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Non solo produttività: lezioni dalla Polonia

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C'è un errore di fondo che è difficile forse da chiarire, e che dobbiamo spiegare ogni volta che andiamo a presentare il libro in giro per l'italia: liberalizzazione non vuol dire assenza di regole e tantomeno violazione sistematica delle leggi. Il caso che presenti non ha granché a che fare con un mercato del lavoro libero.

Ovviamente ho linkato un caso paradossale di totale assenza di regole o di violazione sistematica delle regole. Ma troppo spesso la realtà italiana è questa: sfruttamento puro. Perché se si fa una "deregulation" come quella della c.d. legge Biagi (cioè la 30/2003), il messaggio che passa è: liberi tutti, non ci sono più regole. L'ho vissuto. Veri e propri rapporti dipendenti nascosti da co.co.co. E compagnia bella.

Hai ragione, ma ahimè, non nascondiamoci.. ci sono in giro diversi "imprenditori" che la interpretano proprio in questo modo. Sarà per questo che poi molti danno al termine questo significato?

C'è un errore di fondo che è difficile forse da chiarire, e che dobbiamo spiegare ogni volta che andiamo a presentare il libro in giro per l'italia: liberalizzazione non vuol dire assenza di regole e tantomeno violazione sistematica delle leggi.

Giusto. Pero' alcuni commentatori di questo sito sono affetti da un singolare strabismo: Quando si discute dei frequentissimi abusi della legge sul lavoro a progetto la colpa non e' della legge ma dell'assenza di controlli. Quando invece sono le interpretazioni scelte dai magistrati del lavoro a rendere quasi impossibile il licenzimento con colpa (possibilita' prevista dalla legislazione sul lavoro) se la prendono tutti con l'articolo 18. Curioso.

Ti spiego subito:

  1. La schiavitù è vietata. Condividiamo la legge senza riserve e ci lamentiamo quando NON viene applicata.
  2. Anche il licenziamento senza "giusta causa" è vietato. Troviamo eccessivamente vaga la definizione di "giusta causa", ed eccessivamente rigida la legge. Ci lamentiamo sia della legge che non condividiamo che dell' interpretazione restrittiva che si da' alla giusta causa.

Dove vedi lo strabismo?

Che siamo dalla parte dello schiavo e pure del "padrone" che licenzia il dipendente?

Dove vedi lo strabismo?

Nel fatto che davanti a due leggi parimenti abusate ne trovi una perfetta (ma sventuratamente abusata da malvage entita'), mentre invochi la soppressione della seconda giacche' si presta agli abusi di cui sopra. Io ci vedo una contraddizione grossa cosi'.

Tra l'altro la legislatura sul lavoro precario mi sembra tuuto meno che perfetta. Il lavoro precario non e' solo flessibile, ma anche meno costoso: Senza sussidi di disoccupazione, maternita', malattia e soggetto alla famigerata gestione separata dei contributi previdenziali. Di fatto, mi sembra venga impiegato piu' per abbattere il costo del lavoro che per reali esigenze di flessibilita'.

Tra l'altro la legislatura sul lavoro precario mi sembra tuuto meno che perfetta. Il lavoro precario non e' solo flessibile, ma anche meno costoso: Senza sussidi di disoccupazione, maternita', malattia e soggetto alla famigerata gestione separata dei contributi previdenziali. Di fatto, mi sembra venga impiegato piu' per abbattere il costo del lavoro che per reali esigenze di flessibilita'.

Definizione quasi perfetta del Co.Co.Pro.!

Risparmi il 30/40% di tasse, la 13sima (ed eventuale 14sma per i contratti comm.) e il TFR il tutto alle spalle del lavoratore e anche della fiscalità dello stato.

Per la legislazione è buona ma mancano i controlli!!! Se un'azienda rinnova per anni il contr. a prog. ad un dipendente l'INPS dovrebbe indagare in automatico! Alla fine di evasione/elusione fiscale si tratta e quindi nel pieno interesse dello stato.

Definizione quasi perfetta del Co.Co.Pro.!

Risparmi il 30/40% di tasse, la 13sima (ed eventuale 14sma per i contratti comm.) e il TFR il tutto alle spalle del lavoratore e anche della fiscalità dello stato.

