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La spesa per istruzione in Italia

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Graduatoria delenda est.

Posto che le tue descrizioni, anxia, sono generalmente interessanti e buone, mi vedo talvolta "costretto" a intervenire per dialogare su considerazioni e valutazioni (pur non essendo addentro nello stesso modo tuo nelle cose del sistema scolastico).

Ad esempio: le graduatorie sono un modo di valutazione dei titoli (accezione estensiva del termine) che taluni economisti di lingua italiana - alcuni capaci di scrivere editoriali su giornali della buona borghesia italiana -, nonché numerosi scienziati, in ispecie del settore biomedico, definirebbero "valutazione oggettiva". Questo perché, par di capire, l'elemento soggettivo della valutazione viene ridotto o financo (?) annullato, in guisa che il candidato al posto di lavoro deve solo fornire l'elenco dei suoi titoli, e un sistema di regole determina dei punteggi da assegnare a ciascuno di essi [costoro parlano con riferimento al reclutamento universitario, e i titoli in oggetto sono massimamente pubblicazioni scientiche]. In tal modo il cattivo reclutamento di commissioni giudicatrici attualmente libere di scegliere (infatti la valutazione dei concorsi universitari è proprio una "valutazione sintetica") sarebbe reso meno discrezionale sulla base del "merito oggettivo" (NB: io non credo granchè ai loro metodi e alle loro teorie).

Tu invece proponi la strada inversa, e cioè il passare da una valutazione totalmente vincolata ad una libera, da parte dei Presidi. Giusto? E come pensi che il comportamento dei Presidi potrebbe risultare diverso rispetto e.g. a quello delle "cattive" commissioni giudicatrici dei concorsi universitari?

Spiegami, insegnami, fammi capire, che sono molto interessato.

RR

 

 

 

In verità io preferirei un concorso, ma non maxi-concorso, specialmente NON come l'ultimo che fu abilitante e a zero cattedre (tant'è che a più di 10 anni di distanza si scorrono ancora le graduatorie). Un concorso di dimensioni umane, ovviamente su un numero definito di cattedre (reali).

Ma piuttosto dello stato di cose attuale è meglio la chiamata diretta che fa paura ovunque, ma in una certa parte di italia determinerebbe fenomeni di clientelismo paurosi, come disse un giorno l'ex ministro Berlinguer.

Ovviamente è urgente un decentramento: ora una parte di italia scarica le sue problematiche sull'altra parte (non esiste in nessun altro paese che l'insegnamento a scuola sia riservato a una parte sola, e non è giusto da nessun punto di vista). L'esercito degli insegnanti è ingestibile. I giochi, le truffe, le furbate intollerabili.

Ad esempio: le graduatorie sono un modo di valutazione dei titoli (accezione estensiva del termine) che taluni economisti di lingua italiana - alcuni capaci di scrivere editoriali su giornali della buona borghesia italiana -, nonché numerosi scienziati, in ispecie del settore biomedico, definirebbero "valutazione oggettiva". Questo perché, par di capire, l'elemento soggettivo della valutazione viene ridotto o financo (?) annullato, in guisa che il candidato al posto di lavoro deve solo fornire l'elenco dei suoi titoli, e un sistema di regole determina dei punteggi da assegnare a ciascuno di essi

Purtroppo quando si cala dall'iperuranio al mondo reale l'impatto è brusco...

Le graduatorie non sono assolutamente quello che dici tu. Non saprei neanche da dove cominciare.

In ordine sparso e soltanto accennando. Le ssis organizzate su base regionale hanno abilitato un numero """programmato""" di docenti. In Sicilia (persino più che nel resto del sud, dove non si è scherzato) devono aver arrotondato per eccesso, almeno un filino (tanto per quelli che non assorbe la regione o lo stato in loco c'è sempre il nord, dove secondo la vulgata meridionale da che mondo è mondo si va a prendere il ruolo... non me la sto inventando io e ed è considerato un "diritto inalienabile" sancito dalal Costituzione)... Poi in occasione tutte le successive riaperture delle graduatorie provinciali ognuno, ovunque si fosse abilitato (programmazione su base regionale eh) ha potuto iscriversi in qualunque provincia (scaricabarile elevato a norma, ovvio), fino al blocco e al putiferio delirante che è esploso, dopo aver accompagnato le graduatorie ad esaurimento per tutto il corso della loro essitenza. Nel frattempo, pur rinnovandosi ogni anno per nove anni consecutivi, la possibilità di affrontare la selezione ssis, è intervenuta una sanatoria che ha sfornato abilitati che hanno ingrossato le fila delle graduatorie ad esaurimento che sono in concorrenza per il ruolo con le graduatorie di merito dell'ultimo concorso, che non si possono abrogare (sic), ma in qualche caso restano in vigore le graduatorie del penultimo concorso di venti anni fa.

Le graduatorie misurano il merito?? Folleggiamo? Le graduatorie sono un girone infernale scalato con servizio che nella migliore delle ipotesi semplicemente non è valutato (e comunque l'anzianità di servizio non è un merito), servizio nelle paritarie (perché chi è assunto prescindendo dalle graduatorie - giustamente il privato assume chi vuole - deve vedersi riconosciuti punti su una graduatoria?), servizio finto in scuole inqualificabili (bastano un paio di ore a settimana, mica ci vuole l'orario completo), truffe assortite, titoli che più livellanti non potrebbero essere (alla ssis c'era una selezione in ingresso, ma in uscita lo scarto tra i voti era minimo o nullo), titoli farlocchi (leggasi comprati in quanto riconosciuti dal miur; perché li riconosce?...). E le capacità didattiche, quelle messe avanti da tutti quelli che chiedono o hanno preteso sanatorie (per qualche misterioso motivo in italia, quanto più uno viene trombato tanto più millanta doti comunicative e relazionali... che nega all'algido abilitato che abbiar superato una selezione), chi le ha mai valutate?

Posto che la programmazione per accedere alla non c'è mai stata e comunque è stata definitivamente travolta dal sistema di reclutamento (carosello impazzito per tutta l'italia, mentre gli accessi erano stati su base regionale) e dalla sanatoria, perché mai il semplice conseguimento dell'abilitazione deve comportare l'acquisizione del diritto ad essere assunti, in  fila postale, o dove non si è stati selezionati?

