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Processo alla Meritocrazia

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Non dubito che ogni concetto possa nascondere pericoli, visto che siamo "geneticamente programmati" a vederne dietro ogni angolo.

Tuttavia visto che nel mondo del lavoro (pubblico impiego compreso) una "crazia" è comunque d'obbligo, mi chiedo quale altra crazia sarebbe preferibile.
Oggi in Italia, che non è per nulla meritocratica, dominano i favoritismi, le clientele, le raccomandazioni di parenti ed amici, il "tengo famiglia", nepotismi (pensiamo alle baronie universitarie).
Domina il familismo amorale di cui tanto si discute.

Considerando, come ci ricordava Machiavelli, «E però in ogni nostra diliberazione si debbe considerare dove sono meno inconvenienti, e pigliare quello per miglior partito: perché tutto netto, tutto sanza sospetto non si truova mai», direi proprio che per ora la meritocrazia è la migliore opzione.

Francesco

Aggiungerei che il pericolo paventato è sì possibile, ma come "degenerazione" della meritocrazia: una generazione di "meritevoli" blocca il sistema per impedire il ricambio e discrimina (su base raziale o di censo). E' sicuramente già successo in passato portando, come reazione, a sviluppare teorie drasticamente egalitarie come il comunismo.

In realtà un sistema effettivamente meritocratico sarà strutturato in modo da consentire a chiunque di sviluppare ed evidenziare i propri "meriti" (borse di studio, incentivi, le famose donazioni di stile anglosassone nascono da questa mentalità).

Oggi in Italia, che non è per nulla meritocratica, dominano i favoritismi, le clientele, le raccomandazioni di parenti ed amici, il "tengo famiglia", nepotismi (pensiamo alle baronie universitarie).
Domina il familismo amorale di cui tanto si discute.

 

Infatti il fatto che 2/3 dei voti fossero favorevoli alla meritocrazia all'interno del processo di Cortona non significa assolutamente che gli elettori la pensino allo stesso modo. I voti che guadagnerebbe il PD con politiche liberali, a mio parere (e penso anche al tuo), sarebbero notevolmente inferiori a quelli che perderebbe dal suo elettorato.

 

I voti che guadagnerebbe il PD con politiche liberali, a mio parere (e penso anche al tuo), sarebbero notevolmente inferiori a quelli che perderebbe dal suo elettorato.

 

c'è un partito che guadagnerebbe voti sostenendo politiche liberali sul serio? Perché queste politiche sono impopolari trasversalmente (vedi i tassisti di Roma, la crociata PDL contro le parafarmacie...)?

c'è un partito che guadagnerebbe voti sostenendo politiche liberali sul serio? Perché queste politiche sono impopolari trasversalmente (vedi i tassisti di Roma, la crociata PDL contro le parafarmacie...)?

Quelli sono stati fenomeni che non ero riuscito a capire allora e non ci riesco neanche adesso. Magari qualche esperto (Sandro Brusco?) potrà spiegarmi questa cosa: nel mio paese abitiamo in 9000 con 2 farmacie (mi pare), che impiegano 3-4 persone l'una, quindi i farmacisti con un lavoro in farmacia sono 1/1000 della popolazione. Non mi risulta che ci siano tassisti in servizio nel comune. Immagino che qualcuno lavori a Padova.

I supermarket sono troppo piccoli per potersi permettere il "dottore" che vende le aspirine e quindi tutti e 9000 dobbiamo andare in farmacia. Non so se c'è una parafarmacia. Io non l'ho vista e comunque l'idea del supermarket all'americana mi piaceva di più.

Non capisco quale motivo abbia suggerito alla destra di allora di combattere a fianco di farmacisti e tassisti. Qui da me saremmo stati 9000 a 10-20 a favore delle liberalizzazioni. Divisi più o meno equamente fra dx e sx.

Non credo valga la solita spiegazione che "tutti apparteniamo a qualche corporazione": Bersani ne aveva puntate alcune che, tutte insieme, non fanno 1/100 degli elettori. Dov'è il problema quindi?

Il problema secondo me è mediatico e di informazione.

Prendi il tassista, mettilo in tv e fagli dire "il governo mi vuole rovinare, io ho famiglia, chi darà da mangiare ai miei figli".

Ed ecco che non solo il tassista, la sua famiglia e i suoi amici ma anche un parte X di telespettatori sarà contraria, tanto il taxi lo prendono i ricchi...

Prendi i farmaci generici, tantissima gente è ancora convinta che siano peggiori di quelli di marca (per dire porca miserie potrà mai l'acido acetilsalicidico essere diverso a seconda della scatola!?!?) e ne sono convinti perché la figlia del nipote della zia non è guarita (io scherzando con gli amici dico sempre che le aspirine della coop sono socialiste e fanno più effetto perché del popolo, in realtà costano solo meno :D).

