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La spesa per istruzione in Italia

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Assolutamente, e' stata una errata scelta di termini da parte mia. Io intendevo "composizione" nel senso opposto alla "flessione" per esprimere un significato. Ovviamente, in diverse lingue possono esserci percentuali diverse dell'uso di questi meccanismi; per me la complessita' e' data dal numero di regole necessarie per scrivere (o leggere) in un linguaggio che sia comprensibile, ovvero senza sforzo di interpretazione o altro rischio di fraintendimenti.

Per questo facevo l'esempio del Giapponese: usano sia la flessione (tanoshi-so, tanoshi-katta, ecc.) che la composizione (n questo senso, con la posposizione dei casi: boku no). Le flessioni, e le regole, strettamente necessarie per la comprensione sono molto minori di quelle che trovi in Italiano: certo, parleresti come un buzzurro che non conosce il proprio posto in societa', ma non ci sarebbero dubbi su cosa tu voglia dire. Anche gli omofoni creano un problema minore dello spelling che indica Alberto poco sopra: "toshi" o "nen" sempre anno vogliono dire.

Pero' mi risulta difficile credere che la grammatica italiana sia piu' semplice di quella delle lingue germaniche, proprio per questa quantita' di flessioni - che quindi aumentano le regole riguardo alle concordanze di genere, numero e caso. Certo, il Tedesco fa caso a parte, proprio per la presenza di declinazioni esplicite, ma per certi versi e' anche meno complesso dell'Italiano secondo me.