Titolo

La spesa per istruzione in Italia

5 commenti (espandi tutti)

Ma e' tanto difficile pensare ad un sistema in cui la qualita' viene garantita dalla concorrenza? In cui si celebrano criteri SOGGETTIVI di reclutamento, ed in cui si favorisce la liberta' di scelta dei genitori? Io ho insegnato per 7 anni in una universita' pubblica e reclutavamo con criteri interamente soggettivi, soggetti solo ad un controllo formale del dean. Quel dipartimento ha vinto 2 nobel in 4 anni...

Io ho un forte timore ossia che dare perfetta libertá di scelta a livello di scuola primaria e secondaria ai genitori finisca per favorire principalmente se non unicamente i figli di genitori meglio istruiti piú che favorire una paritá di condizioni di partenza a tutti indipendentemente dal reddito.

Qui un articolo del 2005 su JPE che sicuramente conoscerai meglio di me che conferma questo mio dubbio. 

Qui potete trovare il pdf dell'articolo citato, senza dover pagare 36 USD ...

Tre commenti.

Uno, semischerzoso: da quando in qua ci fidiamo ad occhi chiusi dei risultati empirici firmati da Steve Levitt? Visto il track record, farei molta attenzione.

Secondo, più serio: embe? Ammesso e non concesso che così sia, perché mai dovremmo dire di no a priori ad una riforma che migliora le condizioni di una fetta sostanziale degli studenti e non danneggia i rimanenti altri? Perché su questo punto, se leggi con attenzione il paper, i tre sono molto espliciti. Non c'è alcuna evidenza che quando c'è libertà di scelta quelli che non cambiano scuola vengano danneggiati e facciano peggio, mentre quelli che la cambiano tendono a fare meglio, magari di poco ma meglio.

Terzo, gli autori non sembrano notare che una possibile ragione per cui alcuni studenti non cambiano quando ne hanno la possibilità è perché ... magari stanno bene dove stanno. Assumere vi sia mismatching prima d'introdurre la libertà di scelta NON implica che tutti gli studenti debbano cambiare quando possono: qualcuno sarà ben contento di dove si trova, no? Il 100% mismatching è tanto improbabile quando lo 0%! Infatti, guarda caso, cambia circa il 50% che, con una flat prior, è il valore atteso. Il paper è altamente incompleto perché non studia questo aspetto, o se lo fa io l'ho mancato (letto molto di fretta molto tempo fa) ...

Ah, c'è anche il quarto commento: come gli autori evidenziano, quelli che cambiano e fanno meglio sono, guarda caso, i più motivati e vogliosi di darsi da fare. Well, what's wrong with that? Questa è dunque una riforma meritocratica, come si ama dire in Italia e come (a parole) tutti vorrebbero venisse fatto, sia a destra che a sinistra. A parole, perché poi nei fatti si trovano sempre le scuse più assurde (scusami, ma la tua appartiene a questa categoria) per non far nulla.

L'Italia, appunto ...

Non so a me pare che i figli dei genitori istruiti abbiano condizioni di partenza cosi' vantaggiose da rendere impossibile agli altri adeguarsi, indipendentemente dalla scelta della scuola. Lo vedo con mia figlia. Qui non si tratta di cercare vantaggi per gli sfortunati. Si tratta di penalizzare chi fa male (dal lato dell'offerta). Dimmi in quale modo i criteri di reclutamento "a concorso" favorirebbero gli sfortunati.

I ricchi possono gia pagarsi le ripetizioni (oltre a girare il mondo, visitare musei, andare a teatro, etc...), io dico che l'attuale criterio e' a svantaggio dei poveri. 

 

Ma e' tanto difficile pensare ad un sistema in cui la qualita' viene garantita dalla concorrenza? In cui si celebrano criteri SOGGETTIVI di reclutamento, ed in cui si favorisce la liberta' di scelta dei genitori? Io ho insegnato per 7 anni in una universita' pubblica e reclutavamo con criteri interamente soggettivi, soggetti solo ad un controllo formale del dean. Quel dipartimento ha vinto 2 nobel in 4 anni...

 

nella scuola elementare e media inferiore e superiore?

"criteri soggettivi di reclutamento" in che senso? " anche a prescindere dai requisiti?

"libertà di scelta dei genitori"... beh, anche adesso sono abbastanza liberi di scegliere l'indirizzo e la scuola. A parte il dettaglio che anche scegliere la scuola è poco significativo, dipende soprattutto dalla classe, è lì che si fa la didattica.

Solo che le scelte non le vedo ottimali: i parametri di solito sono il giudizio degli insegnanti del ciclo precedente, la vicinanza geografica, il desiderio di rimanere con i compagni, le tradizioni familiari, l'"orientamento" delle singole scuole (che spesso si vendono con l'argomento "prendiamo tutti, si lavora poco, il pezzo di carta lo diamo lo stesso"). Capisco che quello che dico va contro la teoria delle scelte razionali, ma spesso i genitori non sanno nemmeno come è organizzato l'indirizzo che scelgono, o si basano su preconcetti tipo "l'istituto tecnico è più facile del liceo e si può andare a lavorare prima". Così il ragazzo che esce dalle medie con buoni risultati e/o viene da una famiglia middle class va al ginnasio (28 ore settimanali, largo spazio a discipline linguistico-discorsive), quello di famiglia "proletaria" con risultati peggiori va all'ITIS (fino a 36 ore settimanali, tanta matematica e materie professionali che richiedono buone conoscenze scientifiche), e il ragazzo accumula ritardi e bocciature o si disperde. E poi, se è bravo fa l'università, se non lo è magari non sa installarti un sistema operativo o cambiare un disco fisso, e il suo sogno è entrare in PS o nei carabinieri...