Tanti, tutti si lamentano dei taxi cari e dei farmaci carissimi, però la colpa è sempre di qualche entità astratta lontana ed indefinibile... il governo/l'industria/gli speculatori/wall street... ecc..

 

Prendi il tassista, mettilo in tv e fagli dire "il governo mi vuole rovinare, io ho famiglia, chi darà da mangiare ai miei figli".

Eh, ho capito, ma per ogni tassista che piange trovi 10 suoi clienti che gli danno del ladro, soprattutto se sei di una TV di Roma e vai a Fiumicino beccando un po' di viaggiatori da NY!

Visto che i politici - vuoi per conflitto d'interesse, vuoi perché se sono stati eletti qualche abilità nel gestirsi i media debbono averla - normalmente riescono a pilotare abbastanza efficacemente i giornalisti e visto che - tolta la storiella strappalacrime del tassinaro con 10 figli, buona per le vecchiette - la maggioranza della gente deve pagare sia taxi che medicine (lasciamo stare i generici, altrimenti mi associo alle lamentele aggiungendo gli ogm e non la finiamo più di ripeterci quanto stupidi sono i nostri compatrioti, senza concludere niente di buono ;-) ) io continuo a non capire.

Qualcuno mi diceva l'altro giorno che ho ragione a pensare che gran parte della pubblicità sia scentrata...devo pensare che gran parte dei nostri politici fraintendano totalmente quello che vogliamo? Per quanto sia convinto della loro incompetenza media, su cose così elementari vorrei pensare che ci arrivino anche loro...

Arrivarci ci arrivano, credo che a frenarli subentrino due fattori:

1. il gioco politico cioè se la sinistra è contro i privilegi dei tassisti allora la destra li difende e viceversa pur di beccare qualche voto extra (tanto il taxi mica lo pagano loro)

2. lo scenario futuro: se oggi liberalizzo il "mercato" dei taxi e delle farmacia domani mi chiederanno di liberalizzare il mercato dell'editoria, l'accesso alle professioni ecc... ecc... è probabile che cambiare troppo lo status quo a chi ne è parte non sembri una grande idea :-)

Certo che nessuno partito ci guadagnerebbe, anche all'estero, in Italia è comunque più accentuata l'impopolarità per la nostra cultura come già detto più sulla parentela/amicizia che sulla qualità, sia a destra che a sinistra, infatti  chi aspetta l'uscita di Berlusconi per avere una destra liberale sarà fortemente deluso.

In ogni caso mi sembra evidente che la sinistra perderebbe in proporzione molti più voti rispetto alle stesse politiche liberali/meritocratiche se realizzate dalla destra.

Mi hai fatto anche sorgere una riflessione (spero non OT): quanto in Italia sappiamo riconoscere il merito quando lo vediamo?

La riflessione nasce dal fatto che, nei casi dove effettivamente qualcuno ottiene risultati grazie ai suoi meriti, la reazione (dettata forse dall'invidia, forse dall'abitudine al familismo amorale) è spesso di dubbio: chissà chi l'ha raccomandato, chissà a chi la data, l'avrà aiutato suo papà ecc e successivamente di rifiuto.

Mi domando questi giovani, che a parole gradiscono la meritocrazia, come reagiranno nei fatti quando il loro collega prenderà un premio più consistente perchè più meritevole ? Accetteranno la cosa o lamentandosi preferiranno tornare ad un sistema più egalitario?

Mi hai fatto anche sorgere una riflessione (spero non OT): quanto in Italia sappiamo riconoscere il merito quando lo vediamo?

Più che altro io penso che dobbiamo smettere di pensare ( e agire di conseguenza) che ogni cosa si misuri per confronto e non per valore assoluto.

Allora forse sapremo meglio riconoscere la qualità e premiare/gratificare quelli meritevoli e non i meno peggio.

Nella vita di tutti i giorni dei vari uffici statali e parastatali (ma anche in tante aziende private)? Credo che la tua sia un'utopia.

Ho letto che in Francia chi chiede l'elemosina con il bimbo in braccio "guadagna" il doppio rispetto a chi non l'ha, questo stimola lo sfruttamento e pensare che la gente non si pieghi a questo è abbastanza utopistico.

Ciononstante io applico il mio schema da quando vado a prendere un capuccino a quando vado a votare, questo mi permette di gratificare chi fa un buon capuccino e di non bere quello che fa schifo  meno di un altro.

Purtroppo con il voto non ottengo altrettanti risultati per ovvi motivi, però almeno subisco il danno e non la beffa!

C'è anche un uso strumentale del termine "meritocrazia" per coprire altro.

Ad esempio, a livello di selezione, nei casi in cui c'è una vasta platea di persone con competenze molto simili e pochi posti disponibili...o peggio ancora in cui si assume qualcosa come proxy delle competenze effettive, tipo il reclutamento degli insegnanti con una platea di migliaia di laureati col 110/110 e lode, e con il voto di laurea usato come proxy della capacità didattica. Oppure un'impresa che ha bisogno di pochi ingegneri o tecnici a fronte di molte persone con professionalità comparabili.

