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La spesa per istruzione in Italia

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Grazie per le spiegazioni, cercherò di risponderti stasera punto per punto. Tuttavia non ho ancora ben capito le tue idee su

l'abrogazione delle graduatorie e l'introduzione di un sistema di reclutamento meritocratico

Cioè come dovrebbero essere fatti quei "concorsi di dimensioni umane, ovviamente su un numero definito di cattedre (reali)"? Chi bandisce, chi valuta (e come, soprattutto), chi decide?

L'abilitazione non è che un requisito per aspirare ad una cattedra, invece è stata trasformata in un diritto su una cattedra.

In che senso l'abilitazione può essere "un diritto su una cattedra"? Nenche la vittoria in un concorso può dare diritto ad essere chiamato (infatti ci sono concorsi universitari dove poi la facoltà NON chiama nessuno, e va tutto a monte...).

RR

 

 

In che senso l'abilitazione può essere "un diritto su una cattedra"?

Non è che "può". E' di fatto così in italia: ogni abilitato ssis e ogni sanato del dm 85/05 (come ogni idoneo del concorso che, se ha insegnato, ha il piede in due scarpe, gm e gae, scorse ciascuna al 50% per il ruolo) attraverso l'inserimento nelle graduatorie ad esaurimento ha "acquisito il diritto" ad essere assunto a t.i. , che matura quando, scorrendo le gae, in cui stanno tutti in fila indiana arrampicandosi con mezzi nella migliore delle ipotesi non meritocratici, nella peggiore illegali, verrà il suo turno. Nell'età dell'oro (il mito dei metalli insegna che si succedono età contraddistinte da metalli via via più vili) il sistema di abilitazione-formazione e quello di reclutamento (la distinzione tra i due sistemi a volte non la intende neppure qualche zucca che pure sta dentro al sistema) si sono fusi. La fusione è possibile solo quando si programmano rigorosamente gli ingressi nel sistema di formazione-abilitazione. In italia, credo che nessuno si stupisca, le cose sono andate  molto diversamente. Ergo, bisogna divaricare i sistemi;: in virtù dell'abilitazione si può aspirare a concorrere, punto. Non soltanto gli sventurati del post-blindatura, ma tutti. Bisogna aavere la capacità di affrontarae gli strepiti.

Ora come il concetto di "turno" sia meritocratico, non so, è la tua tesi non la mia. Quale "merito" in più può vantare chi si è abilitato quattro anni prima, per dire.  Se ci fosse stata una programmazione reale, avrebbe avuto un senso far coincidere l'abilitazione con il diritto all'immissione in ruolo, ma così non è. E poi le graduatorie sono viziate da tante di quelle magagne, che nonanche un virtuoso del sofisma potrebbe qualificarle "meritocratiche".

Gli abilitati del futuro tfa, invece, non godranno di questo bizzarro "diritto", essendo state le graduatorie ad esaurimento, già permanewnti, blindate (Fioroni aveva già emanato il decreto per il X ciclo ssis, a graduatorie blindate, quando è sopraggiunta la gelmini che ha bloccato una ssis che non dava più nemmeno un posto di attesa) ma ne subiranno le conseguenze (un indebito privilegio garantito a qualcuno è sempre un afregatura per qualcun altro). La prenotazione della cattedra è un'ignobile peculiarità italiana. Quindi, graduatoria delenda est. L'abilitazione deve  essere per tutti soltanto un requisito per concorrere.

 

Chi bandisce, chi valuta (e come, soprattutto), chi decide?

La proposta Aprea, che ho già ricordato, potrebbe suggerire un'ipotesi. Se ne possono considerare varie. Comunque, ribadisco, qualsiasi cosa, persino il sorteggio, è più equo e meritocratico delle attuali graduatorie.

Ma e' tanto difficile pensare ad un sistema in cui la qualita' viene garantita dalla concorrenza? In cui si celebrano criteri SOGGETTIVI di reclutamento, ed in cui si favorisce la liberta' di scelta dei genitori? Io ho insegnato per 7 anni in una universita' pubblica e reclutavamo con criteri interamente soggettivi, soggetti solo ad un controllo formale del dean. Quel dipartimento ha vinto 2 nobel in 4 anni...

Io ho un forte timore ossia che dare perfetta libertá di scelta a livello di scuola primaria e secondaria ai genitori finisca per favorire principalmente se non unicamente i figli di genitori meglio istruiti piú che favorire una paritá di condizioni di partenza a tutti indipendentemente dal reddito.

Qui un articolo del 2005 su JPE che sicuramente conoscerai meglio di me che conferma questo mio dubbio. 

