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Processo alla Meritocrazia

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C'è anche un uso strumentale del termine "meritocrazia" per coprire altro.

Ad esempio, a livello di selezione, nei casi in cui c'è una vasta platea di persone con competenze molto simili e pochi posti disponibili...o peggio ancora in cui si assume qualcosa come proxy delle competenze effettive, tipo il reclutamento degli insegnanti con una platea di migliaia di laureati col 110/110 e lode, e con il voto di laurea usato come proxy della capacità didattica. Oppure un'impresa che ha bisogno di pochi ingegneri o tecnici a fronte di molte persone con professionalità comparabili.

Magari il problema è che i posti sono pochi perché non si investe abbastanza e si usa l'argomento "ma noi facciamo una selezione meritocratica" per coprire il fatto che non ci sono risorse per assumere più persone, o che a monte la formazione è stata indirizzata verso canali sbagliati.

A rileggersi il vecchio Barbagli (quello sulla disoccupazione intellettuale), sembra che spesso in Italia si dice "meritocrazia" e si intende "difendiamoci malthusianamente l'orticello delle nostre rendite di posizione". Tipo gli ordini dei medici e degli avvocati che negli anni '30 volevano vietare le rubriche di medicina o diritto sui giornali perché facevano concorrenza ai medici e avvocati, con l'argomento che le rubriche non erano abbastanza "professionali") 

sembra che spesso in Italia si dice "meritocrazia" e si intende "difendiamoci malthusianamente l'orticello delle nostre rendite di posizione". Tipo gli ordini dei medici e degli avvocati che negli anni '30 volevano vietare le rubriche di medicina o diritto sui giornali perché facevano concorrenza ai medici e avvocati, con l'argomento che le rubriche non erano abbastanza "professionali") 

Capisci che questo e' l'esatto opposto di meritocrazia.

Questa discussione mi fa capire una cosa: "meritocrazia" e' anatema in certi ambienti perche' evoca la protezione di posizioni acquisite. Esattamente come "mercato" e' anatema perche' evoca i monopoli.

L'anello mancante e' chiaramente la concorrenza: quando c'e' concorrenza meritocrazia e mercato funzionano benissimo. Poi possiamo pensare a (e avremo piu' risorse per) quelli che sono rimasti indietro.

 

 

Questa discussione mi fa capire una cosa: "meritocrazia" e' anatema in certi ambienti perche' evoca la protezione di posizioni acquisite. Esattamente come "mercato" e' anatema perche' evoca i monopoli.

 

capisco che suona piuttosto orwelliano, tipo "la libertà è schiavitù", ma è proprio così.

magari è colpa dell' aynrandismo robberbaroniano (MB said) che si è appropriato (abusivamente?) di questi termini rendendoli ostici a molti

 

Questa discussione mi fa capire una cosa: "meritocrazia" e' anatema in certi ambienti perche' evoca la protezione di posizioni acquisite. Esattamente come "mercato" e' anatema perche' evoca i monopoli.

L'anello mancante e' chiaramente la concorrenza: quando c'e' concorrenza meritocrazia e mercato funzionano benissimo. Poi possiamo pensare a (e avremo piu' risorse per) quelli che sono rimasti indietro.

La valutazione del merito nelle aziende in cui vige lo stipendio variabile viene fatta ogni 3 mesi e prevede chi si è adaguato pardon adagiato , appoggiando gambe e stivali alla scrivania, puo' perdere tutto in un colpo la posizione precedentemente acquisita. Da notare anche che le valutazioni sui risultati non sono fatte solo a livello individuale (sarebbe un errore gravissimo) ma anche e soprattutto a livello di gruppo, team, progetto. Quello che conta infatti è il successo di una squadra e poi valutare il contributo di ognuno nel gruppo. E non solo per premiare o punire, ma per individualre lacune, carenze e innescare azioni correttive (per esempio corsi di formazione).

Francesco

O mio dio (volutamente minuscolo), "quando c'e' concorrenza meritocrazia e mercato funzionano benissimo".

Scordiamo asimmetrie informative, rendite di posizione, mercati imperfetti, per poter dire una cazzata come un'altra. Se partiamo da assunti indimostrabili chissà dove finiamo, forse a fare gli economisti...

Marco, la frase di Giulio era un po' stringata (ma è anche un commento in un blog, non un manuale), ma quando un economista dice che ci sono condizioni concorrenziali intende esattamente dire che non ci sono rendite di posizione, potere di monopolio etc. etc. Non stiamo a giocherellare con le parole, dai. I fallimenti dei mercati qua li conosciamo tutti.

Scordiamo asimmetrie informative, rendite di posizione, mercati imperfetti, per poter dire una cazzata come un'altra. Se partiamo da assunti indimostrabili chissà dove finiamo, forse a fare gli economisti...

Non hai seguito bene la discussione. Se uno dice A => B non sta dicendo che A e' vero, ne' vuole dimostrare che e' vero, ne' rileva se A e' dimostrabile o no.

Nello specifico, come dice Sandro, concorrenza (perfetta) esclude per definizione rendite di posizione e mercati imperfetti. Il fatto che una cosa cosi' non esiste non vuol dire che sia inutile concettualmente. Infatti e' un utilissimo benchmark per capire perche' certe cose funzionano oppure non funzionano. Qui cerchiamo solo di capire, appunto.