Scusa, esattamente in che modo il datore di lavoro risparmia tutte quelle tasse? Una cosa e' lavorare in nero (e in quel caso le tasse le risparmi TU, perche' sei tu dipendente che dovresti essere tassato, e quindi sei tu l'evasore); e una cosa e' essere co.co.{co|pro|whatever}, nel qual caso tu devi dichiarare i tuoi redditi e, se vuoi, puoi fare la prosecuzione volontaria (cosa che feci io a partire dal lontano 1981 sino a raggiungere i diritto al minimo).

Insomma: davvero pensi che se il tuo datore di lavoro pagasse contributi etc tu percepiresti lo stesso netto che ora arriva nelle tue tasche? Se si', dovresti essere capace a negoziare ora un lordo maggiore; se questo non e' possibile, significa che il valore di mercato del tuo lavoro non e' abbastanza alto. 

Alla fine di evasione/elusione fiscale si tratta e quindi nel pieno interesse dello stato.

Evasione e' ben diverso da elusione: la prima e' illegale, la seconda no (per definizione: se lo fosse si tratterebbe di evasione!). L'elusione e' un diritto sacrosanto, e paesi meno illiberali dell'Italia hanno questo principio incorporato nel diritto sulla base di precedenti sentenze:

"No man in this country is under the smallest obligation, moral or other, so to arrange his legal relations to his business or to his property as to enable the Inland Revenue to put the largest possible shovel into his stores. The Inland Revenue is not slow - and quite rightly - to take every advantage which is open to it under the taxing statutes for the purpose of depleting the taxpayer's pocket. And the taxpayer is, in like manner, entitled to be astute to prevent, so far as he honestly can, the depletion of his means by the Revenue." [Lord Clyde in Ayrshire Pullman Motor Services v Ritchie v CIR CS 1929 14 TC 754]

"Any one may so arrange his affairs that his taxes shall be as low as possible; he is not bound to choose that pattern which will best pay the Treasury; there is not even a patriotic duty to increase one's taxes."  [Judge Learned Hand in Helvering v. Gregory, 69 F.2d 809, 810-11 (2d Cir. 1934).

"Every man is entitled if he can to order his affairs so as that the tax attaching under the appropriate Acts is less than it otherwise would be. If he succeeds in ordering them so as to secure this result, then, however unappreciative the Commissioners of Inland Revenue or his fellow taxpayers may be of his ingenuity, he cannot be compelled to pay an increased tax." [Baron Tomlin in IRC v. Duke of Westminster (1936) 19 TC 490, [1936] AC 1.]

Scusa, esattamente in che modo il datore di lavoro risparmia tutte quelle tasse? 

Credo che Steve si riferisca all'(ab)uso dei contratti a progetto per coprire posti a tempo (in)determinato, che e' la norma in certi rami (es. informatica medio-piccola) in Italia.

Intanto ti ringrazio per avermi chiarito la differenza tra elusione ed evasione. 

Adesso ti spiego la situazione: il ragionamento che mi fai sul mero denaro da me percepito è giusto, se mi assumesse regolare alle attuali condizioni percepirei come minimo il 20% in meno.

Ritrattare il contratto per maggiore pecunia? Già fatto ed ottenuto in 2 tranches un tot. di 120€ al mese in più ma di regolarizzare la posizione non se ne parla. Perché il boss ha scelto la strada della manodopera a basso costo? Lavoro nell'informatica per il turismo: ovvero servizi. Si prende il nulla e si crea un sito web, un gestionale, un blog. Pura manodopera insomma. Va da se che il costo finale fatturato al cliente con questo tipo di contratti con cui ci ha assunti è del 30% inferiore alla concorrenza! Infatti il 70% dei clienti della loc. turistica dove lavoro si rivolgono tutti a noi.

Quindi la situazione porta a 2 gravi problemi:

1) i lavoratori la pigliano in quel posto

2) concorrenza sleale nei confronti delle aziende sane

Inoltre prendi in considerazione che non ho copertura assicurativa e quella pensionistica con i cocopro è ridicola, queste cose le dovrei quindi integrare con soluzioni private (assicurazioni), ma il reddito risicato non me lo permette (saremmo sui 250€ al mese come minimo).