Qui potete trovare il pdf dell'articolo citato, senza dover pagare 36 USD ...

Tre commenti.

Uno, semischerzoso: da quando in qua ci fidiamo ad occhi chiusi dei risultati empirici firmati da Steve Levitt? Visto il track record, farei molta attenzione.

Secondo, più serio: embe? Ammesso e non concesso che così sia, perché mai dovremmo dire di no a priori ad una riforma che migliora le condizioni di una fetta sostanziale degli studenti e non danneggia i rimanenti altri? Perché su questo punto, se leggi con attenzione il paper, i tre sono molto espliciti. Non c'è alcuna evidenza che quando c'è libertà di scelta quelli che non cambiano scuola vengano danneggiati e facciano peggio, mentre quelli che la cambiano tendono a fare meglio, magari di poco ma meglio.

Terzo, gli autori non sembrano notare che una possibile ragione per cui alcuni studenti non cambiano quando ne hanno la possibilità è perché ... magari stanno bene dove stanno. Assumere vi sia mismatching prima d'introdurre la libertà di scelta NON implica che tutti gli studenti debbano cambiare quando possono: qualcuno sarà ben contento di dove si trova, no? Il 100% mismatching è tanto improbabile quando lo 0%! Infatti, guarda caso, cambia circa il 50% che, con una flat prior, è il valore atteso. Il paper è altamente incompleto perché non studia questo aspetto, o se lo fa io l'ho mancato (letto molto di fretta molto tempo fa) ...

Ah, c'è anche il quarto commento: come gli autori evidenziano, quelli che cambiano e fanno meglio sono, guarda caso, i più motivati e vogliosi di darsi da fare. Well, what's wrong with that? Questa è dunque una riforma meritocratica, come si ama dire in Italia e come (a parole) tutti vorrebbero venisse fatto, sia a destra che a sinistra. A parole, perché poi nei fatti si trovano sempre le scuse più assurde (scusami, ma la tua appartiene a questa categoria) per non far nulla.

L'Italia, appunto ...

Non so a me pare che i figli dei genitori istruiti abbiano condizioni di partenza cosi' vantaggiose da rendere impossibile agli altri adeguarsi, indipendentemente dalla scelta della scuola. Lo vedo con mia figlia. Qui non si tratta di cercare vantaggi per gli sfortunati. Si tratta di penalizzare chi fa male (dal lato dell'offerta). Dimmi in quale modo i criteri di reclutamento "a concorso" favorirebbero gli sfortunati.

I ricchi possono gia pagarsi le ripetizioni (oltre a girare il mondo, visitare musei, andare a teatro, etc...), io dico che l'attuale criterio e' a svantaggio dei poveri. 

 

Ma e' tanto difficile pensare ad un sistema in cui la qualita' viene garantita dalla concorrenza? In cui si celebrano criteri SOGGETTIVI di reclutamento, ed in cui si favorisce la liberta' di scelta dei genitori? Io ho insegnato per 7 anni in una universita' pubblica e reclutavamo con criteri interamente soggettivi, soggetti solo ad un controllo formale del dean. Quel dipartimento ha vinto 2 nobel in 4 anni...

 

nella scuola elementare e media inferiore e superiore?

"criteri soggettivi di reclutamento" in che senso? " anche a prescindere dai requisiti?

"libertà di scelta dei genitori"... beh, anche adesso sono abbastanza liberi di scegliere l'indirizzo e la scuola. A parte il dettaglio che anche scegliere la scuola è poco significativo, dipende soprattutto dalla classe, è lì che si fa la didattica.

Solo che le scelte non le vedo ottimali: i parametri di solito sono il giudizio degli insegnanti del ciclo precedente, la vicinanza geografica, il desiderio di rimanere con i compagni, le tradizioni familiari, l'"orientamento" delle singole scuole (che spesso si vendono con l'argomento "prendiamo tutti, si lavora poco, il pezzo di carta lo diamo lo stesso"). Capisco che quello che dico va contro la teoria delle scelte razionali, ma spesso i genitori non sanno nemmeno come è organizzato l'indirizzo che scelgono, o si basano su preconcetti tipo "l'istituto tecnico è più facile del liceo e si può andare a lavorare prima". Così il ragazzo che esce dalle medie con buoni risultati e/o viene da una famiglia middle class va al ginnasio (28 ore settimanali, largo spazio a discipline linguistico-discorsive), quello di famiglia "proletaria" con risultati peggiori va all'ITIS (fino a 36 ore settimanali, tanta matematica e materie professionali che richiedono buone conoscenze scientifiche), e il ragazzo accumula ritardi e bocciature o si disperde. E poi, se è bravo fa l'università, se non lo è magari non sa installarti un sistema operativo o cambiare un disco fisso, e il suo sogno è entrare in PS o nei carabinieri...