E questa sarebbe meritocrazia misurata secondo parametri oggettivi??

Questa è la fila della posta, dove fra l'altro i più furbi e disinvolti scalano irregolarmente le posizioni. Ma anche quando le cose sono regolari, il sistema fa acqua da tutte le parti.

E' un pantano in cui i meritevoli sono imprigionati e costretti ad aspettare il loro turno (magari per 10 o 15 anni).

I futuri abilitati dovrebbero spartirsi le briciole per rispettare le precedenze che prenotano cattedre per i decenni futuri?

Faa l'altro se non esitessero le diaboliche graduatorie si potrebbe rendere libera l'abilitazione, come accade in Spagna. Certo la condizione della sua liberalizzazione (magari idoneità per l'accesso ma senza numero choiuso) è l'abrogazione delle graduatorie e l'introduzione di un sistema di reclutamento meritocratico. L'abilitazione non è che un requisito per aspirare ad una cattedra, invece è stata trasformata in un diritto su una cattedra.

Grazie per le spiegazioni, cercherò di risponderti stasera punto per punto. Tuttavia non ho ancora ben capito le tue idee su

l'abrogazione delle graduatorie e l'introduzione di un sistema di reclutamento meritocratico

Cioè come dovrebbero essere fatti quei "concorsi di dimensioni umane, ovviamente su un numero definito di cattedre (reali)"? Chi bandisce, chi valuta (e come, soprattutto), chi decide?

L'abilitazione non è che un requisito per aspirare ad una cattedra, invece è stata trasformata in un diritto su una cattedra.

In che senso l'abilitazione può essere "un diritto su una cattedra"? Nenche la vittoria in un concorso può dare diritto ad essere chiamato (infatti ci sono concorsi universitari dove poi la facoltà NON chiama nessuno, e va tutto a monte...).

RR

 

 

In che senso l'abilitazione può essere "un diritto su una cattedra"?

Non è che "può". E' di fatto così in italia: ogni abilitato ssis e ogni sanato del dm 85/05 (come ogni idoneo del concorso che, se ha insegnato, ha il piede in due scarpe, gm e gae, scorse ciascuna al 50% per il ruolo) attraverso l'inserimento nelle graduatorie ad esaurimento ha "acquisito il diritto" ad essere assunto a t.i. , che matura quando, scorrendo le gae, in cui stanno tutti in fila indiana arrampicandosi con mezzi nella migliore delle ipotesi non meritocratici, nella peggiore illegali, verrà il suo turno. Nell'età dell'oro (il mito dei metalli insegna che si succedono età contraddistinte da metalli via via più vili) il sistema di abilitazione-formazione e quello di reclutamento (la distinzione tra i due sistemi a volte non la intende neppure qualche zucca che pure sta dentro al sistema) si sono fusi. La fusione è possibile solo quando si programmano rigorosamente gli ingressi nel sistema di formazione-abilitazione. In italia, credo che nessuno si stupisca, le cose sono andate  molto diversamente. Ergo, bisogna divaricare i sistemi;: in virtù dell'abilitazione si può aspirare a concorrere, punto. Non soltanto gli sventurati del post-blindatura, ma tutti. Bisogna aavere la capacità di affrontarae gli strepiti.

Ora come il concetto di "turno" sia meritocratico, non so, è la tua tesi non la mia. Quale "merito" in più può vantare chi si è abilitato quattro anni prima, per dire.  Se ci fosse stata una programmazione reale, avrebbe avuto un senso far coincidere l'abilitazione con il diritto all'immissione in ruolo, ma così non è. E poi le graduatorie sono viziate da tante di quelle magagne, che nonanche un virtuoso del sofisma potrebbe qualificarle "meritocratiche".

Gli abilitati del futuro tfa, invece, non godranno di questo bizzarro "diritto", essendo state le graduatorie ad esaurimento, già permanewnti, blindate (Fioroni aveva già emanato il decreto per il X ciclo ssis, a graduatorie blindate, quando è sopraggiunta la gelmini che ha bloccato una ssis che non dava più nemmeno un posto di attesa) ma ne subiranno le conseguenze (un indebito privilegio garantito a qualcuno è sempre un afregatura per qualcun altro). La prenotazione della cattedra è un'ignobile peculiarità italiana. Quindi, graduatoria delenda est. L'abilitazione deve  essere per tutti soltanto un requisito per concorrere.

 

Chi bandisce, chi valuta (e come, soprattutto), chi decide?

La proposta Aprea, che ho già ricordato, potrebbe suggerire un'ipotesi. Se ne possono considerare varie. Comunque, ribadisco, qualsiasi cosa, persino il sorteggio, è più equo e meritocratico delle attuali graduatorie.

Ma e' tanto difficile pensare ad un sistema in cui la qualita' viene garantita dalla concorrenza? In cui si celebrano criteri SOGGETTIVI di reclutamento, ed in cui si favorisce la liberta' di scelta dei genitori? Io ho insegnato per 7 anni in una universita' pubblica e reclutavamo con criteri interamente soggettivi, soggetti solo ad un controllo formale del dean. Quel dipartimento ha vinto 2 nobel in 4 anni...

Io ho un forte timore ossia che dare perfetta libertá di scelta a livello di scuola primaria e secondaria ai genitori finisca per favorire principalmente se non unicamente i figli di genitori meglio istruiti piú che favorire una paritá di condizioni di partenza a tutti indipendentemente dal reddito.

Qui un articolo del 2005 su JPE che sicuramente conoscerai meglio di me che conferma questo mio dubbio. 

Qui potete trovare il pdf dell'articolo citato, senza dover pagare 36 USD ...

Tre commenti.

Uno, semischerzoso: da quando in qua ci fidiamo ad occhi chiusi dei risultati empirici firmati da Steve Levitt? Visto il track record, farei molta attenzione.

Secondo, più serio: embe? Ammesso e non concesso che così sia, perché mai dovremmo dire di no a priori ad una riforma che migliora le condizioni di una fetta sostanziale degli studenti e non danneggia i rimanenti altri? Perché su questo punto, se leggi con attenzione il paper, i tre sono molto espliciti. Non c'è alcuna evidenza che quando c'è libertà di scelta quelli che non cambiano scuola vengano danneggiati e facciano peggio, mentre quelli che la cambiano tendono a fare meglio, magari di poco ma meglio.

