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Non solo produttività: lezioni dalla Polonia

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Ok, provo per l' ennesima (ed ultima) volta:

  1. schiavitù: la legge VIETA l'abuso (da parte del "padrone"), auspico severità
  2. licenziamento: la legge CONSENTE l'abuso (da parte del dipendente sfaticato o superfluo), per cui auspico flesibilità.

Ma un par di palle. Il celebre articolo 18 prevede il licenziamento con giusta causa, tanto quanto la legge sui contratti a progetto definisce un ambito di applicabilita' ben preciso per questi ultimi.

Poi nella pratica a) e' difficile sanzionare la giusta causa e b) si fanno un sacco di contratti a progetto per lavori che non rientrerebbero nell'ambito circoscritto dalla legge (vedi i contratti dei call center) sfruttando loopholes della legge. Io tra a) e b) non ci vedo differenze rilevanti.

Non e' che ripetendo in grassetto affermazioni soggettive ("vieta" e "consente") mandi molto avanti la discussione, quindi o mi spieghi nel dettaglio la differenza (che io non vedo) tra le due formulazioni o la finiamo li'.

La finiamo li.

Ti ricordo solo che al punto 1 mi riferivo ai succubi dei caporali in puglia, non ai lavoratori dei call center.C'è abuso e abuso.

Ecco, visto che hai fatto lo sforzo di introdurre un elemento chiarificatore in piu' cerco anche io di spiegarti in che misura certi abusi della legge sul lavoro precario siano gravi.

Il punto e' proprio che molti call center assumono su contratti a progetto non per la necessita' di un lavoro flessibile, ma semplicemente per abbattere il costo del lavoro. Io non sono contrario all'uso dei contratti a progetto quando vi siano reali esigenze di flessibilita', ma utilizzarli solo per abbattere il costo del lavoro e' un abuso grave.

Ti faccio un altro esempio di abusi gravi: pare che molti ospedali esternalizzino sia le pulizie che parte degli infermieri. Gli appalti per questi servizi vanno ad aziende esterne per un costo del lavoro complessivo pari se non superiore al costo del personale direttamente assunto dall'ospedale. Le ditte in appalto assumono a progetto i loro dipendenti (serve la flessibilita', che se l'appalto non viene rinnovato tutti a casa) pagandoli molto meno (sia in costo del lavoro che in stipendio netto) di quanto riceverebbero se assunti direttamente. L'imprenditore che ha coperto questa nicchia fa profitti molto alti.

Perche' l'ospedale fa questo? Ci sono due ragioni. In parte e' vero che le procedure di concorso per assumere personale pubblico sono troppo lunghe e costose ed andrebbero riformate, soprattutto per i posti di basso livello quali addetto alle pulizie od infermiere. Dall'altro e' ovvio che sussistano relazioni di corruzione che intercorrono tra i dirigenti degli ospedali (che decidono se esternalizzare) e gli imprenditori del settore (che ci guadagnano sulle esternalizzazioni abbassando il costo del lavoro).

In conclusione: ci sono lavori che non necessitano di flessibilita' (servizi di pulizia ed infermieri nei grandi ospedali) ma che vengono coperti con contratti a progetto. Se non e' un abuso grave questo.

 

Piu' in generale, io capisco che fare impresa in Italia sia difficile. Siamo tutti d'accordo che la produttivita' in questo paese sia bassa. Ma lo e' anche per un complesso di cause (mancanza di infrastrutture, taglia media delle aziende troppo piccola, assenza di politica industriale, cattivo sistema bancario, scarsa ricerca industriale, etc.) che nulla hanno a che vedere con le normative sul lavoro. Ma l'intenzione di gran parte degli imprenditori e' proprio quella di scaricare tutte queste inefficienze sul costo del lavoro.

Mi tocca ripetermi, sia il costo del lavoro che gli stipendi in Francia e Germania sono superiore a quelli italiani. La Francia ha un livello  tassazione/contribuzione/etc. leggermente superiore a quello italiano, stipendi molto piu' alti e sindacati egualmente potenti e tignosi. Ma ha anche una produttivita' piu' alta. Come sara' possibile questa magia? E perche' in Italia abbiamo deciso che il problema del rapporto costo del lavoro/produttivita' vada risolto abbattendo ulteriormente il numeratore?

L'impressione e' che, come sempre in questo paese, il conto dell'inefficienza collettiva lo debbano pagare ancora una volta solo i ceti inferiori. Impressione rafforzata dall'osservazione che, abbandonando le cifre del lavoro dipendente e passando ai redditi di managment medio/alto e professionisti affermati (architetti, avvocati, notai, etc.) si trovano cifre molto piu' in linea con quelle francesi o tedesche.