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Processo alla Meritocrazia

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Zanella scrive;

 in un sistema meritocratico dove ci siano valutazione e concorrenza vengono eliminate le rendite e c'e' piu' mobilita' sociale. A parita' di altre condizioni queste due cose favoriscono l'uguaglianza.

questa conclusione mi pare sia in contraddizione con i risultati di Checchi, Ichino, Rustichini  - More equal but less mobile? - JPubE del 1996(-7?) che nel confronto tra US e I mostravano che in un paese come gli US, dove c'è più valutazione (loro non ne parlavano esplicitamente, ma il modello di Aldo si riferiva ad un sistema solastico-universitario fortemente incentivante) più concorrenza ( sa-va-sans-dir, fine francescismo!) e maggiore mobilità sociale ci fosse tuttavia maggiore disuguaglianza sociale...

ovviamente mi aspetto che i soliti "ceteris paribus" (quelli che tu scrivi "a parità di altre condizioni") rendano inefficace l'evidenza di quel lavoro...

Infatti... ho messo "a parita' di altre condizioni" apposta.  Non per ignorare l'evidenza ma per affrontare una questione alla volta.

Aspettiamo che si svegli Aldo e ci spieghi per bene questo punto.

già... "il ceteris paribus"

vecchio trucco da economista navigato...

mi ricorda la presa in giro degli economisti che faceva Peccati a lezione: "un grande economista a domanda diretta risponde sempre: "dipende!"..."

Per quello che ho capito dell'articolo di Checchi Ichino e Rustichini loro erano interessati alla uguaglianza di opportunita', e quella si manifesta in mobilita'. Poi se permetti questo (concorrenza e mobilita') allora e' anche possibile che ci sia maggior disuguaglianza di risultati finali, pero' non a vantaggio di pochi predestinati.

Ma io ormai credo che la distinzione fra uguaglianza di opportunita' e di risultati sia ben capita, e accettata. Quella delle opportunita' e' quello che chi nasce meno privilegiato vuole fortemente.