Terzo, gli autori non sembrano notare che una possibile ragione per cui alcuni studenti non cambiano quando ne hanno la possibilità è perché ... magari stanno bene dove stanno. Assumere vi sia mismatching prima d'introdurre la libertà di scelta NON implica che tutti gli studenti debbano cambiare quando possono: qualcuno sarà ben contento di dove si trova, no? Il 100% mismatching è tanto improbabile quando lo 0%! Infatti, guarda caso, cambia circa il 50% che, con una flat prior, è il valore atteso. Il paper è altamente incompleto perché non studia questo aspetto, o se lo fa io l'ho mancato (letto molto di fretta molto tempo fa) ...

Ah, c'è anche il quarto commento: come gli autori evidenziano, quelli che cambiano e fanno meglio sono, guarda caso, i più motivati e vogliosi di darsi da fare. Well, what's wrong with that? Questa è dunque una riforma meritocratica, come si ama dire in Italia e come (a parole) tutti vorrebbero venisse fatto, sia a destra che a sinistra. A parole, perché poi nei fatti si trovano sempre le scuse più assurde (scusami, ma la tua appartiene a questa categoria) per non far nulla.

L'Italia, appunto ...

Non so a me pare che i figli dei genitori istruiti abbiano condizioni di partenza cosi' vantaggiose da rendere impossibile agli altri adeguarsi, indipendentemente dalla scelta della scuola. Lo vedo con mia figlia. Qui non si tratta di cercare vantaggi per gli sfortunati. Si tratta di penalizzare chi fa male (dal lato dell'offerta). Dimmi in quale modo i criteri di reclutamento "a concorso" favorirebbero gli sfortunati.

I ricchi possono gia pagarsi le ripetizioni (oltre a girare il mondo, visitare musei, andare a teatro, etc...), io dico che l'attuale criterio e' a svantaggio dei poveri. 

 

Ma e' tanto difficile pensare ad un sistema in cui la qualita' viene garantita dalla concorrenza? In cui si celebrano criteri SOGGETTIVI di reclutamento, ed in cui si favorisce la liberta' di scelta dei genitori? Io ho insegnato per 7 anni in una universita' pubblica e reclutavamo con criteri interamente soggettivi, soggetti solo ad un controllo formale del dean. Quel dipartimento ha vinto 2 nobel in 4 anni...

 

nella scuola elementare e media inferiore e superiore?

"criteri soggettivi di reclutamento" in che senso? " anche a prescindere dai requisiti?

"libertà di scelta dei genitori"... beh, anche adesso sono abbastanza liberi di scegliere l'indirizzo e la scuola. A parte il dettaglio che anche scegliere la scuola è poco significativo, dipende soprattutto dalla classe, è lì che si fa la didattica.

Solo che le scelte non le vedo ottimali: i parametri di solito sono il giudizio degli insegnanti del ciclo precedente, la vicinanza geografica, il desiderio di rimanere con i compagni, le tradizioni familiari, l'"orientamento" delle singole scuole (che spesso si vendono con l'argomento "prendiamo tutti, si lavora poco, il pezzo di carta lo diamo lo stesso"). Capisco che quello che dico va contro la teoria delle scelte razionali, ma spesso i genitori non sanno nemmeno come è organizzato l'indirizzo che scelgono, o si basano su preconcetti tipo "l'istituto tecnico è più facile del liceo e si può andare a lavorare prima". Così il ragazzo che esce dalle medie con buoni risultati e/o viene da una famiglia middle class va al ginnasio (28 ore settimanali, largo spazio a discipline linguistico-discorsive), quello di famiglia "proletaria" con risultati peggiori va all'ITIS (fino a 36 ore settimanali, tanta matematica e materie professionali che richiedono buone conoscenze scientifiche), e il ragazzo accumula ritardi e bocciature o si disperde. E poi, se è bravo fa l'università, se non lo è magari non sa installarti un sistema operativo o cambiare un disco fisso, e il suo sogno è entrare in PS o nei carabinieri...

 

 

Un'ipotesi

non necessariamente la  migliore in assoluto, basta che anche i reazionari (abbondano tra i progressisti ;)) si convincano che persino il sorteggio sarebbe meglio delle attuali graduatorie, che peraltro non hanno nulla ache vedere con un concorso (nelle graduatorie ad esaurimento, già permanenti, si sono inseriti in fila indiana - meritocratica? -tutti gli abilitati via via che sono stati sfornati).

 

Chi bandisce, chi valuta (e come, soprattutto), chi decide?

 

Stai tranquillo, Renzino, la laurea, la specializzazione e l'abilitazione resteranno saldamente in mano ministeriale; il reclutamento (l'assunzione con qualsiasi contratto) è un'altra cosa. Spero che questa nozione minima si diffonda anche tra i refrattari ad accoglierla e farla propria.

Purtroppo nell'età dell'oro l'abilitazione ha improvvidamente portato con sé il dirittoo all'assunzione, ecco come si spiegano i millemila in attesa del ruolo, e mica tutti sono precari stricto sensu eh, ma tutti hanno "diritto" a cogliere il ruolo, fosse pure tra venti anni.

anxia, scusa la mia ignoranza: ma quali garanzie ti dà (sulle capacità professionali) il reclutamento mediante concorso? esso concorso serve solo perché nella PA si entra per concorso (come da Costituzione). Inoltre le prove di concorso replicano in miniatura gli esami universitari che tutti i candidati hanno già superato. Quindi, perché sarebbe, così come è adesso, la forma migliore per individuare la persona giusta da assumere in quella ben determinata scuola di quel particolare territorio?

Sul miglior sistema di reclutamento in realtà mi interrogo. La mia posizione si è evoluta nel tempo e non si è ancora assestata in maniera definitiva. Sto cercando di capire :)

Di certo il sistema attualmente in vigore è pessimo, in quanto rigido, burocratico, non meritocratico, e persino opaco o peggio. Un sistema burocratico che non riesce neppure a garantire la trasparenza è il trionfo dell'inefficienza ed è da buttare.