 

 

Un'ipotesi

non necessariamente la  migliore in assoluto, basta che anche i reazionari (abbondano tra i progressisti ;)) si convincano che persino il sorteggio sarebbe meglio delle attuali graduatorie, che peraltro non hanno nulla ache vedere con un concorso (nelle graduatorie ad esaurimento, già permanenti, si sono inseriti in fila indiana - meritocratica? -tutti gli abilitati via via che sono stati sfornati).

 

Chi bandisce, chi valuta (e come, soprattutto), chi decide?

 

Stai tranquillo, Renzino, la laurea, la specializzazione e l'abilitazione resteranno saldamente in mano ministeriale; il reclutamento (l'assunzione con qualsiasi contratto) è un'altra cosa. Spero che questa nozione minima si diffonda anche tra i refrattari ad accoglierla e farla propria.

Purtroppo nell'età dell'oro l'abilitazione ha improvvidamente portato con sé il dirittoo all'assunzione, ecco come si spiegano i millemila in attesa del ruolo, e mica tutti sono precari stricto sensu eh, ma tutti hanno "diritto" a cogliere il ruolo, fosse pure tra venti anni.

anxia, scusa la mia ignoranza: ma quali garanzie ti dà (sulle capacità professionali) il reclutamento mediante concorso? esso concorso serve solo perché nella PA si entra per concorso (come da Costituzione). Inoltre le prove di concorso replicano in miniatura gli esami universitari che tutti i candidati hanno già superato. Quindi, perché sarebbe, così come è adesso, la forma migliore per individuare la persona giusta da assumere in quella ben determinata scuola di quel particolare territorio?

Sul miglior sistema di reclutamento in realtà mi interrogo. La mia posizione si è evoluta nel tempo e non si è ancora assestata in maniera definitiva. Sto cercando di capire :)

Di certo il sistema attualmente in vigore è pessimo, in quanto rigido, burocratico, non meritocratico, e persino opaco o peggio. Un sistema burocratico che non riesce neppure a garantire la trasparenza è il trionfo dell'inefficienza ed è da buttare.

Inoltre le prove di concorso replicano in miniatura gli esami universitari che tutti i candidati hanno già superato

Qualcuno addirittura sostiene che il concorso sia uno strumento ottocentesco. Personalmente non sono così categorica, anche se anch'io rilevo la rigidità e l'inadeguatezza del concorso tradizionale (un concorso abilitante a zero cattedre poi è inqualificabile).  Un certo titolo e certi requisiti (determinati esami) non garantiscono l'omogeneità della preparazione disciplinare, neppure quando la valutazione è stata la stessa. Ma convengo che si debbano adottare strumenti più flessibili e non circoscritti alla pur fondamentale e imprescindibile preparazione disciplinare. E riconosco che la scuola non deve subire lo "scodellamento" di un perfetto sconosciuto, ma deve poter partecipare alal scelta del proprio insegnante. La valutazione della scuola poi permetterebbe di innescare un circolo virtuoso.

La proposta Aprea? E' ragionevole?

I detrattori sostengono che si tratti di chiamata diretta camuffata. Magari potrebbe essere considerata una chiamata diretta collegiale. Se le cose si svolgono correttamente, potrebbe funzionare.

 

Le graduatorie sono un assoluto disastro, ma è ben difficile che si possano interamente abolire. Io mi accontenterei di un sistema che riservi il 50% dei posti a concorsi (riservati agli abilitati) assolutamente locali ( ad esempio commissione di concorso nominata dal consiglio di istituto, tra docenti di altre scuole). Certo dovremmo prevedere qualche clientelismo di presidi, ma tutto sommato ci saranno anche presidi sostenuti dai rappresentanti dei genitori nel consiglio di istituto che cercheranno di nominare commissioni competenti ed oneste. Aggiungo che io preferirei ammettere al tirocinio per l'abilitazione anche i laureati triennali, ma su questo avremo l'opposizione serrata delle facoltà universitrie di lettere. Troppi interessi (sindacali, accademici, di clientele politiche) gravitano intorno alla formazione e reclutamento degli insegnanti.  Dobbiamo però ricordare che prima del Ministero di Luigi Berlinguer (1996) tutti i maestri elementari erano stati reclutati per concorso.