Come me nel mondo dell'informatica ci sono molti altri a vivere tale situazione. Perché? Perché generalmente il cliente (PMI) è un ignorante informatico e guarda solo ai dindini non alla validità della soluzione.

Per fare un esempio semplice ci sono parecchie imprese che sono disposte per es. a spendere solo 400€ per "il PC della segretaria" che deve lavorare per diciamo 5 anni, 8 ore al giorno, cioè un totale di 10.000 ore!!! Dopo 2 anni quel PC va avanti a carbonella e con appena 200€ in + il problema non si sarebbe presentato. 

Inoltre prendi in considerazione che non ho copertura assicurativa e quella pensionistica con i cocopro è ridicola [...]

Almeno su questo aspetto possiamo dire che una volta la copertura pensionistica era ridicola, adesso la quota di contribuzione è del 27%, certo dipende sempre da quanto è la tua retribuzione lorda...

 

Il 27% ma non finisce nel calderone dell'inps dei dipendenti subordinati ma in un fondo a parte dove temo ne stiano facendo di cotte e di crude (visto che nessun cocopro è ancora andato in pensione)

Cmq sia è un fondo pensione equiparato a quello dei lavoratori autonomi da quanto ho capito.

SRH fotografa in pieno il triste stato dell'IT in Italia.

Ma questo andrebbe in un altro post...

Come me nel mondo dell'informatica ci sono molti altri a vivere tale situazione. Perché? Perché generalmente il cliente (PMI) è un ignorante informatico e guarda solo ai dindini non alla validità della soluzione.

Non capisco in base a quale processo produttivo l'assunzione a tempo indeterminato comporti automaticamente la validita' della soluzione dal punto di vista del cliente. Non e' una domanda provocatoria, voglio capire come' la vostra funzione di produzione. Cosi' su due piedi direi il contrario: il programmatore/web designer deve crearsi una reputazione per poter vendere il suo prodotto in futuro. Se ha il posto a vita non gliene frega granche' del cliente (o comunque gliene frega meno). 

no fermo! non parlo di posto a vita! a me va benissimo anche un contratto a temp. det. di 2 anni! Il punto è che mi piacerebbe avere contributi pieni e copertura sanitaria (e magari 13sma e TFR che non guastano mai..)

Con i cocopro è un casino anche chiedere solo 5.000 € di finanziamento in banca

per quel che riguarda le mie affermazioni di prima, intendevo dire che il mercato è una gara al ribasso e della qualità delle soluzioni vendute/proposte frega poco sia a venditore che all'acquirente, questo porta alla non necessità di operatori "senior", ovvero un "junior" spesso e volentieri con le PMI basta e avanza.

Altro discorso con le aziende più grosse, quelle da sempre han capito l'importanza dell'informatizzazione.

Ma questo è un caso particolare circoscritto al mondo dell'IT italiano. 

Il S.S.N. fornisce a tutti la copertura sanitaria.

Coperture integrative le hanno quasi solo Dirigenti e Quadri.

Una domanda : hai descritto il tuo lavoro : quale è l'ostacolo a metterti in proprio?

 

il trovarmi la mia vecchia azienda a farmi concorrenza al 30% in meno? (o dover lavorare io per meno soldi di quanto prendo adesso)

per quel che riguarda la copertura sanitaria forse mi sono espresso male io, è chiaro che l'SSN mi copre le cure, intendevo che se mi rompo una gamba e sto a casa un mese nessuno mi paga lo stipendio, quindi dovrei integrare la cosa con un'assicurazione privata che mi paghi le giornate che perdo.

il trovarmi la mia vecchia azienda a farmi concorrenza al 30% in meno? (o dover lavorare io per meno soldi di quanto prendo adesso)

Scusa, ma come e' possibile cio'? Che e' successo al buon vecchio plusvalore, e' diventato negativo? ;-)

guarda piuttosto sto dove sono (aggiusto anche la sera qualche PC di privati per arrotondare) che ritrovarmi a guadagnare 5 € ora netti mazziato dalla bruocrazia e dal fisco italiano.

forse devo cambiare settore prima di diventare vecchio :-( ....

