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Non solo produttività: lezioni dalla Polonia

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Il caso che ho citato è estremo (sebbene non il più estremo) ma non improbabile. Succede nel centro Italia. In altre parti del centro/sud succede anche di peggio. E non si tratta di gente che non sa fare niente di meglio, ma di quasi-laureati. Comunque non avevo citato solo i padroni "cattivi" ma anche pubbliche amministrazioni (aggiungo incidentalmente che succede in regioni "rosse" del centro) dove dirigenti che dicono (e talvolta sono convinti) di essere di sinistra, rigirano la 30/2003 a loro piacimento e convenienza, mentre allo stesso tempo scrivono articoli di fuoco contro la precarietà del lavoro. Vabbè. 

Strane situazioni in Italia: negli stessi uffici convivono dipendenti "vecchio stampo" che non sanno comunicare via email ma che sono inamovibili, accanto a ragazzi dinamici e volenterosi che devono guadagnarsi il rinnovo ogni anno, ma che purtroppo non possono permettersi una gravidanza o un acquisto a rate di un pc. E che avranno una pensione da fame, letteralmente. Per come la vedo, flessibilità in Italia ce n'è abbastanza. Non ho accesso ai dati Istat recenti e per i nuovi assunti, ma so che il lavoro ad intermittenza è esploso negli ultimi tre anni. Se viene usato per far lavorare gli studenti nel fine settimana va bene, altrimenti siamo punto e a capo.

poiché la flessibilità per il datore di lavoro è un vantaggio e per il lavoratore un rischio non si capisce perchè il lavoro flessibile non costi di più.

D'altra parte le alte retribuzioni dei dirigenti sono spesso ANCHE giustificate dalla precarietà ( peraltro sempre minore ) del rapporto di lavoro.