Inoltre le prove di concorso replicano in miniatura gli esami universitari che tutti i candidati hanno già superato

Qualcuno addirittura sostiene che il concorso sia uno strumento ottocentesco. Personalmente non sono così categorica, anche se anch'io rilevo la rigidità e l'inadeguatezza del concorso tradizionale (un concorso abilitante a zero cattedre poi è inqualificabile).  Un certo titolo e certi requisiti (determinati esami) non garantiscono l'omogeneità della preparazione disciplinare, neppure quando la valutazione è stata la stessa. Ma convengo che si debbano adottare strumenti più flessibili e non circoscritti alla pur fondamentale e imprescindibile preparazione disciplinare. E riconosco che la scuola non deve subire lo "scodellamento" di un perfetto sconosciuto, ma deve poter partecipare alal scelta del proprio insegnante. La valutazione della scuola poi permetterebbe di innescare un circolo virtuoso.

La proposta Aprea? E' ragionevole?

I detrattori sostengono che si tratti di chiamata diretta camuffata. Magari potrebbe essere considerata una chiamata diretta collegiale. Se le cose si svolgono correttamente, potrebbe funzionare.

 

Le graduatorie sono un assoluto disastro, ma è ben difficile che si possano interamente abolire. Io mi accontenterei di un sistema che riservi il 50% dei posti a concorsi (riservati agli abilitati) assolutamente locali ( ad esempio commissione di concorso nominata dal consiglio di istituto, tra docenti di altre scuole). Certo dovremmo prevedere qualche clientelismo di presidi, ma tutto sommato ci saranno anche presidi sostenuti dai rappresentanti dei genitori nel consiglio di istituto che cercheranno di nominare commissioni competenti ed oneste. Aggiungo che io preferirei ammettere al tirocinio per l'abilitazione anche i laureati triennali, ma su questo avremo l'opposizione serrata delle facoltà universitrie di lettere. Troppi interessi (sindacali, accademici, di clientele politiche) gravitano intorno alla formazione e reclutamento degli insegnanti.  Dobbiamo però ricordare che prima del Ministero di Luigi Berlinguer (1996) tutti i maestri elementari erano stati reclutati per concorso. 

Le graduatorie misurano il merito??

Secondo me chi la ha pensate, le pensate con quello scopo, cioè "misurare" il merito, in un certo modo, per mettere un ordine, insomma. Era una specie di proto-Giavazzi, a suo modo.

Tiieni presente che la scuola italiana è la scuola della Repubblica. Il proprietario è il popolo italiano che volle porre nei principi il valore delle pari opportunità, e assegnare all'istruzione una funzione strumentale a quel fine. Quindi il fatto che ci siano graduatorie "territoriali" e non scolastiche non è altro che il portato del fatto che la Scuola è Una. Cioè tutte le unità scolastiche devono essere trattate allo stesso modo. Altrimenti che fai, tratti le scuole dei Parioli in un modo e quelle di Tor Bella Monaca in un altro?

Naturalmente tu puoi dire: faccio lo stesso dei concorsi scolastici una volta che le graduatorie fossero "azzerate", e considerate solo come mere abilitazioni. Sul principio sarei d'accordo, ma allora bisogna essere pronti a "tollerare" delle difformità qualitative fra diverse unità scolastiche. Dopo ci sei tu a sostenere l'Onda dei Genitori inferociti che vengono a chiedertene conto? Comunque sul principio sono del tutto positivo.

Però, ripeto, secondo me la graduatoria fu pensata per semplificare, non per complicare. Pensa a tutti i concorsi che si dovrebbero svolgere - e sarebbero ovviamente concorsi "locali all'Italiana". Nell'Università è stata coniata la locuzione "la irresistibile ascesa del cretino locale" per qualificare il reclutamento ex 210/98 (c.d. Berlinguer). All'epoca (1998) tutti i commentatori (Giavazzi, ecc.) gorgheggiavano entusiasti per la "localizzazione" dei concorsi; dopo solo 2 anni già iniziavano a lamentarsi.

 

Le graduatorie sono un girone infernale scalato con servizio che nella migliore delle ipotesi semplicemente non è valutato (e comunque l'anzianità di servizio non è un merito), servizio nelle paritarie (perché chi è assunto prescindendo dalle graduatorie - giustamente il privato assume chi vuole - deve vedersi riconosciuti punti su una graduatoria?), servizio finto in scuole inqualificabili (bastano un paio di ore a settimana, mica ci vuole l'orario completo), truffe assortite, titoli che più livellanti non potrebbero essere (alla ssis c'era una selezione in ingresso, ma in uscita lo scarto tra i voti era minimo o nullo), titoli farlocchi (leggasi comprati in quanto riconosciuti dal miur; perché li riconosce?...). E le capacità didattiche, quelle messe avanti da tutti quelli che chiedono o hanno preteso sanatorie (per qualche misterioso motivo in italia, quanto più uno viene trombato tanto più millanta doti comunicative e relazionali... che nega all'algido abilitato che abbiar superato una selezione), chi le ha mai valutate?

Oddio, quello che mi descrivi dipende parecchio dalla definizione dei "titoli" valutabili (nel senso di considerabili - altri direbbero "aventi valore legale") e le relativi attribuzioni di punteggi. Per il discorso che ti ho fatto in partenza, la "valutazione" è Una, perchè Una è la Scuola della Repubblica, e le regole le decide il Proprietario piuttosto che lasciarle in mano ai gestori pro-tempore (docenti/Presidi), dei quali non si fida (del resto ti pare che il medesimo proprietario abbia una elevata considerazione del corpo docente universitario?).

Queste considerale come Note di Appunti per una Comprensione dell'Organizzazione Scolastica...

RR

 

 

Le graduatorie misurano il merito??

Secondo me chi la ha pensate, le pensate con quello scopo, cioè "misurare" il merito, in un certo modo, per mettere un ordine, insomma.

No, Renzino, non ci siamo per niente. Gli abilitati ssis erano destinati ad una selezione finalizzata all'immissione in ruolo (la ssis era il sistema di formazione-abilitazione cui sarebbe seguita l'stituzione di un sistema di reclutamento). Le graduatorie, nate in surroga del sistema di reclutamento che  è stato abortito, sono figlie di una guerra e tutta la loro tormentata esistenza è stata bellicosa.

