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La spesa per istruzione in Italia

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Tre commenti.

Uno, semischerzoso: da quando in qua ci fidiamo ad occhi chiusi dei risultati empirici firmati da Steve Levitt? Visto il track record, farei molta attenzione.

Secondo, più serio: embe? Ammesso e non concesso che così sia, perché mai dovremmo dire di no a priori ad una riforma che migliora le condizioni di una fetta sostanziale degli studenti e non danneggia i rimanenti altri? Perché su questo punto, se leggi con attenzione il paper, i tre sono molto espliciti. Non c'è alcuna evidenza che quando c'è libertà di scelta quelli che non cambiano scuola vengano danneggiati e facciano peggio, mentre quelli che la cambiano tendono a fare meglio, magari di poco ma meglio.

Terzo, gli autori non sembrano notare che una possibile ragione per cui alcuni studenti non cambiano quando ne hanno la possibilità è perché ... magari stanno bene dove stanno. Assumere vi sia mismatching prima d'introdurre la libertà di scelta NON implica che tutti gli studenti debbano cambiare quando possono: qualcuno sarà ben contento di dove si trova, no? Il 100% mismatching è tanto improbabile quando lo 0%! Infatti, guarda caso, cambia circa il 50% che, con una flat prior, è il valore atteso. Il paper è altamente incompleto perché non studia questo aspetto, o se lo fa io l'ho mancato (letto molto di fretta molto tempo fa) ...

Ah, c'è anche il quarto commento: come gli autori evidenziano, quelli che cambiano e fanno meglio sono, guarda caso, i più motivati e vogliosi di darsi da fare. Well, what's wrong with that? Questa è dunque una riforma meritocratica, come si ama dire in Italia e come (a parole) tutti vorrebbero venisse fatto, sia a destra che a sinistra. A parole, perché poi nei fatti si trovano sempre le scuse più assurde (scusami, ma la tua appartiene a questa categoria) per non far nulla.

L'Italia, appunto ...