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Non solo produttività: lezioni dalla Polonia

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Da dieci anni in Italia non fanno più un contratto a tempo indeterminato neanche ai laureati con il massimo dei voti al MIT di Boston e c'è la disoccupazione giovanile più alta d'Europa (seconda forse solo alla spagna). Germania e paesi nordici hanno mercati del lavoro mediamente rigidi e disoccupazione più bassa della media...ergo occhio alle ricette valide per tutte le occasioni....

  

Non mi piace controbattere con esempi personali ma io ho trovato lavoro con contratto a tempo indeterminato 2 mesi dopo la laurea poco più di due anni fa. E se guardo alla situazione dei miei amici e colleghi di università direi che almeno un 35% è nella stessa situazione mentre un'altro 30% sta facendo il dottorato qua in Italia o all'estero...

E non siamo laureati dell'MIT anche se ammetto che ci siamo laureati tutti bene.

Credo che sia fondamentale ricordare che, trattandosi di un mercato come un altro, nel momento in cui la risorsa è scarsa, il suo prezzo sale e viceversa.

Quanti laureati in materie scientifiche ci sono rispetto a laureati in materie umanistiche? Quanto ampio è il mercato per gli uni e quanto lo è per gli altri?

Evidenza empirica 1 a rapporto: il 100% (stando a quanto dice il sito del mio corso di laurea) dei laureati in Informatica Applicata a Urbino - triennali per di più! - ha un'occupazione. In diversi (purtroppo su questo non ho statistiche) abbiamo un posto a tempo indeterminato.

Evidenza empirica 2 a rapporto: la TeamSystem sistematicamente propone inizialmente uno stage e, a meno di non essere delle vere capre, si viene assunti con contratto a tempo indeterminato subito dopo.

Indubbiamente il Paese è vecchio, è poco innovativo, la qualità dell'istruzione sta drasticamente calando, ma quanta responsabilità ha anche il singolo giovane per la sua situazione? Primo, nello scegliere una strada professionale piuttosto che un'altra (passatemi la metafora: un Vigile del Fuoco non potrà pretendere di avere un lavoro tranquillo fisicamente come può averlo un impiegato comunale). Secondo, conterà pur qualcosa anche il fatto che si *accettano* determinate condizioni. Se si accetta una determinata proposta (per indecente che sia) significa che si reputa che il proprio tempo e il proprio lavoro siano pagati sufficientemente dall'esperienza che quel lavoro fornisce. Se così non è, basta fare facilmente il calcolo che ho fatto io: guadagno di più a stare a casa e a formarmi su quello che dico io, cercando altrove.

 

OT: evita di nominare l'azienda per cui lavori, tra l'altro da quel che hai scritto sembra non assumiate le capre ma tutto quello che è un tantin sopra la scala evolutiva si.

Infatti non ci lavoro :)

 

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probabilmente perché sono abbastanza capra da non rientrare nei loro standard :p

sono sufficientemente preparata per aver trovato lavoro pagato il giusto e garantito il giusto altrove, invece, dopo aver rifiutato diverse suddette proposte.