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Processo alla Meritocrazia

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Giulio, ho ascoltato il discorso e il dibattito. Sebbene io sia ovviamente dalla parte della difesa, non capisco l'impostazione che hai dato al tuo discorso. Dal tuo discorso si evince che il trade off è tra impegno e prospective abilities, in pratica Gattuso contro Cassano.

Io penso che meritocrazia significhi far vincere chi mette sia impegno sia abilità (consentitemi, Miccoli...) su due tipi di persone:

- Il buono a nulla figlio del potente (ricordate il figlio di Gheddafi nel Perugia?)

- Il furbetto che vince eludendo le regole del gioco (ahimè, chi se la scorda la mano di Maradona?)...

non capisco l'impostazione che hai dato al tuo discorso. Dal tuo discorso si evince che il trade off è tra impegno e prospective abilities

No, non e' questo. L'impostazione e' quella che dici tu. Meritocrazia e' premiare il risultato, che dipende (nella rappresentazione semplificata e in quella con welfare che ho descritto nella [parentesi]) da impegno e abilita'. Chiaro quindi che vince chi mette sia impegno sia abilita', come dici tu: le due cose sono complementari.

Questo e' efficiente. La domanda successiva, per chi e' interessato, e' se e' giusto secondo qualche criterio.

Anche se giudicassimo che non lo e', imporre la giustizia potrebbe essere non solo impossibile politicamente ma anche non conveniente economicamente.

Chi poi ama la giustizia piu' di ogni altra cosa e vuole realizzarla puo' farlo (tutto il mondo del volontariato e' esattamente redistribuzione egualitaria), qui ci stiamo chiedendo se devono farlo i governi.