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La spesa per istruzione in Italia

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Spesso pensiamo che il tedesco e l'inglese siano piu' sintetiche dell'italiano per la loro scioltezza nel formare sostantivi composti ("Schadenfreude", "bullshit"...), ma dimentichiamo come l'italiano, ad esempio, possa comporre morfemi diversi come verbi e particelle pronominali ("diglielo"), cosa che le lingue germaniche non fanno. Quindi, a mio avviso permangono dubbi riguardo a chi vada la palma della lingua piu' sintetica.

Concordo riguardo al fatto che le regole di pronuncia in italiano, tedesco, russo, spagnolo, greco... sono piu' semplici e piu' povere di eccezioni che in francese e soprattutto in inglese. 

Infine, riguardo al fatto che sanscrito e latino sono piuttosto simili, it's incredible but it's the case. Le due lingue non sono particolarmente diverse, se le confrontiamo, chesso', all'arabo, al cinese, al tagalog, all'inuit o a qualche migliaio di altre lingue parlate nel mondo. Sanscrito e latino derivano abbastanza strettamente dall'indoeuropeo. Per fare un esempio, ecco i numerali dall'uno al dieci:

  1. éka-
  2. dva-
  3. tri-
  4. catúr-
  5. páñcan-
  6. ṣáṣ-
  7. saptán-
  8. aṣṭá-
  9. návan-
  10. dáśan-
Ed ecco invece i numerali in tagalog: 1) isa, 2) dalawa,  3) tatlo, 4) apat, 5) lima, 6) anim, 7) pito, 8) walo, 9) siyam, 10) sampu.

 

E' chiaro che il Sanscrito e il Latino sono simili, ma la complessita' e' diversa. Ho capito anche dove evidentemente mi sono espresso male: per me la "similitudine" che sto discutendo ora e' nella complessita', non nella struttura - tanto che per me la "sintesi" sta in quello.

Ad esempio il Sanscrito ha 4 temi dei verbi, per ciascuno ci sono N modi, e poi vanno flessi (con notazioni pre-, post- e infisse: dall'aoristo bhū- esce a-bhū-t, egli fu). Quanti casi ci sono per i sostantivi? Se non ricordo male erano 12 (EDIT: ho cercato rapidamente, erano 8, chiedo scusa). In Latino ci sono un numero molto minore di modi e di tempi, e anche di flessioni dei sostantivi. Questo per me rende il Latino (molto) meno complesso del Sanscrito.

Quando dico che le lingue germaniche vanno per composizione mentre quelle romanze per flessione, intendo proprio cose del genere:

"diglielo" -> "tell him [about it]"

In Italiano si e' "agglutinato" un verbo (flesso) e due particelle, in Inglese si e' composto un verbo (non flesso) con una particella (e volendo si puo' elidere il complemento). E anche con esempi piu' semplici:

"io mangiO", "tu mangI" -> "I/you eat" (nessuna flessione)

O ancora:

"io mangero'" -> "I shall eat" (composizione)

La sintesi in questo caso non sta nel fatto di dare lo stesso numero di informazioni con meno parole, ma di dover conoscere meno flessioni per potersi esprimere. Questo sicuramente riduce la complessita'.

 

 

 

Sto cominciando a sospettare che a parte il malinteso iniziale sul termine "composizione" le nostre opinioni tendano a convergere.

Rimane il punto della relativa semplicita' della lingua italiana (innegabile sia sul piano grammaticale che su quello della grafia) come elemento facilitante l'apprendimento da parte degli studenti madrelingua. Veramente non niente di questo ma e' indubbiamente un problema interessante e mi riprometto di documentarmi appena avro' un pochino di tempo.

Per quel che puo' valere, mia figlia ha cominciato ad imparare a leggere e scrivere in italiano ed inglese. Posso assicurare che in inglese e' molto piu' difficile leggere che in italiano, e scrivere enormemente piu' difficile. 

Andrea, il punto e' quello: a 10 anni la comprensione dello scritto e' migliore negli Italiani che negli english-speaking. Spiegazione suggerita: gli Italiani hanno una maggiore corrispondenza tra cosa scrivono e come si legge. Le differenze di pronuncia in Inglese si possono spiegare con il fatto che e' una lingua di contatto.

Sarebbe interessante (personalmente parlando) vedere le differenze per ceppi (nazioni di lingua romanza, di lingua germanica, ugro-finnica, ecc.). Appena posso gli do un'occhiata.

Assolutamente, e' stata una errata scelta di termini da parte mia. Io intendevo "composizione" nel senso opposto alla "flessione" per esprimere un significato. Ovviamente, in diverse lingue possono esserci percentuali diverse dell'uso di questi meccanismi; per me la complessita' e' data dal numero di regole necessarie per scrivere (o leggere) in un linguaggio che sia comprensibile, ovvero senza sforzo di interpretazione o altro rischio di fraintendimenti.

Per questo facevo l'esempio del Giapponese: usano sia la flessione (tanoshi-so, tanoshi-katta, ecc.) che la composizione (n questo senso, con la posposizione dei casi: boku no). Le flessioni, e le regole, strettamente necessarie per la comprensione sono molto minori di quelle che trovi in Italiano: certo, parleresti come un buzzurro che non conosce il proprio posto in societa', ma non ci sarebbero dubbi su cosa tu voglia dire. Anche gli omofoni creano un problema minore dello spelling che indica Alberto poco sopra: "toshi" o "nen" sempre anno vogliono dire.

Pero' mi risulta difficile credere che la grammatica italiana sia piu' semplice di quella delle lingue germaniche, proprio per questa quantita' di flessioni - che quindi aumentano le regole riguardo alle concordanze di genere, numero e caso. Certo, il Tedesco fa caso a parte, proprio per la presenza di declinazioni esplicite, ma per certi versi e' anche meno complesso dell'Italiano secondo me.