Titolo

Too big to fail

4 commenti (espandi tutti)

Re(2):

michele boldrin 3/10/2010 - 01:56

Mario, il tuo argomento è molto frequente e molto usato da tutti coloro che ... lavorano in banca o nel sistema finanziario. Comprensibile, ma non logico.

A mio avviso, svolge solo la funzione di giustificare azioni d'intervento statale che trasferiscono gettito fiscale dai contribuenti a coloro che giocano a prestar soldi a banche che giocano a prestar soldi a chi gioca a buttarli via ...

La soluzione migliore per evitare la corsa allo sportello è sempre la stessa, ossia assicurare i depositi, e morta lì. Non ho proprio capito perché abbiamo istituito l'assicurazione sui depositi bancari e NON abbiamo istituito l'assicurazione sui prestiti obbligazionari alle banche se poi ... dobbiamo far sempre finta che anche i secondi ce l'hanno! Come on!

Non è neanche necessario praticare haircut uniformi sui bondholders: chi è senior ed ha accettato un tasso d'interesse minore  riceverà un tapiro d'oro con su scritto "mona" ed una perdita minore sul face value di quello che ha preso interessi più alti e non ha le stesse garanzie scritte nel covenant. Non vedo il problema, si fa così in ogni liquidazione aziendale, si può fare anche con le banche quando si mettono in amministrazione controllata da parte del regolatore.

Non punire con perdite coloro che alle banche fallite hanno prestato è equivalente a non punire i bancari che tali banche hanno mandato in fallimento.

Ripeto, capisco perfettamente che chi opera nel sistema finanziario preferisca di gran lunga che valga la regola del "salvare tutte le banche sempre e comunque", ma non è regola socialmente buona, né utile, né necessaria. Anche quelli che lavorano a Pomigliano o a Melfi preferiscono di gran lunga che il governo italiano sia sempre disposto a mettere le mani nelle tasche dei contribuenti per sussidiare la FIAT nel caso questa perda soldi sulle macchine prodotte nei due stabilimenti in questione. Per non parlare dei dipendenti Alitalia, i quali anche ... eccetera. Ed ognuno ha un buon argomento di tipo catastrofico: se viene punita la mia azienda, casca il mondo.

Il giochetto del terrore di massa, che gli operatori finanziari hanno messo in moto con grande efficacia da quasi tre anni, rende (a loro) ma non convince chi guarda i fatti obiettivamente ed ha un minimo di conoscenza di come poi, effettivamente, vadano le cose. Anche perché, alla fin fine, il bancario medio è altamente fungibile e sostituibile ed i soldi, da qualche parte, occorre investirli: non è ancora ovvio che prestarli alle banche cinesi o brasiliane sia safer e più redditizio di prestarli a quelle europee, irlandesi incluse. Ma capisco che l'industria ci provi a continuare a diffondere il panico per farsi sussidiare: fa parte del gioco. Come fa parte del gioco che coloro i quali sussidiano, tipo il sottoscritto, cerchino di sgonfiare la bolla di paura. Per il momento ha vinto l'industria, ma non è detto che duri per sempre ed il prezzo della vittoria sta diventando sempre più alto e pesante per le economie ed i mercati dell'Occidente. Se un giorno o l'altro le stramberie alla Sarkozy sulla Tobin-Tax diventeranno realtà dovremo ringraziare anche, e soprattutto, i salvataggi da panico di cui l'industria bancaria ha goduto dal 2007 in poi.

Intanto, vediamo quanto saran disposti a pagare gli irlandesi per togliere dal fuoco le patate bollenti ai bancari londinesi (ed europei) che hanno gettato soldi al vendo prestandoli ai loro colleghi irlandesi.

Re(3):

Mario Seminerio 3/10/2010 - 09:01

La soluzione migliore per evitare la corsa allo sportello è sempre la stessa, ossia assicurare i depositi, e morta lì. Non ho proprio capito perché abbiamo istituito l'assicurazione sui depositi bancari e NON abbiamo istituito l'assicurazione sui prestiti obbligazionari alle banche se poi ... dobbiamo far sempre finta che anche i secondi ce l'hanno! Come on!

Michele, io sono del tutto d'accordo, infatti è dall'inizio della crisi che dico che deve esistere un burden sharing per gli obbligazionisti, e l'ho anche scritto quasi due anni fa, in un mio pezzo per LiberoMercato. Il problema è che, con 700 miliardi di euro di bond irlandesi sottoscritti da banche non irlandesi, ogni haircut causerebbe dissesti bancari a catena e necessità di ricapitalizzazioni, sulle quali i governi nazionali dovrebbero intervenire. Nella migliore delle ipotesi si avrebbe uno shrinkage del bilancio delle banche creditrici, con conseguente stretta creditizia. Si chiama effetto contagio, anche se tu non lo vuoi riconoscere...

Sul debt-equity swap nei casi di crisi aziendale ma in un contesto di going concern, anche qui con me sfondi una porta aprta. Resta il problema che le banche non sono aziende come quelle manifatturiere o di servizi: hanno un potenziale sistemico, già a partire da dimensioni non elevatissime. Quello è il punto che occorre trattare preliminarmente all'emissione di strumenti di debito convertibili in equity, I.M.H.O.

Re(4):

Pietro Monsurrò 4/10/2010 - 16:03

Ma se si fa un debt-equity swap e si crea un problema da un'altra banca / fondo pensione / etc, non basta fare un altro debt-equity swap dopo?

Alla fine semplicemente la leva finanziaria diminuisce, il maturity mismatch diminuisce, e tutti si ritrovano con asset dal valore ridotto nello stato patrimoniale, senza interferire col funzionamento sistemico.

Sarà pur brutto vedere un fondo pensione perdere il 30% del suo valore, ma è meglio che perpetuare uno stato di stallo sistemico. O ci sono altri effetti?

Se questo fosse stato fatto a metà 2007, con un 30-40% di riassestamento, ora avremmo banche sane, e stati patrimoniali molto deflazionati.

In altri termini, e in termini più estremi: se non avessimo banche, ma mutual funds senza passività nominali, avremmo crisi bancarie? No, avremmo improvvise perdite patrimoniali quando i mercati si svegliano da un lungo boom, che però non avrebbero effetti a catena perché anche le passività si sgonfierebbero.

Re(5):

Mario Seminerio 4/10/2010 - 22:40

E' talmente brutto vedere un fondo pensione perdere soldi che poi saltano anche le pensioni che il medesimo avrebbe dovuto erogare. Per quello un sistema di debt-equity swap concatenato arriva sempre ad un punto in cui finisce contro un muro...