Magari il problema è che i posti sono pochi perché non si investe abbastanza e si usa l'argomento "ma noi facciamo una selezione meritocratica" per coprire il fatto che non ci sono risorse per assumere più persone, o che a monte la formazione è stata indirizzata verso canali sbagliati.

A rileggersi il vecchio Barbagli (quello sulla disoccupazione intellettuale), sembra che spesso in Italia si dice "meritocrazia" e si intende "difendiamoci malthusianamente l'orticello delle nostre rendite di posizione". Tipo gli ordini dei medici e degli avvocati che negli anni '30 volevano vietare le rubriche di medicina o diritto sui giornali perché facevano concorrenza ai medici e avvocati, con l'argomento che le rubriche non erano abbastanza "professionali") 

sembra che spesso in Italia si dice "meritocrazia" e si intende "difendiamoci malthusianamente l'orticello delle nostre rendite di posizione". Tipo gli ordini dei medici e degli avvocati che negli anni '30 volevano vietare le rubriche di medicina o diritto sui giornali perché facevano concorrenza ai medici e avvocati, con l'argomento che le rubriche non erano abbastanza "professionali") 

Capisci che questo e' l'esatto opposto di meritocrazia.

Questa discussione mi fa capire una cosa: "meritocrazia" e' anatema in certi ambienti perche' evoca la protezione di posizioni acquisite. Esattamente come "mercato" e' anatema perche' evoca i monopoli.

L'anello mancante e' chiaramente la concorrenza: quando c'e' concorrenza meritocrazia e mercato funzionano benissimo. Poi possiamo pensare a (e avremo piu' risorse per) quelli che sono rimasti indietro.

 

 

Questa discussione mi fa capire una cosa: "meritocrazia" e' anatema in certi ambienti perche' evoca la protezione di posizioni acquisite. Esattamente come "mercato" e' anatema perche' evoca i monopoli.

 

capisco che suona piuttosto orwelliano, tipo "la libertà è schiavitù", ma è proprio così.

magari è colpa dell' aynrandismo robberbaroniano (MB said) che si è appropriato (abusivamente?) di questi termini rendendoli ostici a molti

 

Questa discussione mi fa capire una cosa: "meritocrazia" e' anatema in certi ambienti perche' evoca la protezione di posizioni acquisite. Esattamente come "mercato" e' anatema perche' evoca i monopoli.

L'anello mancante e' chiaramente la concorrenza: quando c'e' concorrenza meritocrazia e mercato funzionano benissimo. Poi possiamo pensare a (e avremo piu' risorse per) quelli che sono rimasti indietro.

La valutazione del merito nelle aziende in cui vige lo stipendio variabile viene fatta ogni 3 mesi e prevede chi si è adaguato pardon adagiato , appoggiando gambe e stivali alla scrivania, puo' perdere tutto in un colpo la posizione precedentemente acquisita. Da notare anche che le valutazioni sui risultati non sono fatte solo a livello individuale (sarebbe un errore gravissimo) ma anche e soprattutto a livello di gruppo, team, progetto. Quello che conta infatti è il successo di una squadra e poi valutare il contributo di ognuno nel gruppo. E non solo per premiare o punire, ma per individualre lacune, carenze e innescare azioni correttive (per esempio corsi di formazione).

Francesco

O mio dio (volutamente minuscolo), "quando c'e' concorrenza meritocrazia e mercato funzionano benissimo".

Scordiamo asimmetrie informative, rendite di posizione, mercati imperfetti, per poter dire una cazzata come un'altra. Se partiamo da assunti indimostrabili chissà dove finiamo, forse a fare gli economisti...

Marco, la frase di Giulio era un po' stringata (ma è anche un commento in un blog, non un manuale), ma quando un economista dice che ci sono condizioni concorrenziali intende esattamente dire che non ci sono rendite di posizione, potere di monopolio etc. etc. Non stiamo a giocherellare con le parole, dai. I fallimenti dei mercati qua li conosciamo tutti.

Scordiamo asimmetrie informative, rendite di posizione, mercati imperfetti, per poter dire una cazzata come un'altra. Se partiamo da assunti indimostrabili chissà dove finiamo, forse a fare gli economisti...

Non hai seguito bene la discussione. Se uno dice A => B non sta dicendo che A e' vero, ne' vuole dimostrare che e' vero, ne' rileva se A e' dimostrabile o no.

Nello specifico, come dice Sandro, concorrenza (perfetta) esclude per definizione rendite di posizione e mercati imperfetti. Il fatto che una cosa cosi' non esiste non vuol dire che sia inutile concettualmente. Infatti e' un utilissimo benchmark per capire perche' certe cose funzionano oppure non funzionano. Qui cerchiamo solo di capire, appunto.