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Non solo produttività: lezioni dalla Polonia

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Per ragioni sempre di spazio posto una serie di considerazioni sul mio blog.

http://pensatoio.ilcannocchiale.it/2010/09/03/quando_non_si_sa_cosa_dire_noi.html

Credo che l'analisi qui fatta sia un po' semplificatoria

 

la svalutazione dello zloty è stata , contro euro > 20% : da 2,3 a 3,1 vs $ , da3,37 a 4,33 vs €. ( media 2009 / media 2008 da C.I.A. factbook )

vedi mio post intorno a mezzogiorno

ignoravo i fondi europei 

16,8 mld di zloty ( circa 4 mld di euro ) sono l'1,3% del PIL 2009 ; senza la crescita sarebbe stata comunque 0,4% ( no recession ) ma bisogna anche considerare i fondi 2008 e conteggiare solo la differenza. 

Grazie  per le precisazioni

Per quanto riguarda lo zloty, nel Febbraio 2009 addirittura ha raggiunto il cambio 5 :1 verso l'euro, tanto che la Banca centrale è dovuta intervenire

Quanto all'incidenza dei fondi UE ci si riferisce forse anche all'effetto del moltiplicatore ed all'efficacia indiretta degli investimenti effettuati.

Eppoi dicono che non ci sono più i teorici del sottoconsumo!

Il pezzo su Rosa è bestiale, in tutti i sensi. Con quel livello di rigore logico potresti provare più brevemente l'esistenza degli angeli, dei cherubini e dei serafini. Forse anche degli arcangeli ... beh, almeno tu hai il coraggio di dirlo che sono Rosa&Co che ti ispirano. Brancaccio ed amici quel coraggio non ce l'hanno e si nascondono dietro alle spalle di Krugman. Onore a te.

E devi anche essere uno simpatico: almeno ammetti subito d'essere alquanto confuso.

Oddio, non che senza quella pubblica dichiarazione non ce ne saremo accorti, ma aiuta ...

Continua così, keep up the fight: il sol dell'avvenire un giorno sorgerà.

Io parlavo della Polonia, tu giustamente mi parli della Luxemburg (che, come si sa,è nata nell'attuale Polonia). Io lo dico di essere confuso. Tu ?

I post scritti in corsivo sono sunti (forse fatti male) di scritti di altri. Quello sulla Luxemburg è fatto da me sulla scorta dei saggi introduttivi di Lucio Colletti e Claudio Napoleoni ad alcune antologie Laterza di parecchi anni fa sul crollo o il declino del capitalismo. Questo non per declinare le responsabilità, ma per precisare che quando scrivo di mio (il colore ultimamente è nero o celeste) sono molto molto peggio. Quasi quanto voi quando vi lasciate andare.

Il sol dell'avvenire non mi affascina molto, non ho mai imparato l'Internazionale. La mia è una adesione fredda. Mi diverte molto la risata del bambino che lo indica, stando in piedi su una gamba sola, nel finale di "Palombella Rossa". Nel 1977 avevo 14 anni e non mi piacevano i rappresentanti degli studenti. L'arroganza e il bullismo non mi sono mai piaciuti. Ora mi sento meglio. Per buona parte stanno dall'altro lato. Voi siete strani. Mi piace la questione del no alla proprietà intellettuale (mi sbaglio?). Ma sul mercato del lavoro fate venire i brividi.

Buona serata

 

 

 

 

 

Io lo dico di essere confuso. Tu ?

No, io me lo tengo in privato. Anche perché cerco di separare la nozione di "essere confuso" da quella di "essere cosciente di non aver capito". Le cose che non ho capito sono tantissime, un'infinità. Quelle su cui son confuso (ossia che credo di conoscere ma poi vengo regolarmente provato in contraddizione logica o fattuale) lavoro a tempo pieno per ridurle a zero. Ho la fortuna d'essere pagato lautamente per fare quasi solo quello, eliminare la confusione nella mia testa, quindi ammetto d'avere un unfair advantage ...

Per raggiungere l'obiettivo cerco di seguire la regola secondo cui se non ho capito una cosa molto ma molto bene non ne parlo in pubblico. In privato sì, tantissimo. Serve per capire quale sia il livello di confusione.

Voi siete strani.

Capisco, non sei il primo che lo nota. Che sia perché cerchiamo d'evitare il più possibile d'essere confusi ed abbiamo poco affetto per le nostre "idee" ed i "principi"?

Mi piace la questione del no alla proprietà intellettuale (mi sbaglio?).

Non ti sbagli. Anche se quella è una conclusione mia e di David K. Levine (the best detector of how confused one is I have ever found) e non coinvolge il resto di nFA. Ecco, quello è un buon esempio di "buttare a mare idee e principi preconcetti" al fine di eliminare la confusione mentale. È stata un'esperienza gradevole arrivarci.

Ma sul mercato del lavoro fate venire i brividi.

Capisco anche questo. Ma non siamo confusi. Neanche un po', neanche un po' ... io son sempre qui che attendo qualcuno che dimostri che lo siamo. Al momento mancano ma se dovessero arrivare sarebbero i benvenuti.

Ah, un ultima cosa, non tutto ciò che nFA pubblica è condiviso al 100% dai redattori di nFA. Per questo gli articoli hanno la firma individuale ... io difendo quello che scrivo io, non gli altri. Anche sul mercato del lavoro, tanto per dire.

Beh, considerato che stiamo tutti discutendo di un post che cita ''un recente studio econometrico'' che in realtà non esiste (il paper è pura statistica descrittiva), direi che la confusione è di casa anche da Lei.

Mamma come siamo acidini ...

Comunque, il post non l'ho scritto io e, siccome è in italiano per italiani, quella statistica è più o meno quanto si insegna nei corsi di econometrica di base in Italia, o no?

beh, se avessi detto a Giannini (R.I.P) che quella dell'articolo citato è di econometria, mi avrebbe preso a cinghiate (mica figurativamente); mi ricordo i moccoli che mi tiravano (giustissimamente perchè ero e sono bello duro di comprendonio) quando durante la tesi sbagliavo puntualmente a scrivere in Gauss e non funzionava nulla.

Cio' detto non considero la complicatezza di un modello una qualità intrinsecamente migliore della semplicità: concordo però che quella in oggetto sia statistica descrittiva.

Ma se funziona, basta ed avanza!!

 

Brancaccio che si nasconde dietro Krugman??? ma allora è vero che lei va per sentito dire...

Dagli atti provvisori del convegno www.theglobalcrisis.info (parzialmente tradotti in italiano in La crisi del pensiero unico, Franco Angeli, Milano 2010; gli atti definitivi saranno pubblicati in Brancaccio E.,  Fontana, G. (2011), The Global Economic Crisis, Routledge, London) io leggo che sulla crisi Brancaccio critica Krugman per la scelta di contestare i parametri ma non la logica della ''Taylor Rule'' e poi critica Fitoussi e Stiglitz per la impossibilità di riprodurre nei modelli macroeconomici del mainstream ''imperfezionista'' una relazione di ''lungo periodo'' tra sperequazione, domanda aggregata e reddito. Se ho capito la critica F&S sarebbero in contraddizione perché accettano i modelli del mainstream e contemporaneamente considerano quella relazione valida nel lungo periodo, mentre secondo Brancaccio in un impianto macroeconomico mainstream la relazione sarebbe al limite concepibile nel breve ma non nel lungo periodo. Personalmente non sono convinto che Brancaccio abbia ragione, ma non mi sembra proprio che si nasconda dietro Krugman, Stiglitz o qualsiasi altro New Keynesian & Co.