 

Naturalmente tu puoi dire: faccio lo stesso dei concorsi scolastici una volta che le graduatorie fossero "azzerate",

Le graduatorie ad esaurimento non sono state stilate in base ad un concorso. Le graduatorie di merito invece sono state stilate in base a un concorso, e risalgono a un'epoca remota, eppure vivono ancor. Gli abilitati sfornati nei successivi nove cicli e poi i sanati e persino gli abilitati del concorso con tot servizio (sono state molte accoglienti per arrivare  a millemila...) sono stati messi in fila, numeretto alla mano. Avrebbe dovuto essere introdotto un sistema di reclutamento (questa era l'intenzione), ma è stato abortito (all'epoca il conflitto con gli abilitati del concorso fu acceso). La "programmazione" che era stata fatta su base regionale è stata stravolta dai furiosi  caroselli impazziti di chi ha potuto inserirsi in qualunque provincia italiana (la prevalente direzione del movimento è stata - e sarà ancora se l'amministrazione non troverà un rimedio a prova di tar - ovviamente da sud a nord, ma non solo, è stato tutto un fottere il prossimo, per esaltare la "razionalità" del sistema). La costituzione è stata chiamata in causa pretestuosamente e strumentalmente: i concorsi erano regionali e nessuno si è mai sognato di invocare la costituzione per farsi reclutare laddove non era stato selezionato.

 

Tiieni presente che la scuola italiana è la scuola della Repubblica. Il proprietario è il popolo italiano che volle porre nei principi il valore delle pari opportunità, e assegnare all'istruzione una funzione strumentale a quel fine. Quindi il fatto che ci siano graduatorie "territoriali" e non scolastiche non è altro che il portato del fatto che la Scuola è Una. Cioè tutte le unità scolastiche devono essere trattate allo stesso modo. Altrimenti che fai, tratti le scuole dei Parioli in un modo e quelle di Tor Bella Monaca in un altro?

Grazie del pistolotto. Ma che ci azzecca? Di quali graduatorie "territoriali" parli? Ci riprovo: la programmazione e l'abilitazione sono state condotte su base regionale; per coerenza e per concretizzare la "programmazione" il reclutamento avrebbe dovuto essere parimenti su scala regionale. Invece è venuto a mancare proprio il vincolo territoriale ed è espoloso il delirio amministrativo, sprigionato dalla nota contraddizione territoriale italica e dallo scaricabarile che la contraddistingue.

Altrimenti che fai, tratti le scuole dei Parioli in un modo e quelle di Tor Bella Monaca in un altro?

Perché se, anziché mettere in fila gli abilitati, invoco un sistema di reclutamento, discrimino tor Bella Monaca o i Parioli?? Che senso ha questo discorso?? Perchè vuoi negare a Tor Bella Monaca dei bravi insegnanti, quando può scegliere i migliori in circolazione tra gli abilitati? Perché deve sciropparsi quelli "di turno". In nome del culto delle Graduatorie? Ma hai capito come sono nate, come sono (s)regolate, antimeritocratiche, opache, rigide, burocratiche? Certamente non pensate nell'interesse della scuola...

Naturalmente tu puoi dire: faccio lo stesso dei concorsi scolastici una volta che le graduatorie fossero "azzerate", e considerate solo come mere abilitazioni.

E' quello che soSul principio sarei d'accordo, ma allora bisogna essere pronti a "tollerare" delle difformità qualitative fra diverse unità scolastiche. Dopo ci sei tu a sostenere l'Onda dei Genitori inferociti che vengono a chiedertene conto? Comunque sul principio sono del tutto positivo.

Che cosa dici? Non ti seguo. Unici i requisiti in tutta italia: laurea, specializzazione all'insegnamento ad accesso programmato, abilitazione.  Se invece di mettere in fila gli abilitati, numericamente di gran lunga eccedenti il numero delle cattedre, si adotta un sistema di reclutamento, si introducono difformità qualitative??? Magari si comincia ad elevare la qualità ora mortificata e a premiare il merito ora a sua volta mortificato dalla costrizione in una posizione data all'interno di una fila, senza possibilità di scarti.

 

No, Renzino, non ci siamo per niente.

Allora ci riprovo, prendendola dall'altra parte. Non sto discutendo la convulsione attuale del sistema con le sue eruzioni, getti di lava, e sedimentazioni successive, ma sto cercando di dare una risposta alla domanda "Perchè non si è istituito dall'inizio dei tempi un sistema del tipo "abilitazione nazionale + concorso locale" (che è quello, come ho scritto, su cui sono d'accordo anch'io, e che propugno anche per l'Università)? Le risposte possono essere diverse, ma ribadisco che in ultima analisi si riconducono all'idea che non ci si è mai staccati dalla convinzione che (a) gli arbitri e i maneggi sarebbero stati maggiori, con quel sistema, benchè sia ovvio che questa stratificazione ora esistente sia scandalosa, e (b) ci sarebbe stato un processo di "divergenza qualitativa" incontrollabile e incontrollato. Spero di avere riassunto in modo succinto e comprensibile il mio pensiero.

Unici i requisiti in tutta italia: laurea, specializzazione all'insegnamento ad accesso programmato, abilitazione.  Se invece di mettere in fila gli abilitati, numericamente di gran lunga eccedenti il numero delle cattedre, si adotta un sistema di reclutamento, si introducono difformità qualitative???

anxia, devi cercare di vedere - secondo me - la "fila" come "parte del processo di reclutamento" e non come fase distinta. In Italia la valutazione è malata, come concetto. Laddove dai un potere di decidere liberamente, hai posto le premesse per la formazione di una cricca che "manovra" quella valutazione. Per questo devi anche immaginare la cosa come strumento per evitare guai peggiori.

RR

 

 

 

"Perchè non si è istituito dall'inizio dei tempi un sistema del tipo "abilitazione nazionale + concorso locale"?

Le risposte possono essere diverse, ma ribadisco che in ultima analisi si riconducono all'idea che non ci si è mai staccati dalla convinzione che (a) gli arbitri e i maneggi sarebbero stati maggiori, con quel sistema, benchè sia ovvio che questa stratificazione ora esistente sia scandalosa, e (b) ci sarebbe stato un processo di "divergenza qualitativa" incontrollabile e incontrollato.

No no no. Non è andata così.

