Titolo

Processo alla Meritocrazia

5 commenti (espandi tutti)

C'e' una vasta letteratura su questo. Quello che stai descrivendo e' un problema di "moral hazard" in un team. Puoi iniziare da qui (appena ho tempo faccio un riassunto...). In pratica, secondo me c'e' un modo semplice, ad esempio nella pubblica amministrazione: valutare e premiare/punire i dirigenti in base alla performance del team che dirigono. Se fai cosi' i dirigenti hanno un incentivo a monitorare e motivare persone altrimenti difficili da valutare singolarmente.  Vado a naso, ma dovrebbe esistere un equilibrio in cui questo funziona e quindi possiamo "decentrare" al dirigente la meritocrazia interna al team.

Bene, sono contento di sapere che quello che ho sempre intuitivamente pensato abbia un fondamento teorico! Per la valutazione dei professori all'Università, per esempio, secondo me non c'è altra strada che ragionare gerarchicamente.

Il mio commento, però, era sul fatto che dire che "dividere le risorse meritocraticamente non ha costo, ed equamente sì" potrebbe essere fuorviante, e che la realtà è parecchio più complessa (purtroppo). Cioè, il costo "totale" dovrebbe includere la mancata produttività, e quindi il fatto che se dividi equamente, indipendentemente dal risultato, alla fine hai meno di 10 da dividere; mentre se dividi meritocraticamente, hai sì un costo di "misurazione", ma anche maggior produttività, e quindi alla fine hai più di 10 da dividere. Quanto di più, dipende da un sacco di cose, e quindi la scelta potrebbe non essere automatica. Ho ragionato correttamente?

Fatemi buttare un altro sasso nello stagno: che ne pensate dell'articolo italiano che ha vinto il  premio IgNobel? Praticamente, sembra che questi ricercatori avrebbero dimostrato che all'interno di un'organizzazione promuovere la gente a caso sarebbe preferibile a utilizzare metodi meritocratici. Ecco il link all'articolo:

http://arxiv.org/abs/0907.0455

Un po' inquietante? :)

Più o meno, ma costa

Infatti, affermare che si possa avviare—e mantenere—la meritocrazia a costo zero, magari trasferendo il compito di controllo sui "dirigenti", mi sembra un tantino ingenuo: quando mai qualunque cosa è gratis?

Un esempio macroscopico. La recentemente rimandata riforma dell'Università, che vorrebbe introdurre una dose microscopica di meritocrazia (con tutte le trappole della "meritocrazia all'italiana" per cui c'è poco da fidarsi), ma è comunque un tentativo nel senso giusto, quanto ci è costata/costerà? Ebbene, ci è costata 20 anni di immobilismo, di banditi al potere, di spesa pubblica esplosa, di crisi economica incancrenita, di fuga di cervelli… devo continuare?

Un esempio microscopico. I governi di "sinistra" avevano avviato (a suo tempo, non mi ricordo quando) il sistema di valutazione del gradimento degli studenti verso i propri docenti universitari. Il sistema è entrato in funzione già da molti anni e fa bene il suo lavoro (nel senso che, effettivamente, individua i docenti bravi e quelli non bravi; peccato che ciò non abbia comportato, finora, alcuna conseguenza pecuniaria sui docenti medesimi). 

Ora, alla fine dell'anno io ho 400 (!) persone sedute nell'aula. Per distribuire le schede, far fare il test, far riconsegnare e contare le schede e chiudere la procedura ci perdo minimo un'ora di lezione. Il totale di ore insegnate è una trentina circa. Quindi un'ora persa su trenta mi sembra un costo vero e proprio; se non sono soldi in meno, è comunque una frazione di servizio in meno.

Infatti, affermare che si possa avviare—e mantenere—la meritocrazia a costo zero, magari trasferendo il compito di controllo sui "dirigenti", mi sembra un tantino ingenuo: quando mai qualunque cosa è gratis?

Ad esempio quando fai funzionare la concorrenza.  Nel post di Aldo c'e' un thread iniziato da Michele su questo punto. Lo "slogan" e' questo, che condivido:

la concorrenza e l'uguale opportunità di accesso generano l'ammontare socialmente ottimo di meritocrazia.

Possiamo continuare questa discussione li'.

 

Mi sa che merito e economia di mercato sono incompatibili. Posso avere il merito di aver inventato qulacosa, scoperto un pianeta, curato una malattia ma quello che il mercato premia è il valore non il merito. E solo casualmente merito e valore coincidono. In un'economia di mercato non c'è nessuno che decide chi "vince", nè chi compone le classifiche questo è una affare da burocrati.