scuole superiori (sono stata perchè ogni tanto mi arrivava qualche supplenza, ma  la riforma Gelmini ci lascia tutti a casa e la cosa peggiore è che in Italia non ne parla nessuno!).

Per me è molto importante l’apprendimento fatto in presenza e del rapporto allievo, classe e docente. Eccomi qui a parlarvi della mia esperienza.

Ogni volta che entro in classe i miei studenti li saluto allegramente (questi ragazzi sono spesso arrabbiati e annoiati, sono gli “amici di Maria” e “del “Grande Fratello”, e che colpa ne hanno loro?); ascolto i loro commenti senza che se ne accorgano,  mi soffermo a guardare di nascosto i loro atteggiamenti, mentre aggiorno il registro di classe. Tutto, persino i loro astucci, le tennis sgualcite, gli atteggiamenti da bullo, il trucco pesante delle ragazze, parla di loro e della loro età.

Poi si inizia la lezione che cerco di rendere interessante per loro. Ogni volta spero si appassionino, anche solo un po’ ,a ciò che io racconto. Insegno che la matematica non è astratta ma aiuta a capire e a decidere; che è sintesi e ricchezza di significato, che nella vita può insegnare loro più di quanto pensano (anche a scegliersi la ragazza!). Ogni occasione è buona per rivelare la non astrattezza  dei loro programmi di studio . Se li vedo attenti e ogni tanto sorridere alle mie battute, penso che anche questa volta sono riuscita a non annoiarli. Dopo un po’, a seconda della mia capacità di interessarli e di dosare le mie spiegazioni con la necessità delle loro pause, inizia lo scricchiolio delle sedie, il loro muoversi sempre più a ciondoli sul banco. I più vicini alla finestra azzardano un saluto a qualche amico che passa per strada, e capisco che è finita la mia ora di lezione…. 

Prima di andarmene un pensiero a quello studente con lo sguardo assente, che sembra non aver ascoltato nulla di ciò che ho detto. Oggi si è perso nella mia spiegazione (crisi adolescenziale ? il messaggino della ragazza arrivato dal cellulare sotto il banco? la litigata con il padre che gli rompe l’anima con “sto studiare”?). Domani devo trovare il modo di coinvolgerlo perché non resti troppo indietro.

L’insegnamento è così.

Fatto di preparazione, ma anche di sensazioni, occhiate furtive, dei loro sguardi pieni di curiosità e, magari annoiati. Un feedback continuo tra te e loro che rappresenta ancora di più una sfida quando lo fai (grazie Gelmini!) con 30 alunni in classe, o magari con alunno certificato privo di insegnante di sostegno.

Ma ha un senso se ci si guarda in faccia, se ci si adatta di continuo, noi a loro e loro a noi,  perché ogni uno di loro è diverso, ogni loro atteggiamento ha un significato diverso, e ogni ora di lezione finisce, per questo, col diventare unica.

daccordo. però credo che il tipo di videolezioni che mit o yale mettono a disposizione siano molto utili, nel caso non si è seguita (perlappunto) la lezione attentamente, oppure per approfondire punti più oscuri. io ad esempio ho appena finito il classico e devo iniziare il primo anno di economia; nel tempo libero sono riuscito a seguire qualche lezione di "calculus", giusto per avere un'infarinatura, e non l'ho trovata affatto spiacevole. certo, il sussidio di un libro di testo rimane fondamentale, però credo che strumenti di questo genere aiutino molto non solo chi rimane indietro coi programmi, ma anche chi si senta stimolato da questa o quest'altra materia. la verità è che la scuola può solo fornire le basi -imprescindbili, fondamentali - ma che poi gli stimoli e le curiosità te li debba andare a cercare tu è cosa abbastanza auspicabile a partire dai sedici anni o giù di lì. e questo genere di videolezioni sono sicuramente uno strumento molto accessibile.