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Non solo produttività: lezioni dalla Polonia

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 Ho tralasciato un piccolo particolare: la riforma polacca viola spudoratamente le normative sul lavoro dell’Unione Europea del 1999 e, nel 2008, la UE ha ripreso la Polonia per non dare sufficente protezione ai lavoratori precari. In sintesi la riforma polacca aboliva il limite di tre contratti a tempo determinato, e del loro massimo di tre mesi ciascuno. In seguito la Polonia ha reintrodotto il limite di tre contratti, ma dopo due settimane di disoccupazione è possibile iniziare un nuovo ciclo. Dal punto di vista del datore di lavoro questo facilita l’assunzione perché, evitando il costo del lavoratore permanente, l’imprenditore assume più facilmente basandosi solo su costi di breve termine. In Polonia questo ha creato un ciclo virtuoso e sostenuto, addirittura di fronte all’ultima crisi,  intaccando però la sicurezza rappresentata una posizione a tempo indeterminato.

 da ignorante, mi viene da chiedere

1. la Polonia è l'unico paese "ripreso" dalla UE per tale normativa? davvero non ci sono altri paesi, ad esempio dell'Est , con normative simili?

2. è poi così diverso in Italia e nel resto d'Europa? l'inizio del nuovo ciclo di assunzioni a tempo determinato qui mi pare presupponga una interruzione poco più lunga (credo sui 20-25 giorni per esperienze a me vicine), ci sono contratti co.co.co, co.pro ecc.  cioè, ai polacchi è bastato davvero dare un minimo in più di flessibilità contrattuale per dare taaanta occupazione in più? in sostanza, è davvero questo il vantaggio polacco?

 

2) Personalmente mi sembra inverosimile. Al di là delle forme contrattuali, i salari in Polonia sono di per sè più bassi di quelli di altre aree europee (es. Sud Italia o altri paesi dell'Est più sviluppati, come Ungheria, Slovacchia o Rep. Ceca) e questo può essere stato rilevante.

In più, ho qualche perplessità che le differenze nelle normative tra paesi siano poi così forti nella pratica. Faccio un esempio: anche se in Italia è obbligatorio un certo periodo di tempo tra la fine di un contratto a tempo determinato e la riassunzione, molto spesso questa norma non è rispettata, e il lavoratore continua a lavorare a nero nel periodo "ponte".

A questo punto forse sarebbe meglio eliminare queste restrizioni e fare in modo che le imprese e il lavoratore si accordino autonomamente sulla durata della prestazione, senza avere dei limiti legali.