A questo punto sarebbe bello se ammettessi che parlando del tuo capo l'hai fatta fuori dal vaso...

perché non voglio mettermi in proprio, non assumere il rischio, non ritrovarmi lui che mi fa concorrenza come da me prima spiegato? boh.. spiegati.. non capisco..

Da che dici tu:

  1. lavora con margini risicati (altro modo per dire che anche volendo non potrebbe pagarti di più)
  2. i prezzi che pratica sono concorrenziali, ma difficilmente potrebbe spuntare di più
  3. non saresti in grado di produrre qualcosa di meglio da solo (o con qualche socio) 

conclusione: nella vostra situazione di mercato non ti sta sfruttando, ma pagando il giusto.Che poi magari è una miseria, ma tant'è.

Allo stesso modo, se viola le leggi sul lavoro tecnicamente è un delinquente, ma se è più o meno obbligato per restare competitivo più che te danneggia i concorrenti più corretti.

Aggiungo solo una nota: non è per nulla necessario cambiare settore, basta cambiar nicchia: ci sono diverse branche profittevoli nell' informatica, ma ovviamente è difficile entrarci.E se vuoi farlo stando in Italia hai molte più chances a Milano (per quanto sia sempre messa male rispetto a fuori).

 trovarmi la mia vecchia azienda a farmi concorrenza al 30% in meno

Non capisco, se pensi che la tua azienda si stia accapparrando delle rendite sfruttando te ed altri, queste rendite vengono a te quando ti metti in proprio. Sei tu che invece puoi passare parte di queste rendite ai tuoi clienti, facendo pagare un prezzo anche inferiore. 

Se invece non si tratta di rendite, ma di impossibilita' per te di organizzarti e offrire servizi allo stesso prezzo della tua azienda, allora non c'e' verso, sei nel settore sbagliato purtroppo, e non c'e' legge o regola che ti possa salvare o far aumentare lo stipendio. L'unica via d'uscita e' imparare a fare qualcos'altro. 

- no niente rendite, i prezzi sono risicatissimi

- esatto o nel settore sbagliato o nel posto sbagliato, o reinventarmi o spostarmi di regione/provincia

E perchè non ti metti in proprio, al limite in società con uno o due colleghi?

I clienti dovrebbero conoscerti (e magari apprezzarti) e non credo ci siano eccessive barriere all'entrata.

Ovviamente evita di farti subappaltare lavoro dal tuo ex-datore di lavoro, se no rimani fregato due volte.

E poi non ti lamentare tanto: se invece che nel mitico Nordest ti fosse capitato di nascere nel profondo Sud, avresti tutti gli stessi problemi ed un salario molto più basso ;-)

Ok, provo per l' ennesima (ed ultima) volta:

  1. schiavitù: la legge VIETA l'abuso (da parte del "padrone"), auspico severità
  2. licenziamento: la legge CONSENTE l'abuso (da parte del dipendente sfaticato o superfluo), per cui auspico flesibilità.

Probabilmente il problema è che tu ti preoccupi solo degli abusi dei datori e non di quelli dei dipendenti: ciò renderebbe la posizione incoerente daltuo punto di vista, ma certamente non dal mio.

Tra l'altro la legislatura sul lavoro precario mi sembra tuuto meno che perfetta. Il lavoro precario non e' solo flessibile, ma anche meno costoso: Senza sussidi di disoccupazione, maternita', malattia e soggetto alla famigerata gestione separata dei contributi previdenziali.

Su questo siamo d'accordo: ci vorrebbero più sussidi (di disoccupazione in primis, ma anche maternità e malattia) per i lavoratori a termine, tanto più che di contributi ne pagano già un bel po'.E finiscono quasi tutti nel ponzi scheme delle pensioni.

Ok, provo per l' ennesima (ed ultima) volta:

  1. schiavitù: la legge VIETA l'abuso (da parte del "padrone"), auspico severità
  2. licenziamento: la legge CONSENTE l'abuso (da parte del dipendente sfaticato o superfluo), per cui auspico flesibilità.

Ma un par di palle. Il celebre articolo 18 prevede il licenziamento con giusta causa, tanto quanto la legge sui contratti a progetto definisce un ambito di applicabilita' ben preciso per questi ultimi.

