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Non solo produttività: lezioni dalla Polonia

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In Italia esiste il contratto a progetto che non è sottoposto a nessun limite circa la reiterazione.

Inoltre l'art. 66 del dlgs 276/2003 è un esempio di come sia eccessivamente tutelato il lavoratore fannullone, naturalmente per colpa della solita Cgil. Infatti esso prevede che la malattia e la gravidanza non sono pagate ed il rapporto rimane sospeso mentre se supera 1/6 della durata del contratto (mettiamo contratto a progetto fino a 6 anni) il committente può recedere liberamente.

Sinceramente in Italia ci sono sin troppi diritti.

Si, la confusione ce l'hanno in testa Sacconi e Brunetta, accompagnati da Ichino. Il gruppo dei "socialisti".

Con la riforma Ichino il giudice non può più verificare se vi è, nel licenziamento "per motivi produttivi"  l'esigenza tecnica, produttiva o organizzativa. Quindi, sostanzialmente, è un licenziamento libero.

Per quanto riguarda il licenziamento "disciplinare" (per giusta causa o giustificato motivo) solo se vi è  un difetto procedurale o di motivazione può condannare al risarcimento del danno ovvero alla ricostituzione del rapporto di lavoro (stabilimento con più di 15 dipendenti ed azienda con più di 60) o ad entrambi ma il datore di lavoro può non reintegrare, inaudita altera parte, pagando un indennizzo pari a 15 mensilità. Sostanzialmente si abolisce di fatto l'art. 18 della L. 300/70.

(Il giudice potrà scegliere di evitare la reintegrazione e nel malcapitato caso la applichi può essere "monetizzata" dal datore con 15 mensilità)

La differenza sta in ciò. Oggi se un lavoratore viene licenziato senza giusta causa o giustificato motivo in un'azienda con più di 15 dipendenti e vince la causa, viene reintegrato e finisce lì.

Con il nuovo sistema il datore può scegliere:

a) il licenziamento per motivi economici, tanto il giudice non può ficcare il naso, come sostituto del licenziamento disciplinare

b) il licenziamento disciplinare, e soltanto se ci sono vizi procedurali o di mancata motivazione, può rischiare una reintegrazione che può superare pagando le mensilità.

Quindi il lavoratore perde il lavoro (senza giusta causa). Dopodichè entra nel progetto di flexsecurity ma se rifiuta un lavoro (non ci sono limiti tipo "mansioni equivalenti" o "con reddito non inferiore all'80% di quello precedente) dequalificato e pagato una miseria, perde anche il sussidio.

Quindi oggi, chi viene ingiustamente licenziato può essere reintegrato e prendere lo stesso stipendio (es. 1200 euro al mese). Domani, dopo la riforma dei "socialisti", perde il lavoro e perde il sussidio se rifiuta un lavoro, per esempio, pagato 450 euro al mese.

Qui la questione è semplice. O il datore di lavoro ha anche una funzione sociale (quindi non può licenziare "a ca**o" senza che il lavoratore sia colpevole di qualche negligenza o senza che ci siano le ragioni economiche che il giudice non potrà più vagliare) oppure torniamo alla "libertà contrattuale" ottocentesca (che poi si sostanzia nella liberà contrattuale del datore di lavoro).

Se passano le riforme dei "socialisti", la Polonia è vicina (perchè non vi è differenza tra contratto a tempo determinato e libertà di licenziamento).

Nel mondo anglosassone vieni licenziato e basta. Per quanto ricordo in GB prendi un sussidio esiguo solo se stai per crepare di fame e la "liquidazione" e' di una settimana di paga per ogni anno di servizio (a partire dal secondo anno). In Danimarca (ancora in base a quanto ricordo) l'imprenditore ti puo' licenziare liberamente ma lo stato ti paga un anno un sussidio attorno al 70% del tuo ultimo stipendio (con certe regole al contorno che dimostrano che stai cercando lavoro). Se entro un anno non trovi nulla entri nella fase che devi accettare quello che passa il convento ti piaccia o meno.

Tornando alle riforme che citi secondo me esse sono in linea con la legislazione di alcuni paesi europei ma mi sembra che in Italia il problema non sia la flessibilita' contrattuale (oramai ampia per i "nuovi" lavoratori) ma la produttivita' (tendente a zero in alcuni uffici pubblici) e il marciume della classe dirigente (politici e non). Riguardo i sindacati probabilmente sono estremo quando dico che li eliminerei per po' di tempo dal settore pubblico ma penso che abbiano una grossa responsabilita' riguardo cio' che e' successo.

Bene. Quindi si passa da un mondo ad un altro, cosa legittima. Il lavoratore potrà, quindi, essere licenziato senza giusta causa, giustificato motivo o vere ragioni produttive. Si chiama libertà di licenziamento. Quello che rimprovero ai "socialisti" è che non lo dicono chiaro e tondo.

Se lo dicessero più apertamente sapremmo di quanto consenso gode tale proposta.