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Non solo produttività: lezioni dalla Polonia

8 commenti (espandi tutti)

Scusami, Steve, ma io sono uno pignolo, specialmente sui dati e specialmente quando mi si attribuiscono affermazioni "lontane(o) dalla verità" ... Io non ho detto NULLA di lontano dalla verità, tutt'altro.

Il 12,04% citato da me è un numero esatto e, nella mia citazione, perfettamente contestualizzato. È la percentuale di lavoratori dipendenti italiani che, secondo la rilevazione ISTAT ultima disponibile, non ha un lavoro a tempo indeterminato. Il link è sopra, basta aprire il documento e verificare (tabella o pagina 7, credo). Così l'ho riportata e così è: non è né lontano né vicino da niente! È lo stato del mercato del lavoro italiano oggi. Se hai evidenza che ISTAT si sbaglia, riportala.

Idem per i due grafici che riporti, che ho riassunto correttamente nel mio commento. I tuoi stessi numeri contraddicono la tua affermazione iniziale, fine del dibattito sui numeri, spero.

Tu continui ad insistere che la maggior parte degli annunci di lavoro offre posti a tempo indeterminato: mi pare un argomento pretestuoso, per le seguenti ragioni. Non so cosa siano gli "annunci di lavoro" che guardi, probabilmente quelli sui giornali o in rete. Notoriamente QUEGLI annunci sono SEMPRE stati per lavori marginali, a termine, saltuari e cose del genere. Li usavo quando ero teen-ager per ragranellare dei soldi, appunto, li ha usati mio figlio, li usano le mie nipoti ed i figli degli amici, teen-ager o appena sbarcati sul mercato del lavoro. Idem per le agenzie di lavoro interinale, che fanno esattamente questo! Insomma, stai guardando al posto dove si annunciano i lavori "precarissimi" e ti sorprendi che tali siano? Da un dato del genere vuoi inferire conclusioni generali sul mercato del lavoro italiano? Suvvia!

Non mi sembra il metodo appropriato per scoprire come funziona il mercato del lavoro in Italia! Meglio guardare ai dati statistici i quali, ripeto per l'ultima volta, raccontano una storia COMPLETAMENTE DIVERSA.

Infine, la tua domanda finale in parte si risponde da sola con i dati che hai ed ho riportato: l'88% del lavoro dipendente italiano è a tempo indeterminato ed alquanto rigido, come Melfi prova (se non si possono licenziare quelli che ti sabotano la linea di montaggio e distruggono carelli robotizzati, voglia hai!). Anche fra le "reclute" del mercato del lavoro, dopo pochi anni circa il 50% ha un "posto fisso" che, in Italia, vuol dire superprotetto. Questo dicono i dati disponibili.

Che al margine dei margini ci sia un po' di flessibilità (ripeto, son 2 milioni su 16 in totale di lavoratori dipendenti) implica che al margine qualcosa avviene, ma è marginale appunto ed e' temporaneo.

Infine, non credo fosse l'intenzione di LP e certamente non è la mia, ma nessuno pensa che basti liberalizzare il mercato del lavoro per eliminare la pluri-decennale mancanza di crescita italica. Il punto è che liberalizzare e ri-regolare il mercato del lavoro italiano è condizione necessaria perché questo avvenga.

Il 12,04% citato da me è un numero esatto e, nella mia citazione, perfettamente contestualizzato.

negativo! parlavo di nuovi assunti!!! non del totale!!!! Un sottoinsieme non l'intero universo! E Per quanto riguarda la contestualizzazione del numero, lo sarà con l'articolo di L.P. ma non certo con la mia affermazione, che ripeto un po da BAR Sport ma non tanto lontana dal vero.

(L.P. prima di scrivere l'articolo era meglio se consultavi un sito di annunci di lavoro. Adesso (ma su larga scala va avanti dal 2004 dalla famosa Biagi) il 90% dei nuovi posti di lavoro sono a progetto o a tempo determinato.)

PS. sugli annunci credi sia tanto pirla da andare a cercare posti di lavoro per teenagers? 

Questi sono gli annunci

Quasi tutti a tempo DETERMINATO e la maggior parte CON ESPERIENZA.

Quindi la mia affermazione di partenza é CORRETTA! NON HO MAI SCRITTO RIGUARDO ALLO STRA-TUTELATO MONDO DEL LAVORO DEI "VECCHI"

PPS. Finalmente ho trovato un articolo più esplicativo. OVVERO PER NOI GIOVANI LA FLESSIBILITA' E' UN DATO DI FATTO! basta fantasticarci sopra!

Vedo che rispondi senza leggere attentamente né quanto ti viene detto né quanto scrivi tu stesso.

Evito di ripetere l'argomento: se leggi capisci perché, spero.

Sulla questione sostanziale, invece, mi ripeto. Non tanto per te (non mi sembri aver un particolare desiderio né di discutere per apprendere né di prendere in considerazione i fatti e gli argomenti altrui) ma per gli altri lettori che, magari, sono interessati a capire. Infatti, ho deciso di farci un post.

 

 

so leggere, scrivere e comprendere non preoccuparti... e tra parentesi non ho visto grandi concetti da capire...

E una risposta a questa domanda?:

http://www.noisefromamerika.org/index.php?module=comments&func=display&cid=47932&objectid=1999&modid=151&itemtype=1&thread=1#d47932so 

Quella frase da te scritta è un puro insulto all'intelligenza!

Vedremo sul prossimo post...

 "Notoriamente QUEGLI annunci sono SEMPRE stati per lavori marginali, a termine, saltuari e cose del genere. Li usavo quando ero teen-ager per ragranellare dei soldi, appunto, li ha usati mio figlio, li usano le mie nipoti ed i figli degli amici, teen-ager o appena sbarcati sul mercato del lavoro. Idem per le agenzie di lavoro interinale, che fanno esattamente questo! Insomma, stai guardando al posto dove si annunciano i lavori "precarissimi" e ti sorprendi che tali siano? Da un dato del genere vuoi inferire conclusioni generali sul mercato del lavoro italiano? "

Notoriamente è un avverbio molto poco pignolo se ci fossero dati (contratti annui delle agenzie iterinali/contratti totali) statistici sarebbe meglio.

 

Che al margine dei margini ci sia un po' di flessibilità (ripeto, son 2 milioni su 16 in totale di lavoratori dipendenti) implica che al margine qualcosa avviene, ma è marginale appunto ed e' temporaneo.

Forse sbaglio, ma su questo argomento non varrebbe la pena considerare anche le consistenze dei lavoratori a progetto e dei lavoratori autonomi con mansioni più assimilabili a quelli da dipendente?

sono d'accordo, al giorno d'oggi mi sembra che il confine fra lavoratori dipendenti e autonomi sia spesso difficile da definire, e da questo punto di vista le statistiche, che per loro natura tagliano le categorie con l'accetta, non forniscono un quadro del tutto esaustivo

Osservazione magari fuori luogo, ma quelli che gli si impone di aprire la partita IVA (nonostante siano tutto tranne che professionisti autonomi) sono inclusi?