Le graduatorie hanno cominciato ad essere percepite come un comodo meccanismo per eludere un reclutamento vero, insomma un paradiso per imboscati, tanto il diritto all'immissione in ruolo era garantito e all'inzio i tempi erano anche più brevi, poi si sono allungati (comunque variabili per classe di concorso), ma il diritto al ruolo statale permane vita natual durante (ma la vedremo questa!).

Ma quale "divergenza qualitativa"? Perché? Dov'è la logica del tuo ragionamento? Paga comunque pantalone, ma ognuno può scegliere i migliori per sé. Secondo te, le graduatorie assicurano omogeneità qualitativa?? C'è di tutto là dentro e in tutte le possibili combinazioni: il trionfo dell'eterogeneità incontrollabile.

L'omogeneità la garantisce un percorso serio dove non soltanto non si ammettano sanatorie, ma neppure si elargisca una generosa dote di punti a certi soggetti per evitare che facciano ricorso

 

"fila" come "parte del processo di reclutamento" e non come fase distinta. In Italia la valutazione è malata, come concetto. Laddove dai un potere di decidere liberamente, hai posto le premesse per la formazione di una cricca che "manovra" quella valutazione. Per questo devi anche immaginare la cosa come strumento per evitare guai peggiori.

Siccome la valutazione è malata, ci rassegniamo alla "fila" che taglia fuori, fra l'altro tutti quelli che, non certo per colpa, ne sono esclusi, ovvero i prossimi e futuri abilitati??

Perché non il sorteggio allora?? Magari inclusivo di tutti gli abilitati, attuali e futuri, così non si taglierebbe fuori nessuna generazione come invece fa la fila.

Quelli della green card sono troppo avanti, hanno capito tutto da mo'

Devo ricordarmi di fare scorta di maalox

Ma quale "divergenza qualitativa"? Perché? Dov'è la logica del tuo ragionamento? Paga comunque pantalone, ma ognuno può scegliere i migliori per sé.

Cosa vuol dire "ognuno può scegliere i migliori per sé"? Vuol dire che si creeranno differenze fra chi sceglie meglio (o ha avuto più fortuna) e chi sceglie peggio, ed inoltre che alcune unità scolastiche saranno più sfavorite per motivi di posizione (collocazione "in provincia", in "zone difficili", ecc.).

Ma la scuola non è come il supermercato, per cui puoi (da utente) sceglierne una girando col carrello. Quando si formassero sensibili differenze fra scuole, avresti il ras locale dei luoghi "sfortunati" che organizza la rivolta per la perdita strutturale delle "pari opportunità" per i propri figlioli...

La "graduatoria" (non sgridarmi troppo sugli aspetti tecnici) coglie l'idea che la Scuola è Una, perchè una è la Comunità [l'ἐκκλησία (ekklēsia)] da servire, e quindi il reclutamento è Uno solo, non ci sono "tanti reclutamenti quante scuole [unità scolastiche]".

Spero di essermi spiegato...

RR

 

 

Ma la scuola non è come il supermercato, per cui puoi (da utente) sceglierne una girando col carrello. Quando si formassero sensibili differenze fra scuole, avresti il ras locale dei luoghi "sfortunati" che organizza la rivolta per la perdita strutturale delle "pari opportunità" per i propri figlioli...

o_O

Ci provo per l'ultima volta: la scelta avviene tra abilitati, non tra chi passa per strada. Laurea, specializzazione all'insegnamento e abilitazione sono autorizzate, omologate e regolate dal ministero. Ma, anziché prendersi chi è di turno (magari chi si è abilitato, forse dopo un discreto numero di bocciature, cogliendo l'ultima sanatoria salvifica accordata in virtù di un servizio prestato grazie ad automatismi e mai valutato, o in circostanze torbide, e può essere impreparato e/o incapace e/o instabile e/o lavativo).

Oggi la scuola è un supermercato dove si va a prendere il ruolo, in una parte del paese, allungando la tessera punti debitamente riempita. Auspicare l'introduzione di un sistema di reclutamento razionale in luogo della tyche, comporterebbe "la perdita strutturale delle "pari opportunità" per i propri figlioli", con conseguente rivolta??

Le differenze esistono oggi. Oggi si negano opportunità per non affrontare nodi che provocherebbero resistenze tra gli acquisitori di diritto al posto fisso, mica tra gli utenti, che avrebbero tutto da guadagnare. Ora che non si sceglie, quando tocca, ci si deve sciroppare il peggio, esattamente perché si è stati sfortunati. Le graduatorie sono nate e sussistono per tacitare e rintuzzare le pretese degli aspiranti,  non certo nell'interesse della scuola. Prendo atto: siccome scegliere è difficile, è meglio rinunciare e affidarsi alla raccolta punti, che fra l'altro taglia fuori qualche generazione. Ora me lo segno. Continuo a non capire perché,  a questo punto, non si acclami il sorteggio, che almeno non taglierebbe fuori nessuna generazione e sarebbe lo stesso in tutta italia. Sorteggio= sistema omogeneo, no?

 

La "graduatoria"  coglie l'idea che la Scuola è Una, perchè una è la Comunità [l'ἐκκλησία (ekklēsia)] da servire, e quindi il reclutamento è Uno solo, non ci sono "tanti reclutamenti quante scuole [unità scolastiche]".

La graduatoria  non coglie un tubo, perché non è stata progettata, bensì è l'esito estremo della rinuncia a concepire un sistema di reclutamento da parte di chi (tutti coloro che si sono succeduti) non è stato capace di disboscare i privilegi accampati da questo o quello. Ha imbarcato tutti, finché la si è blindata.  Almeno così si dice, ma una volta  creata, come il mostro di Frankestein, è sfuggita al controllo del creatore, pertanto, finchè esisterà, per intervento del tar sarà suscettibile di nuovi inserimenti (a qualcuno interessa l'assunzione a t.i. subito prima del pensionamento, non insegnare a scuola).

La graduatoria da sempre si mantiene in precario e virtuosistico equilibrio tra svariati clientelismi. E poi quali sarebbero i "tanti reclutamenti"? Hai capito che le attuali graduatorie sono provinciali per snaturamento di una programmazione regionale? Hai capito che la posizione occupata non ha nulla a che vedere con il merito ma è l'incrocio di una serie di fattori discutibili, quando non illegali?

