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Non solo produttività: lezioni dalla Polonia

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Ed infine, occorre togliersi anche questa visione guelfi-ghibellini in cui ci sono gli "italiani" (lavoratori) ed i "datori di lavoro" (marziani?) l'un contro l'altro armati. Il mondo, figlioli, è fatto di gente diversa è variegata che o collabora per fare bene le cose o si fotte reciprocamente.

Da pessimista cronico, temo che il problema sia più generale: l'italiano "tipo" basa i propri comportamenti sul principio del "frega l'altro prima che lo faccia lui, perchè ci proverà" (dove l'altro è cliente, fornitore, dipendente, consulente, datore di lavoro, sottoposto o manager a seconda dei casi); ovviamente, anche chi non apprezza questa logica, finisce necessariamente per adeguarsi (o per soccombere), ulteriormente rafforzandola validità del principio stesso.

In questa ottica, ogni riforma finisce per essere interpretata ED applicata solo (o prevalentemente) come l'allargamento delle possibili fregature che X può lecitamente fare ad Y, purtroppo.

Come se ne esce? Qualcuno deve prendersi il rischio di "fidarsi" per primo per poi pagarne il probabile fio? O un "disarmo multilaterale", magari graduale, è possibile?