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Non solo produttività: lezioni dalla Polonia

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Tizio ha lavorato per un committente a cui non interessava avere un bravo architetto, tant'è che si è visto (nella busta paga) quanto valore ha attribuito al suo valore.  Se Tizio è convinto che il suo lavoro abbia un valore più alto non deve svendersi e se ha ragione ci riuscirà.

I datori di lavoro approfittano dell'inesperienza di vita dei giovani neo-dip./lau. per "fregarli" approfittando anche della mancanza di controlli da parte di GdF e INPS.

Poi come fai a mordere la mano che ti dà da mangiare? Non puoi essere tu a denunciare che ti da lavoro! Deve essere un terzo (lo stato appunto) a controllare che si rispettino le regole.

E' vero che chi assume tende ad approfittarsene, ma lo farà solo se questo gli massimizza il profitto.  Se non gli interessa avere dipendenti validi, li spremerà fino alla muerte, se gli interessa averli li tratterà meglio.  Il fatto che in media la gente venga spremuta in modo folle per pochi spiccioli è indicativo di cosa vuole il datore di lavoro medio.

Dal lato dipendente: appena assunto mi farò pure spremere perché sono inesperto, voglio fare esperienza, ecc... ma appena mi sveglio do il benservito e vado da un'altra parte.  Il problema è se c'è quest'"altra parte", ovvero se quello che faccio io ha mercato o no.

Non è un problema di fare rispettare le regole: le regole sono rispettate.  Devo essere io a difendere il valore del mio lavoro e posso farlo solo se quello che faccio ha mercato, ovvero se:

  • il mio lavoro porta valore (offerta)
  • ci sono aziende che vogliono lavoro che porti valore (domanda)

Non esiste un mercato eccessivamente dinamico, ma è vero che i mestieri che hanno bisogno di più professionalizzazione per essere svolti hanno meno bisogno di essere tutelati di quelli che possono essere fatti da un passante preso a caso.  Quello che va capito è che non abbiamo più spazio per fare lavori di questo secondo tipo, perché sono lavori che possono essere fatti dalla "famigerata" manodopera a basso costo di altri paesi, e non c'è tutela che tenga.  Bisogna passare a lavori più professionalizzati, stretti parenti di una produttività più elevata (guarda caso, un problema non da poco in questo paese).

 

Dal lato dipendente: appena assunto mi farò pure spremere perché sono inesperto, voglio fare esperienza, ecc... ma appena mi sveglio do il benservito e vado da un'altra parte

 

non tieni nel conto la concorrenza che c'è in un sistema con alta disoccupazione. Il comune di cui si parlava prima aveva bisogno di un architetto mediamente competente e aveva X da spendere: per quell'X da spendere probabilmente c'erano parecchi architetti disponibili e il comune non poteva spendere per una archistar. L'architetto avrebbe potuto cercarsi un posto altrove pagato meglio ma aveva bisogno di reddito subito e ci sono dei costi certi a spostarsi. Non è che il problema è il contrario, cioè che non c'è abbastanza offerta di lavori qualificati e ben pagati? Ti posso fare il caso della sorella di un nipote acquisito...specializzata in ematologia, non in lavaggio dei cessi, dieci anni a contratto di anno in anno in un primario ospedale romano, adesso non glielo rinnovano. Forse la gente ha smesso di ammalarsi di malattie ematologiche? Che fa, va a lavorare da un'altra parte o all'estero, anche se sposata e con prole?

Ho tanta offerta e poca domanda?  I prezzi scendono (la legge di mercato più elementare), tenderò a posizionarmi dove la domanda è più alta e mi pagano di più, che può voler dire cambiare settore o cambiare luogo di lavoro.  Il non piegarmi totalmente alle richieste del mercato, tipo non trasferirmi lontano, vuol dire pagare (in termini di minore retribuzione) per un mio desiderio.

Non è che il problema è il contrario, cioè che non c'è abbastanza offerta di lavori qualificati e ben pagati?

