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La Governance conta

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La Governance conta

saul 27/9/2010 - 20:58

Anche il ranking, sempre della Banca Mondiale, del rapporto Doing Business e' impietoso: Italia 78 su 183 paesi e 26 sui 27 paesi OECD (davanti alla sola Grecia). Per l'enforcment contrattuale addirittura siamo 156.

Il dato riguardante enforcement of contracts meriterebbe di essere analizzato, come pure altri: intendo dire, allo scopo di capire quali osservazioni empiriche giustificano le classifiche proposte.

Suppongo, dopo un rapido sguardo al rapporto Doing Business, che si tenga conto in primo luogo della lunghezza delle procedure giudiziarie o d'insolvenza necessarie per ottenere la soddisfazione di crediti non pagati. Questo è un dato obiettivamente rilevabile, e per certo siamo messi male: in una causa avanti la Corte d'Appello di Milano, da me seguita, i giudici hanno oggi disposto un rinvio della trattazione al 17 settembre 2013, giorno in cui si preciseranno le conclusioni, salvo imprevisti, per poi redigere gli scritti difensivi ed attendere di sapere se la Corte ammetterà la richiesta di consulenza tecnica o deciderà il merito della causa senza fare tali indagini (preciso che la causa è iniziata nel 2007 e che il Tribunale di Milano l'ha decisa con sentenza depositata nei primi mesi del 2010; ovviamente, è un esempio tra tanti, non il peggiore).

Però possono venire in rilievo altri fattori: dagli abstracts degli studi citati sembra emergere qualche attenzione alla fairness delle decisioni delle corti ed alla corruzione (di chi?). Qui la valutazione è più delicata e controvertibile; qualche anno fa la Banca Mondiale pubblicò un rapporto nel quale si affermava la superiorità, in via generale, dei sistemi di common law su quelli di civil law quanto alla capacità di promuovere lo sviluppo: ne venne l'ira dei giuristi francesi, che si consideravano i primi della classe tra gli ordinamenti continentali, ma poi hanno capito che il loro codice era un po' troppo antico e si sono ingegnati a proporne riforme.

Il punto critico è proprio quello della fairness delle decisioni: da quale punto di vista si valuta? se da quello del creditore, allora si deve dire che il diritto italiano ha sicuramente fatto grandi passi indietro, nel senso che le procedure d'insolvenza più importanti sono indirizzate in primis al risanamento dell'impresa e si preoccupano della soddisfazione dei creditori solo se quell'obiettivo non è raggiungibile; inoltre, una serie di interventi legislativi di diritto sostanziale - spesso su impulso dell'UE - e la diffusione di correnti interpretative postmoderne hanno reso più problematica la soluzione delle controversie, attribuendo alle corti estesi poteri di manipolazione dei contratti (i progetti europei di armonizzazione del diritto dei contratti, peraltro, ne prefigurano l'ulteriore espansione). Se, per contro, si cerca la fairness dal punto di vista del debitore, allora proprio gli interventi legislativi e le innovazioni interpretative appena ricordati si sono preoccupati di proteggerla: ma il risultato compromette proprio lo enforcement dei contratti.