Poi nella pratica a) e' difficile sanzionare la giusta causa e b) si fanno un sacco di contratti a progetto per lavori che non rientrerebbero nell'ambito circoscritto dalla legge (vedi i contratti dei call center) sfruttando loopholes della legge. Io tra a) e b) non ci vedo differenze rilevanti.

Non e' che ripetendo in grassetto affermazioni soggettive ("vieta" e "consente") mandi molto avanti la discussione, quindi o mi spieghi nel dettaglio la differenza (che io non vedo) tra le due formulazioni o la finiamo li'.

La finiamo li.

Ti ricordo solo che al punto 1 mi riferivo ai succubi dei caporali in puglia, non ai lavoratori dei call center.C'è abuso e abuso.

Ecco, visto che hai fatto lo sforzo di introdurre un elemento chiarificatore in piu' cerco anche io di spiegarti in che misura certi abusi della legge sul lavoro precario siano gravi.

Il punto e' proprio che molti call center assumono su contratti a progetto non per la necessita' di un lavoro flessibile, ma semplicemente per abbattere il costo del lavoro. Io non sono contrario all'uso dei contratti a progetto quando vi siano reali esigenze di flessibilita', ma utilizzarli solo per abbattere il costo del lavoro e' un abuso grave.

Ti faccio un altro esempio di abusi gravi: pare che molti ospedali esternalizzino sia le pulizie che parte degli infermieri. Gli appalti per questi servizi vanno ad aziende esterne per un costo del lavoro complessivo pari se non superiore al costo del personale direttamente assunto dall'ospedale. Le ditte in appalto assumono a progetto i loro dipendenti (serve la flessibilita', che se l'appalto non viene rinnovato tutti a casa) pagandoli molto meno (sia in costo del lavoro che in stipendio netto) di quanto riceverebbero se assunti direttamente. L'imprenditore che ha coperto questa nicchia fa profitti molto alti.

Perche' l'ospedale fa questo? Ci sono due ragioni. In parte e' vero che le procedure di concorso per assumere personale pubblico sono troppo lunghe e costose ed andrebbero riformate, soprattutto per i posti di basso livello quali addetto alle pulizie od infermiere. Dall'altro e' ovvio che sussistano relazioni di corruzione che intercorrono tra i dirigenti degli ospedali (che decidono se esternalizzare) e gli imprenditori del settore (che ci guadagnano sulle esternalizzazioni abbassando il costo del lavoro).

In conclusione: ci sono lavori che non necessitano di flessibilita' (servizi di pulizia ed infermieri nei grandi ospedali) ma che vengono coperti con contratti a progetto. Se non e' un abuso grave questo.

 

Piu' in generale, io capisco che fare impresa in Italia sia difficile. Siamo tutti d'accordo che la produttivita' in questo paese sia bassa. Ma lo e' anche per un complesso di cause (mancanza di infrastrutture, taglia media delle aziende troppo piccola, assenza di politica industriale, cattivo sistema bancario, scarsa ricerca industriale, etc.) che nulla hanno a che vedere con le normative sul lavoro. Ma l'intenzione di gran parte degli imprenditori e' proprio quella di scaricare tutte queste inefficienze sul costo del lavoro.

Mi tocca ripetermi, sia il costo del lavoro che gli stipendi in Francia e Germania sono superiore a quelli italiani. La Francia ha un livello  tassazione/contribuzione/etc. leggermente superiore a quello italiano, stipendi molto piu' alti e sindacati egualmente potenti e tignosi. Ma ha anche una produttivita' piu' alta. Come sara' possibile questa magia? E perche' in Italia abbiamo deciso che il problema del rapporto costo del lavoro/produttivita' vada risolto abbattendo ulteriormente il numeratore?

L'impressione e' che, come sempre in questo paese, il conto dell'inefficienza collettiva lo debbano pagare ancora una volta solo i ceti inferiori. Impressione rafforzata dall'osservazione che, abbandonando le cifre del lavoro dipendente e passando ai redditi di managment medio/alto e professionisti affermati (architetti, avvocati, notai, etc.) si trovano cifre molto piu' in linea con quelle francesi o tedesche.