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La fine della scuola come la conoscevamo

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Io credo che molte delle riserve che si mostrano nei riguardi del tipo di offerta didattica descritta da Aldo siano conseguenza di un taboo più o meno conscio circa la non ordinarietà della "merce" educazione, che alcuni si rifiutano di considerare tale tout court. Un po' come l'idea dell'acqua pubblica come articolo di fede.

Aggiungo che i docenti sarebbero i primi a sminuire questo tipo di educazione perché il loro ruolo verrebbe di molto ridimensionato.

E' singolare però che molti di coloro che contestano simili metodi educativi si eccitino assai a raccontare di Alessandro Magno educato (home schooling ante litteram) da Aristotele, o di sodalizi intellettuali tra giganti della scienza che non hanno risentito di questa peculiare forma di educazione.

In linea di massima avere un precettore privato (o più precettori per diverse discipline) sembra avvicinarsi a quelle condizioni ottimali che in genere associamo all'insegnamento scolastico tradizionale: una ratio fra docenti e discenti praticamente perfetta; la possibilità di adattare modi e tempi alle esigenze manifestate da chi impara; la creazione di un rapporto intenso anche sul piano emotivo e pedagogico fra maestra e discepolo. Ripeto: quando queste cose si realizzano nelle scuole tradizionali tutti decantano la qualità di quella scuola, ma se poi il trend si estremizza, portando quelle qualità indiscutibili a loro livello massimo, si tira fuori il problema della socializzazione carente perché non si impara in classe con altri bambini ragazzi. A questa obiezione si potrebbe rispondere che oltre alla scuola esistono, o potrebbero esistere, canali di socializzazione esterni alla scuola o all'educazione "fatta in casa" (da espressione derogatoria rispetto a una qualità con standard elevati, "fatto in casa", se fatto con maestri buoni o programmi avanzatissimi, può diventare segno di una educazione di elite).

Se posso fare il profeta, la diversificazione delle fonti educative andrà di pari passo a quanto abbiamo conosciuto per altre forme di servizi alla persona o di servizi e merci in genere...certo a tutti ci mancheranno le rane nascoste nel cestino della merenda dei compagnetti, o episodi di bullismo a metà tra Libro Cuore e Gomorra; e non oso nemmeno immaginare la mestizia delle foto della classe con un solo elemento; o le gite scolastiche da soli...ma ci saranno altri momenti di socializzazione no? Sport, scouts, babygang...

In realtà il rapporto docente-discente che si è instaurato tra Aristotele e il suo allievo più famoso è stato uno dei più infruttuosi che la storia ricordi. Nulla nella politica di Alessandro riflette le teorie del suo maestro, e d'altra parte le disquisizioni politiche di Aristotele spiccano per ignorare totalmente l'esempio dello stato macedone che stava soppiantando il modello morente della polis greca (un classico caso di denial).

Comunque la scelta tra l'home schooling (nella variante vecchio stile e in quella online) e la scuola tradizionale è, in assenza di hard evidence, motivata da considerazioni soggettive (legate al vissuto emotivo degli anni scolastici e alle opinioni sull'educazione in generale). Una domanda più concreta è: se si considera fondamentale garantire la formazione primaria a tutta la popolazione (io sarei di questa idea, altrimenti il concetto di pari opportunità va un po' a sfumare) quale tipo di alternativa all'istituzione scolastica sarebbe valida ed economicamente sostenibile?

Tornando a un piano più personale, io non rinuncerei alla mia esperienza scolastica per nulla al mondo. Come diceva il papà di Calvin: tempra il carattere.