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Non solo produttività: lezioni dalla Polonia

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Che poi in Italia abbiate trasformato il lavoro non protetto e non a tempo indeterminato nella peste, questo è un problema tutto vostro e tutto culturale. Nel resto del mondo siamo ben contenti che esista e lo consideriamo un fattore di libertà ed emancipazione personale, pensa un po'!

Chissà perché? Non sarà che ci sono datori di lavoro che tendono ad approfittarsene?
Conosco ragazzi che lavorano in estate nelle strutture turistiche a 2 euro l'ora. Dalle 8 alle 20, per 25 euro. Per pagarsi gli studi in inverno.
Ci sono pubbliche amministrazioni che rinnovano i co.co.pro. per 10 anni, dissimulando così veri e propri rapporti di lavoro dipendente, con tanto di orari di entrata ed uscita.

Difficile vedere la libertà e l'emancipazione a 2 euro l'ora.

Allora, sarà sempre colpa degli italiani piagnoni che frignano senza la mamma-sindacato, oppure qualche volta la responsabilità è dei datori di lavoro se consideriamo "peste" il lavoro non protetto?

Tra l'altro co.pro. è l'abbreviazione di contratto a progetto, ma a rispolverare il greco viene anche altro significato.

Butto benzina sul fuoco:

 

  1. Nella graduatoria del lavoro nero in che posizione ci troviamo in Italia?
  2. E in quella dell'evasione fiscale?
  3. Corruzione? Come stiam messi?

 

Si può parlare di libero mercato in questo Paese? Si possono applicare le regole di un'economia liberista?

Se un'azienda assume dipendenti "fuori norma" (ovvero con evasione contributiva) e riesce a spuntare prezzi il 30% più bassi della concorrenza onesta, che deve succedere?

Conosco ragazzi che lavorano in estate nelle strutture turistiche a 2 euro l'ora. Dalle 8 alle 20, per 25 euro. Per pagarsi gli studi in inverno.

Guarda, anche io ho fatto quei lavori, 35-40 anni fa. Effettivamente, pagavano merda. Ma o ricevevano merda (che non sapevo fare molto al tempo) oppure me ne andavo (appena ho saputo far qualcosa di meglio). Il punto qual'è? Che tutti devono comunque ricevere "tanto" anche quando ciò che sanno fare è poco o niente? Non capisco, qual'è il punto?

Sui 2 euro all'ora, poi, mi permetto di eccepire. Dammi l'evidenza, davvero. Nel turismo del Nord-Est non esiste una cifra del genere, almeno come fatto "visibile" statisticamente.

Evitiamo, per favore, di fare del populismo alla dickens citando casi tanto estremi quanto improbabili e forzando la discussione su quel terreno. In ogni sistema del mondo, ad ogni livello di ricchezza, ci saranno sempre abusi da un lato e dall'altro, assurdità, casi limite. Ma il punto non è continuare a focalizzarsi sui casi limite: occorre guardare le medie e l'insieme delle distribuzioni. Altrimenti si fa solo, ripeto, populismo a buon mercato. Per ogni caso limite in cui uno lavora 14 ore a 3 euro all'ora c'è quello che ha rubato per anni in azienda ed è illicenziabile (questo sì, documentabile se non violo la privacy ...). Entrambi sono casi estremi, inutile pensare che la discussione di debba incentrare su di essi a meno che non si evidenzi che estremi non sono e diventano la norma!

Ed infine, occorre togliersi anche questa visione guelfi-ghibellini in cui ci sono gli "italiani" (lavoratori) ed i "datori di lavoro" (marziani?) l'un contro l'altro armati. Il mondo, figlioli, è fatto di gente diversa è variegata che o collabora per fare bene le cose o si fotte reciprocamente.

Quando vogliamo capirla, finalmente, questa storia? Questa specie di social-insurrezionalismo che avete tutti (a sinistra ed a destra, infatti) in Italia sui "padroni" cattivi ed i "dipendenti" comunisti mi sembra una cosa ridicola, oltre che folle. Se trovate maniera per collaborare assieme e lavorare, bene. Altrimenti una delle due parti, o entrambe, se ne andranno a cercare collaboratori altrove. Lo dico e lo ripeto: non c'è alcuna differenza fra la cosidetta "fuga dei cervelli" e la "fuga delle imprese": sono la stessa, identica cosa e sono determinati dagli stessi identici motivi!

Il caso che ho citato è estremo (sebbene non il più estremo) ma non improbabile. Succede nel centro Italia. In altre parti del centro/sud succede anche di peggio. E non si tratta di gente che non sa fare niente di meglio, ma di quasi-laureati. Comunque non avevo citato solo i padroni "cattivi" ma anche pubbliche amministrazioni (aggiungo incidentalmente che succede in regioni "rosse" del centro) dove dirigenti che dicono (e talvolta sono convinti) di essere di sinistra, rigirano la 30/2003 a loro piacimento e convenienza, mentre allo stesso tempo scrivono articoli di fuoco contro la precarietà del lavoro. Vabbè. 

Strane situazioni in Italia: negli stessi uffici convivono dipendenti "vecchio stampo" che non sanno comunicare via email ma che sono inamovibili, accanto a ragazzi dinamici e volenterosi che devono guadagnarsi il rinnovo ogni anno, ma che purtroppo non possono permettersi una gravidanza o un acquisto a rate di un pc. E che avranno una pensione da fame, letteralmente. Per come la vedo, flessibilità in Italia ce n'è abbastanza. Non ho accesso ai dati Istat recenti e per i nuovi assunti, ma so che il lavoro ad intermittenza è esploso negli ultimi tre anni. Se viene usato per far lavorare gli studenti nel fine settimana va bene, altrimenti siamo punto e a capo.

poiché la flessibilità per il datore di lavoro è un vantaggio e per il lavoratore un rischio non si capisce perchè il lavoro flessibile non costi di più.

D'altra parte le alte retribuzioni dei dirigenti sono spesso ANCHE giustificate dalla precarietà ( peraltro sempre minore ) del rapporto di lavoro. 

 

Ed infine, occorre togliersi anche questa visione guelfi-ghibellini in cui ci sono gli "italiani" (lavoratori) ed i "datori di lavoro" (marziani?) l'un contro l'altro armati. Il mondo, figlioli, è fatto di gente diversa è variegata che o collabora per fare bene le cose o si fotte reciprocamente.

Da pessimista cronico, temo che il problema sia più generale: l'italiano "tipo" basa i propri comportamenti sul principio del "frega l'altro prima che lo faccia lui, perchè ci proverà" (dove l'altro è cliente, fornitore, dipendente, consulente, datore di lavoro, sottoposto o manager a seconda dei casi); ovviamente, anche chi non apprezza questa logica, finisce necessariamente per adeguarsi (o per soccombere), ulteriormente rafforzandola validità del principio stesso.

In questa ottica, ogni riforma finisce per essere interpretata ED applicata solo (o prevalentemente) come l'allargamento delle possibili fregature che X può lecitamente fare ad Y, purtroppo.

Come se ne esce? Qualcuno deve prendersi il rischio di "fidarsi" per primo per poi pagarne il probabile fio? O un "disarmo multilaterale", magari graduale, è possibile?