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Processo alla Meritocrazia

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Gesù è "meritocratico", nella parabola dei talenti, ma anche "egalitarista" nella parabola della vigna...

Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi? Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna.

Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero un denaro per ciascuno. Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo: Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te. Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono? Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi.

..ed è pure "marxista" quando afferma che "È più facile per un canapo passare per la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno del cieli"

era un cammello ai miei tempi, sempre piu' facile la fanno ai ricchi

Mi risulta (ma non ci metterei la mano sul fuoco) che "cammello" fosse una errata traduzione dall'originale greco dei Vangeli, che si è poi tramandata nei secoli per la "immobilità" ecclesiale...

Del resto, messa in questo modo ha più senso, non ti pare? E non credo che per un canapo sia più facile che per un cammello: magari è un cammello contorsionista... :)

Confermo, cammello è un errore di traduzione.

Non vorrei fare il blasfemo ma il buon Nazzareno mi sembrava un po' confuso. Prima distribuisce le risorse a capocchia (quindi non crede all'uguaglianza degli uomini?) senza indicazioni su come usarle, poi la paga a caso disincentivando chi ha lavorato di più. Forse era il primo politico italiano della storia (l'italianità è indicata anche dall'aver abitato coi genitori fino a 30 anni).

Piu' che egualitarista direi contrattualista. Ha stabilito un denaro al giorno, non una paga oraria.
E cosi' resta. I lavoratori borbottanti tentano di essere i primi sindacalisti della storia (no, forse ai tempi dei faraoni e delle piramidi il concetto di rivendicazione c'era già) ma Gesu' dice chiaramente che con i suoi soldi fa quello che vuole. Il padrone (signore) sono io.
Francesco

secondo me questo thread e' parecchio off-topic: quelle parabole parlano del regno di dio e non del regno degli uomini.  cioe' non parlano di come debba essere organizzata la societa' (ne' di come la si debba concepire) ma di come "pensa" il dio di gesu'.  se uno non ci crede dovrebbe ignorare il tutto. se uno ci crede dovrebbe resistere la tentazione di utilizzarle a scopo normativo o anche solo per filosofeggiare sulla societa' e sull'economia.

Non sono per niente d'accordo ma visto che sei tu che sei il padrone del topic, posso adeguarmi.

Prima pero' mi spiego. Il concetto della parabola è di fare un esempio semplice per far capire qualche cosa di piu' complesso. Su fa un esempio nella realtà, per illustrare qualche cosa che vale nel regno dei cieli. Ma facendo questo si afferma una doppia verità, che non puo' contraddirsi. Non si puo' pretendere che la parabola valga SOLO nel regno dei cieli, mentre nella realtà terrena la morale dovrebbe essere del tutto diversa, se non opposta. La parabola quindi ha certo grado di universalità (cosi' in cielo, cosi' in terra!). Poi chiaramente chi, per ateismo o agnosticismo, non prende in considerazione il comportamento dell'aldilà, ha comunque uno spunto di riflessione per l'aldiqua.

Francesco

visto che sei tu che sei il padrone del topic, posso adeguarmi.

per carita' (per restare in tema :-)), qui non ci sono padroni.  la mia era un'opinione, non il tentativo di soffocare il thread.

Non si puo' pretendere che la parabola valga SOLO nel regno dei cieli, mentre nella realtà terrena la morale dovrebbe essere del tutto diversa, se non opposta. La parabola quindi ha certo grado di universalità (cosi' in cielo, cosi' in terra!).

vado a memoria, ma credo che il concilio vaticano secondo, rispolverando il concetto della "autonomia delle realta' terrene" abbia detto che e' proprio cosi'.  "come in cielo cosi' in terra" non vuol dire che si devono impiantare in terra le istituzioni che uno crede ci siano in cielo.

che poi anche questa intuizione del concilio vaticano secondo (che se generalizzata disinnescherenne qualunque integralismo religioso) sia calpestata quotidianamente nella chiesa cattolica e' un'altra storia.

Da ignorantone non credo che l'autonomia delle realtà temporali del Concilio Vaticano II sia da applicare anche alle parabole ma solo alle cose create.

Comunque concordo che lo scopo delle parabole sia far intendere il "regno dei cieli" agli uomini e sia quindi sbagliato intenderle letteralmente (come, scherzosamente, ho fatto nel mio commento precedente).

Allo stesso tempo non ha torto Francesco perchè alcune parabole contengono insegnamenti per la vita terrena (ad esempio la parabola citata che, facendo intendere come nel regno dei cieli sia premiato chi sviluppa il talento donato, lascia pensare che il merito sia apprezzato tout court)

Allo stesso tempo non ha torto Francesco perchè alcune parabole contengono insegnamenti per la vita terrena (ad esempio la parabola citata che, facendo intendere come nel regno dei cieli sia premiato chi sviluppa il talento donato, lascia pensare che il merito sia apprezzato tout court)

Appunto, come pensare che una parabola evangelica voglia contemporaneamente apprezzare il merito in cielo e disprezzarlo in terra? Poi chiaramente in se' la parabola non è un motivo in piu' o in meno per essere a favore del merito. Solo indica come la cultura religiosa dovrebbe, a ben vedere, considerare positivamente il merito. Se vuole essere coerente con il suo credo.Se poi la coerenza, come spesso accade, viene messa in soffitta, questa è altra storia.

Francesco

 

Mi sembra che la parabola esprima non tanto una rivendicazione egualitaria, quanto la sanctity of contract, intrinsecamente liberista.

Il senso della parabola è piuttosto chiaro.

Gesù si rivolge agli ebrei ortodossi dicendogli che il fatto di essere stati chiamati per primi (da Abramo come popolo, o dalla nascita come individui) non fa loro più merito davanti a Dio di quanto ne abbiano i neoconvertiti (ebrei non osservanti o individui appartenenti a popoli pagani, non eletti).

In quanto ad una trasposizione letterale bisogna notare una cosa fondamentale: chi è ozioso nella piazza non è ozioso perché è un fannullone, ma semplicemente perché non ha ancora trovato un datore di lavoro

Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi? Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata

Gesù in pratica suggerisce che i disoccupati (coloro che non lavorano perché non c'è lavoro, e non perché non abbiano voglia) debbano essere pagati tanto quanto chi lavora, cioè che il sussidio di disoccupazione sia eguale al pieno stipendio.