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Non solo produttività: lezioni dalla Polonia

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Dal lato dipendente: appena assunto mi farò pure spremere perché sono inesperto, voglio fare esperienza, ecc... ma appena mi sveglio do il benservito e vado da un'altra parte

 

non tieni nel conto la concorrenza che c'è in un sistema con alta disoccupazione. Il comune di cui si parlava prima aveva bisogno di un architetto mediamente competente e aveva X da spendere: per quell'X da spendere probabilmente c'erano parecchi architetti disponibili e il comune non poteva spendere per una archistar. L'architetto avrebbe potuto cercarsi un posto altrove pagato meglio ma aveva bisogno di reddito subito e ci sono dei costi certi a spostarsi. Non è che il problema è il contrario, cioè che non c'è abbastanza offerta di lavori qualificati e ben pagati? Ti posso fare il caso della sorella di un nipote acquisito...specializzata in ematologia, non in lavaggio dei cessi, dieci anni a contratto di anno in anno in un primario ospedale romano, adesso non glielo rinnovano. Forse la gente ha smesso di ammalarsi di malattie ematologiche? Che fa, va a lavorare da un'altra parte o all'estero, anche se sposata e con prole?

Ho tanta offerta e poca domanda?  I prezzi scendono (la legge di mercato più elementare), tenderò a posizionarmi dove la domanda è più alta e mi pagano di più, che può voler dire cambiare settore o cambiare luogo di lavoro.  Il non piegarmi totalmente alle richieste del mercato, tipo non trasferirmi lontano, vuol dire pagare (in termini di minore retribuzione) per un mio desiderio.

Non è che il problema è il contrario, cioè che non c'è abbastanza offerta di lavori qualificati e ben pagati?

Credo che tu intenda domanda (ovvero qualcuno che offre stipendio in cambio di lavoro), ma il problema è senza dubbio anche quello.  Tizio ha studiato un sacco di cose belle ad architettura per poi lavorare per un comune che avrebbe accettato anche il compitino in classe di uno studente di istituto per geometri.  Senza nulla togliere a quest'ultimo, si presume che un architetto sappia fare più cose e anche meglio, ma se non ho nessuno che le vuole il loro valore è zero (e quindi l'architetto non vede remunerato il proprio valore aggiunto per cui ha studiato tanto).  Anche questo è un aspetto (e neanche marginale) del declino del Paese.

Non è che il problema è il contrario, cioè che non c'è abbastanza offerta di lavori qualificati e ben pagati?

Mi sono riletto 3 volte il tuo messaggio e non riesco a capire cosa vuoi dire.

"Abbastanza offerta" riferita a cosa? Alle tue aspettative? Alle mie? A quelle del fantomatico italiano medio? Alla produzione delle università italiane? Di solo alcune facoltà?

dieci anni a contratto di anno in anno in un primario ospedale romano, adesso non glielo rinnovano. Forse la gente ha smesso di ammalarsi di malattie ematologiche?

Boh? Lo chiedi come se fosse una domanda retorica, ma davvero non capisco cosa implichi. Possono esserci un milione di ragioni per il mancato rinnovo: da un'organizzazione migliore che consente di far fronte alle esigenze con un ematologo in meno, all'arrivo di un ematologo superstar, al conseguimento della specializzazione da parte del figlio del primario...

Ciò che non capisco è proprio cosa ci sia da chiedersi. Una tizia ha perso il lavoro. Embè?

Che fa, va a lavorare da un'altra parte o all'estero, anche se sposata e con prole?

Che altro avresti in mente?

Non  voglio che sembri una provocazione gratuita, ma davvero mi sembra che viviamo in due universi paralleli...e magari è vero: non so in che universo vivi tu ;-) ma seriamente, la cosa mi capita anche con amici che fanno una vita simile alla mia e sicuramente vivono nel mio universo, ma considerano il lavoro un diritto. A me proprio non entra in testa questa cosa. Come quell'altro che si sbalordiva perché il lavoro viene paragonato a una merce...e cos'altro sarebbe?

Cos'è che porta delle persone normali a pensare che qualcuno DEBBA darci un lavoro? E che se lo perdiamo il problema possa riguardare qualcun altro al dì fuori della nostra cerchia di amici?

Emblematico, in questo senso, è il caso dei precari della scuola. Si lagnano perchè da precari pluriennali sopportano una condizione frustrante e un trattamento non adeguato, come se fosse negato loro un diritto. Chi glielo fa fare? Se il loro lavoro è causa di tanta sofferenza perchè non si guardano attorno?

50% per passione (vogliono insegnare a tutti i costi)

50% per infezione da stafilococco-imboscatus 

Mah, sarò malizioso ma secondo me sperano che un giorno o l'altro vinca le elezioni il Vendola di turno e li arruoli (nel senso che li promuova a ruolo) tutti. Nell'attesa vivono in questo limbo di incertezza facendo pressing sui politici e baccano sui media.

La frustrazione nasce da quello: l'obiettivo è possibile ma stenta a realizzarsi. Il gioco vale la candela, ci sperano e perpetuano la loro condizione.

Senza dubbio, tener duro tanto prima o poi un governo di sgangherato di sinistra che fa entrare tutti belli e brutti arriva.

Mi dispiace per quelli che lo fanno per passione e che probabilmente sono i più bravi, saranno sicuramente svalutati/sottopagati

Caro Bottacin, ci sono taluni che hanno idea che esistono diritti positivi, il che li induce a pensare che sia giusto avere un nanny state come lo è l'Italia, dove lo stato deve occuparsi della persona, incluso che esso DEBBA dargli un lavoro.

Che sia questo a spiegare il successo di chi propone politiche keynesiane? :)