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Non solo produttività: lezioni dalla Polonia

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Leggera crisi in atto che non facilità la mobilità del lavoro...

Perché non andare in Polonia?

 

se magna male...

Puoi aprire un ristorante italiano e migliorare la qualita' della vita dei polacchi, oltre che la tua...

Non so se scherzi Enzo, ma e' una opzione che sto sentendo valutare da una coppia in odore di emigrazione: lui (dice che) partira' se avra' una buona offerta, lei dice che in caso non trovasse nel suo campo cercherebbe nel ramo ristorazione, a costo di fare la sguattera :)

Del resto, e' successo effettivamente ad un'altra coppia - lei e' finita a fare la panettiera dopo anni nel campo del web, e le piace pure!

Non so se scherzi Enzo, ma e' una opzione che sto sentendo valutare da una coppia in odore di emigrazione: lui (dice che) partira' se avra' una buona offerta, lei dice che in caso non trovasse nel suo campo cercherebbe nel ramo ristorazione, a costo di fare la sguattera :)

No che non scherzo: fare il ristoratore e' un'attivita' altrettanto dignitosa di qualunque altra, e puo' anche essere molto profittevole. E soprattutto: quelli che si lamentano sempre dei datori di lavoro, perche' non provano a metter su un'attivita' propria e ad assumere gente, contribuendo concretamente alla riduzione della disoccupazione?

Posso risponderti per quanto riguarda l'Italia: legislazione assurda e barocca, con costi che aumentano piu' del profitto al crescere del fatturato, a meno di comportarsi all'italiana. 

Questo senza contare il fatto che per fare ristorazione devi saperti per lo meno organizzare (e magari, in certi casi, anche saper cucinare....), che non e' da tutti. E cio' non ostante bar, pizzerie al taglio et alia spuntano come funghi dovunque.

quelli che si lamentano sempre dei datori di lavoro, perche' non provano a metter su un'attivita' propria e ad assumere gente, contribuendo concretamente alla riduzione della disoccupazione?

Enzo, fai domande alle quali conosci già le risposte .... :-)

Alcune possibilità, assortite, tra cui scegliere: scarsa propensione al rischio, predisposizione a vivere tranquillamente "accontentandosi" - salvo lamentarsi, ma è umano .... - modesta fiducia nelle proprie possibilità di riuscire - spesso anche in presenza di capacità tecniche tutt'altro che disprezzabili - consapevolezza della fatica psicologica e timore per l'impegno che richiede l'avvio di un'attività, condizionamento di un ambiente culturale diffusamente poco amico dell'intraprendere ..... in aggiunta - come dice Lugg - a condizioni operative oggettivamente piú difficili rispetto a Paesi caratterizzati da mentalità favorevole all'iniziativa privata.

Analisi descrittiva - s'intende - affatto priva di giudizi, ma utile a mettere in luce come tutto sia molto piú complicato di qusnto appaia a prima vista. D'altra parte, chi già opera da imprenditore - e rispetta tutto quell'intrico di regole, magari sentendosi accusare ad ogni pié sospinto di far parte di una categoria d'evasori e sfruttatori ..... - ha spesso la sensazione di doversi conquistare qualunque cosa con grande fatica e prova, talvolta, il desiderio di mandar tutti a farsi friggere.