Titolo

Processo alla Meritocrazia

10 commenti (espandi tutti)

Giusto, Enrico: in un sistema meritocratico dove ci siano valutazione (questa apre un'altra serie di questioni, ma affrontiamo una cosa alla volta) e concorrenza (Michele ha scritto un bell'articolo sul Fatto Quotidiano su meritocrazia e concorrenza e forse avra' qualcosa in piu' da dire) vengono eliminate le rendite e c'e' piu' mobilita' sociale. A parita' di altre condizioni (sempre per affrontare una cosa alla volta...) queste due cose favoriscono l'uguaglianza.

Zanella scrive;

 in un sistema meritocratico dove ci siano valutazione e concorrenza vengono eliminate le rendite e c'e' piu' mobilita' sociale. A parita' di altre condizioni queste due cose favoriscono l'uguaglianza.

questa conclusione mi pare sia in contraddizione con i risultati di Checchi, Ichino, Rustichini  - More equal but less mobile? - JPubE del 1996(-7?) che nel confronto tra US e I mostravano che in un paese come gli US, dove c'è più valutazione (loro non ne parlavano esplicitamente, ma il modello di Aldo si riferiva ad un sistema solastico-universitario fortemente incentivante) più concorrenza ( sa-va-sans-dir, fine francescismo!) e maggiore mobilità sociale ci fosse tuttavia maggiore disuguaglianza sociale...

ovviamente mi aspetto che i soliti "ceteris paribus" (quelli che tu scrivi "a parità di altre condizioni") rendano inefficace l'evidenza di quel lavoro...

Infatti... ho messo "a parita' di altre condizioni" apposta.  Non per ignorare l'evidenza ma per affrontare una questione alla volta.

Aspettiamo che si svegli Aldo e ci spieghi per bene questo punto.

già... "il ceteris paribus"

vecchio trucco da economista navigato...

mi ricorda la presa in giro degli economisti che faceva Peccati a lezione: "un grande economista a domanda diretta risponde sempre: "dipende!"..."

Per quello che ho capito dell'articolo di Checchi Ichino e Rustichini loro erano interessati alla uguaglianza di opportunita', e quella si manifesta in mobilita'. Poi se permetti questo (concorrenza e mobilita') allora e' anche possibile che ci sia maggior disuguaglianza di risultati finali, pero' non a vantaggio di pochi predestinati.

Ma io ormai credo che la distinzione fra uguaglianza di opportunita' e di risultati sia ben capita, e accettata. Quella delle opportunita' e' quello che chi nasce meno privilegiato vuole fortemente.

 

Meritocrazia e mobilità sociale?

Nel famigerato The Bell Curve, Murray faceva notare come l' IQ fosse un buon predittore della distribuzione dei redditi negli USA. E non si puo' dire che l' IQ non abbia qualcosa a che fare con le abilità.

Ma l' IQ è in buona parte ereditario (lasciamo perdere l' effetto Flynn e le sue lentezze). Cio' significa che a lungo andare potrebbe venire a crearsi un' "elite cognitiva" piuttosto stabile; è il motivo per cui i pionieri degli studi in tema di società meritocratica hanno abbandonato il loro sogno.

D' altronde la mobilità sociale USA non si discosta granchè da quella europea (anche se molti interpretano questo fatto sottolineando l' improduttività delle politiche sociali europee). Sarebbe interessante sapere da quando si registra questo fenomeno poichè nella conferenza viene interpretato come un segno di mancanza di meritocrazia nella società USA ma potrebbe invece trattarsi proprio di una stabilizzazione d' elite cognitiva.

elite cognitiva, è un problema? quando diciamo "diamo borse di studio ai bambini bravi poveri così gli diamo la possibilità di andare avanti" non è un'elite cognitiva che spingiamo? E' un pò la stessa cosa della massimizzazione del risultato, perché nell'equazione risultato=abilità x altro l'incremento marginale del risultato rispetto ad 'altro' è più alto quando l'abilità è alta, e presumibilmente quando 'altro' è basso. 

L'ereditarietà esiste, ma esiste anche la variabilità. C'è Einstein figlio di non-Einstein, e ci sono figli di papà coglioni. Il problema, in questi giorni di nobel in fisica e chimica mi torna sempre in mente, è se l'IQ un giorno si potrà comprare. Allora sì che saranno cazzi. La ricerca in questi campi è già cominciata, ci si tranquillizza pensando che siamo ancora lontani...

immagino intendi uguaglianza di opportunità...cioè che il risultato finale dipenda solamente dalle proprie capacità e impegno e non da situazioni familiari,denaro,spintarelle,raccomandazioni e via dicendo...cioè uguglianza di opportunità basate solo sulle proprie capacità e impegno...giusto?

Si, anche se l'analisi dell'articolo a cui faccio riferimento parla di classi reddituali...

La meritocrazia sempre nell'articolo faceva riferimento alla struttura ad incentivi del sistema scolastico americano rispetto a quello italiano e (ma forse l'autore se lo ricorda meglio di me) era la spiegazione di certo non esaustiva del perchè in US rispetto all'I ci fosse maggiore mobilità intergenerazionale a fronte di una distribuzione del reddito più fortemente polarizzata...