Credo che tu intenda domanda (ovvero qualcuno che offre stipendio in cambio di lavoro), ma il problema è senza dubbio anche quello.  Tizio ha studiato un sacco di cose belle ad architettura per poi lavorare per un comune che avrebbe accettato anche il compitino in classe di uno studente di istituto per geometri.  Senza nulla togliere a quest'ultimo, si presume che un architetto sappia fare più cose e anche meglio, ma se non ho nessuno che le vuole il loro valore è zero (e quindi l'architetto non vede remunerato il proprio valore aggiunto per cui ha studiato tanto).  Anche questo è un aspetto (e neanche marginale) del declino del Paese.

Non è che il problema è il contrario, cioè che non c'è abbastanza offerta di lavori qualificati e ben pagati?

Mi sono riletto 3 volte il tuo messaggio e non riesco a capire cosa vuoi dire.

"Abbastanza offerta" riferita a cosa? Alle tue aspettative? Alle mie? A quelle del fantomatico italiano medio? Alla produzione delle università italiane? Di solo alcune facoltà?

dieci anni a contratto di anno in anno in un primario ospedale romano, adesso non glielo rinnovano. Forse la gente ha smesso di ammalarsi di malattie ematologiche?

Boh? Lo chiedi come se fosse una domanda retorica, ma davvero non capisco cosa implichi. Possono esserci un milione di ragioni per il mancato rinnovo: da un'organizzazione migliore che consente di far fronte alle esigenze con un ematologo in meno, all'arrivo di un ematologo superstar, al conseguimento della specializzazione da parte del figlio del primario...

Ciò che non capisco è proprio cosa ci sia da chiedersi. Una tizia ha perso il lavoro. Embè?

Che fa, va a lavorare da un'altra parte o all'estero, anche se sposata e con prole?

Che altro avresti in mente?

Non  voglio che sembri una provocazione gratuita, ma davvero mi sembra che viviamo in due universi paralleli...e magari è vero: non so in che universo vivi tu ;-) ma seriamente, la cosa mi capita anche con amici che fanno una vita simile alla mia e sicuramente vivono nel mio universo, ma considerano il lavoro un diritto. A me proprio non entra in testa questa cosa. Come quell'altro che si sbalordiva perché il lavoro viene paragonato a una merce...e cos'altro sarebbe?

Cos'è che porta delle persone normali a pensare che qualcuno DEBBA darci un lavoro? E che se lo perdiamo il problema possa riguardare qualcun altro al dì fuori della nostra cerchia di amici?

Emblematico, in questo senso, è il caso dei precari della scuola. Si lagnano perchè da precari pluriennali sopportano una condizione frustrante e un trattamento non adeguato, come se fosse negato loro un diritto. Chi glielo fa fare? Se il loro lavoro è causa di tanta sofferenza perchè non si guardano attorno?

50% per passione (vogliono insegnare a tutti i costi)

50% per infezione da stafilococco-imboscatus 

Mah, sarò malizioso ma secondo me sperano che un giorno o l'altro vinca le elezioni il Vendola di turno e li arruoli (nel senso che li promuova a ruolo) tutti. Nell'attesa vivono in questo limbo di incertezza facendo pressing sui politici e baccano sui media.

La frustrazione nasce da quello: l'obiettivo è possibile ma stenta a realizzarsi. Il gioco vale la candela, ci sperano e perpetuano la loro condizione.

Senza dubbio, tener duro tanto prima o poi un governo di sgangherato di sinistra che fa entrare tutti belli e brutti arriva.

Mi dispiace per quelli che lo fanno per passione e che probabilmente sono i più bravi, saranno sicuramente svalutati/sottopagati

Caro Bottacin, ci sono taluni che hanno idea che esistono diritti positivi, il che li induce a pensare che sia giusto avere un nanny state come lo è l'Italia, dove lo stato deve occuparsi della persona, incluso che esso DEBBA dargli un lavoro.

Che sia questo a spiegare il successo di chi propone politiche keynesiane? :)