Scusa se mi permetto Renzino, ma, secondo me, non sai di che cosa stai parlando e ti sei incaponito, affezionandoti all'idea di Graduatoria (spero almeno che tu abbia capito che non è la graduatoria stilata dopo un concorso, ma si scorre anche quella, pur stantia), perché burocratica, rigida e dirigistica. Poco importa se antimeritocratica, opaca, fallimentare. Poco importa che non selezioni i migliori e tagli fuori tutti quelli che hanno avuto la ventura di essere sopraggiunti al momento sbagliato. Interessante il richiamo ad una democrazia esclusiva. Anche i privilegiati di oggi, come il polites, godono di opportunità negate agli esclusi dal privilegio (quello odierno è la possibilità di acculturarsi percorrendo una strada alternativa o di affermarsi professionalmente in forza di un illustre lignaggio) a causa di una scuola che, assecondando logiche di collocamento, conculca il diritto a riscattarsi degli ultimi. E' il trionfo del censo sul merito.

I "pregi" delle graduatorie possono essere illustrati soltanto dagli imboscati e da un burocrate reazionario interessato al mantenimento dello status quo per poter esercitare il proprio dispotico controllo.

Ma non ti sturba che soltanto in italia si affidi il "reclutamento" alla raccolta punti esselunga, ovvero si rinunci ad adottare un sistema di reclutamento, mentre in tutti gli altri paesi europei si adotta, com'è naturale, un sistema di reclutamento, in luogo del Caos.

Ma non ti sturba che soltanto in italia si affidi il "reclutamento" alla raccolta punti esselunga, ovvero si rinunci ad adottare un sistema di reclutamento, mentre in tutti gli altri paesi europei si adotta, com'è naturale, un sistema di reclutamento, in luogo del Caos

Confermo che sono per un sistema di reclutamento... cerco anche di evitare di agitarmi senza capire il senso delle cose, del perchè sono come sono.

Così, tanto per chiudere il discorso e cambiare argomento, ti dico perchè non c'è meritocrazia nello sviluppo di carriera dei docenti. E' così perchè quando la Democrazia Cristiana decise che era cosa buona e giusta che le donne potessero avere un lavoro ed anche la famiglia, si premurò di evitare che ci potessero essere strutture di carriera basate sulla ricompensa di "meriti particolari", che si sarebbero acquisiti, evidemente, con uno "speciale" impegno. Le donne avrebbero dovuto fare il loro po' di insegnamento, al mattino, e poi correre a casa, a preparare il minestrone, e curare la famiglia.

I valori del nostro Paese, cara anxia, non sono gli stessi del popolo inglese, e neanche di quello tedesco. Valori diversi, norme diverse. Il Diritto e' Valore. E, devo anche dire (o ammettere, da ateo quale sono) che non possiamo diventare tutti protestanti dall'oggi al domani.

RR

 

Il Diritto e' Valore

Esatto il diritto è valore: tu vuoi negare diritti ai più per preservare gli odiosi privilegi di una chiassosa minoranza.

Spero di essermi spiegato...

E poi vorrei sapere perché non proponi l'estensione di questo diabolico sistema  anche ai medici.

Si deve far così: ogni medico con l'abilitazione acquisisce automaticamente il diritto ad essere assunto a t.i. (e gli avvocati? e gli architetti? perché loro non dovrebbero acquisire automaticamente il diritto all'assunzione con l'abilitazione), ovvero prenota il suo posto: entro un ventennio lo occuperà.

Semplicemente accodandosi a chi lo ha preceduto entra in una graduatoria da cui ogni struttura pubblica è costretta ad attingere rigorosamente scorrendo la lista.

La "programmazione" si fa su scala regionale (la programmazione non funziona allo stessso modo in tutte le regioni), ma ad ogni apertura di graduatoria ognuno può, almeno nominalmente, inserirsi in qualunque provincia, ad occhi chiusi fra l'altro (è un salto nel vuoto: se tutti la pensano allo stesso modo, i più restano al palo). Il numero degli abilitati è decisamente sovradimensionato rispetto ai posti.

Ogni tanto si fa una sanatoria per quanti hanno prestato servizio da non abilitati. Se si traccheggia, interviene il tar e impone la sanatoria. E li si imbarca tutti.

Il punteggio di abilitazione è più o meno lo stesso per tutti. La graduatoria si scala prestando servizio ovunque anche in strutture private fantasma o con qualche altro magheggio, oppure grazie a titoli comprati (accade in tutta italia). E se la sicilia ne ha sfornati più di tutti, a causa della diaspora gli altri si devono mettere da parte. Se i posti sono prenotati fino al 2050 (non si è "programmato" proprio con precisione...), pazienza, vorrà dire che si praticherà il salto generazionale.

Se il miglior medico del mondo non è in posizione utile per un paio di decenni, se ne dovrà fare a meno. Non c'è altra possibilità. La struttura accogliente deve prendere quello che capita, senza poter reclamare neppure un concorso che discerna.

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E perché non estendere il modello all'università: i dottori di ricerca dovranno essere tutti (nessuno escluso) inseriti in una graduatoria, da dove ogni università, all'occorrenza, dovrà assumere chi è di turno, sulla base dell'anzianità. Ovviamente fino all'esaurimento della stessa, poiché il dottore di ricerca avrebbe maturato il diritto all'assunzione con il solo conseguimento del titolo (del resto ha già vinto un concorso per entrare, ecchediamine che si pretende di più?). E' accettabile? E' razionale?

con l'abilitazione acquisisce automaticamente il diritto ad essere assunto

Nego decisamente che il concetto di abilitazione abbia qualcosa a che fare con il diritto a qualche tipo di assunzione. L'abilitazione è solamente una certificazione di una competente autorità, che dice qualcosa in merito al livello di competenze del candidato rispetto a canoni prefediniti, e accertati con qualche forma di valutazione (più o meno come un titolo di studio, solamente che qui si tratta di standard professionali).

Altro è il reclutamento, che si avvarrà come forma strumentale di selezione di una procedura concorsuale fra i candidati interessati allo specifico posto di lavoro. I candidati manifestano il loro interesse rispondendo al bando e concorrendo fra di loro per le posizioni richieste.

Il concorso può dare come esito una graduatoria, no? Allora hai diritto ad essere messo nella graduatoria, mica ad essere assunto, però. Quello è un atto diverso. Se poi lo Stato italiano considera le graduatorie come mobili, semoventi, stratificate, sedimentate, millemillanta, e pirippì e pirippò, queste sono cose accessorie che fanno parte di una discussione a latere, come quella che stiamo facendo su questo blog.

RR

 

Nego decisamente che il concetto di abilitazione abbia qualcosa a che fare con il diritto a qualche tipo di assunzione. L'abilitazione è solamente una certificazione di una competente autorità, che dice qualcosa in merito al livello di competenze del candidato rispetto a canoni prefediniti, e accertati con qualche forma di valutazione (più o meno come un titolo di studio, solamente che qui si tratta di standard professionali).

Altro è il reclutamento, che si avvarrà come forma strumentale di selezione di una procedura concorsuale fra i candidati interessati allo specifico posto di lavoro. I candidati manifestano il loro interesse rispondendo al bando e concorrendo fra di loro per le posizioni richieste.

Il concorso può dare come esito una graduatoria, no? Allora hai diritto ad essere messo nella graduatoria, mica ad essere assunto, però. Quello è un atto diverso. Se poi lo Stato italiano considera le graduatorie come mobili, semoventi, stratificate, sedimentate, millemillanta, e pirippì e pirippò, queste sono cose accessorie che fanno parte di una discussione a latere, come quella che stiamo facendo su questo blog.

RR

 

Allora, Renzino, fuori dai denti: io so di che cosa sto parlano, tu no, e sei mosso da pregiudizio ideologico.

Prima di infervorarsi, è meglio informarsi e cercare di capire

Neghi? Non puoi negare l'esistente Soprattutto dopo che finora lo hai difeso. L'abilitazione dovrebbe essere quello che dici, INVECE IN ITALIA ESSA HA COMPORTATO L'ACQUISIZIONE DEL DIRITTO AD ESSERE ASSUNTO. Gli abilitati che hanno acquisito il diritto saranno smaltiti quando viaggeranno le astronavi, ma hanno acquisito il diritto. Ecco da dove nascono i problemi.

Il reclutamento dovrebbe essere altro. Finalmente, buongiorno, ben alzato!

Le graduatorie ad esaurimento non sono l'esito di un concorso.

E comunque in italia sia le graduatorie ad esaurimento, dove si sono inseriti solo ed esclusivamente in virtù dell'abilitazione sissini, sanati e, pur permanendo anche nelle gm, abilitati del concorso dopo tot servizio, sia le graduatorie di merito stilate dopo l'ultimo remoto concorso danno esattamente diritto alla cattedra. Chi c'è c'è, gli altri si attacchino, comunque vigono le prenotazioni. Secondo l'ordine con cui si è accodato l'inserito  sarà immesso in ruolo.

queste sono cose accessorie che fanno parte di una discussione a latere,

veramente questa è la realtà alla quale tu pretendi di sovrapporre la tua fantasiosa visione. Difendi la santa Graduatoria senza neppure sapere che cos'è...

 

 

Per evitare ulteriore noise nello sviluppo dei commenti (noise che e' recentemente aumentato alquanto nel sito, e di cui molti si sono lamentati), suggerisco di terminare questa discussione abbastanza sterile, visto che abbiamo capito tutti i termini della questione. Nel mondo ideale di Renzino, l'abilitazione dovrebbe essere una semplice certificazione di competenze minime necessarie alla professione dell'insegnamento. Nei fatti pero', ci dice Anxia, alcune lacune nel sistema giuridico comportano che l'abilitazione implica un diritto all'assunzione, con tutti i problemi che questo comporta. Non mi sembrano posizioni necessariamente in disaccordo. E le soluzioni giuridiche non devono necessariamente passare per l'eliminazione di qualsiasi forma di certificazione. 

 

Il modello finlandese. Non contempla né la raccolta punti esselunga, né la fila ordinata, né la diaspora degli esuberi prodotti da una parte in tutto il paese e la pretesa di una parte di monopolizzare il settore in tutto il paese, né il sistematico ricorso al tar, o la moltiplicazione dei posti sul sostegno geograficamente concentrata, o falso servizio in scuole fantasma o manomissioni di archivi informatici per scalare graduatorie. Certo lì l'insegnamento a scuola non è un ammortizzatore sociale del Mezzogiorno del paese e il reclutamento è concepito in funzione della qualità, non della sistemazione nel settore statale.

La raccolta punti esselunga non c'è in nessun paese europeo.

Ma quali aspetti rendono il sistema scolastico finlandese un modello vincente? Il punto di forza maggiore consiste sicuramente nella figura dell’insegnante e nella sua formazione, che avviene per tutti attraverso una laurea specialistica conseguita presso le università e i politecnici (per i docenti degli istituti tecnico-professionali). Gli aspiranti docenti vengono sottoposti ad un esame di ingresso e ad un test attitudinale volto ad accertare le loro competenze relazionali; la preparazione viene poi continuata e perfezionata attraverso la formazione in servizio, per la quale Comuni e Stato investono molto.

Il reclutamento avviene su base locale attraverso concorsi indetti dai Comuni ed è necessario anche l’assenso delle scuole sulle persone da assumere; inoltre l’insegnante di classe è affiancato da altre figure come ad esempio il consulente per l’orientamento.

Gli altri elementi di forza del modello finlandese sono costituiti dai curricoli flessibili, con una base comune nazionale ed una parte affidata ai Comuni e alle singole scuole, dall’autonomia riconosciuta ai Comuni per la gestione dell’istruzione e dal sistema di valutazione esterna i cui risultati non vengono però resi pubblici, per non penalizzare le scuole che si troverebbero in basso nella classifica: la valutazione viene effettuata infatti con il solo scopo di dare indicazioni agli enti locali e agli istituti di formazione su come migliorare il proprio lavoro.

 

Sul modello finlandese io sono d'accordo.

La raccolta punti esselunga non c'è in nessun paese europeo.

Già, ma vai a vedere come verrebbero gestiti i concorsi "locali" in Italia. E' questo, il problema, innanzitutto.

RR

Già, ma vai a vedere come verrebbero gestiti i concorsi "locali" in Italia. E' questo, il problema, innanzitutto.

Peggio dello schifo attuale non si può fare. Un guizzo di ottimismo