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Processo alla Meritocrazia

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MI pare ovvio che in una società come quella italiana attuale l'intodruzione della maritocrazia non debba e non possa avvenire da un giorno  all'altro, ma debba essere un processo che richiede tempo, a partire dalla scuola sia dal punto di vista teorico (dei principi) sia dal punto di vista pratico (lo studente che si impegna di più -oltre al talento- riceve una valutazione più alta, i professori che ottengono risulatati migliori avranno gli incentivi, la scuola con risultati migliori avrà maggiori finanziamenti -quì si introduce l'autonomia della scuola nell'assumere i professori e nel gestire le risorse).

Esistono già indici (come tutti sapete) a livello europeo e mondiale per misurare tali performance

Sono convinto che la maggioranza degli italiani arebbe favorevole alla meritocrazia laddove la medesima fosse utilizzata non contro qualcuno, ma misurata sulla base di parametri certi, pubblici e condivisi, con una autorità terza ad applicarli.

Inoltre no bisognerebbe tener conto del ruolo dello Stato come mediatore degli inevitabili conflitti e come moderatore degli estremi.

l'applicazione di una qualche minima forma di democrazia danneggia sempre e comunque qualcuno. sennò, non si capisce nemmeno perchè la si invoca così tanto. evidentemente perchè c'è qualcuno che si pensa svolga il proprio ruolo per cause non di merito. pensare che la parolina magica venga applicata soltanto a politici, banchieri e presentatrici televisive è molto comodo.

mettiamo che d'un tratto la meritocrazia venga applicata di botto e in tutti i settori. è lecito supporre che una larga parte delle persone abbia qualcosa da perdere, e che magari trasmetta questa insofferenza verso le altre. il punto è questo: che ne possono sapere gli altri dei benefici di un sistema basato sul merito? se non hanno la minima idea di come funzioni, probabilmente preferiranno accontentarsi dello stato attuale delle cose.

bisogna andarci cauti, che non significa affatto che non bisogna provarci. soltanto, non diamo per scontato che la società, o almeno, la cosiddetta società civile dia per buona un'idea che almeno in italia resta confinata nell'iperuranio.

poi, andiamo, "autorità terza"???

cosa significa?, che lo stato debba controllare chi ha merito e chi no? ma se la gente ha in genere una pessima percezione dello stato, se tutti i manager pubblici sono passibili di (a volte giustificate) tutte le possibili malizie sui loro percorsi di carriera, se anche la parzialità della corte costituzionale viene messa in dubbio (non solo da Lui)! pensare che sia un'autorità centrale, per di più come lo stato italiano, a innestare nelle anime dei cittadini il senso del merito è pensare a uno stato etico improbabilmente ben disposto a soddisfare i sogni erotici delle elite intellettuali.

per come stanno le cose, l'unica soluzione è smettere di fantasticare su un illuminazione improvvisa dei nostri politici, dei nostri superiori, di chi più o meno inconsapevolmente detta le regole di comportamento, e iniziare, molto più modestamente, a fare del merito uno spirito di condotta personale. se questo poi provoca risultati positivi, allora saranno gli altri a seguirci.

Esattissimo Dario, in generale non funzionerà, soprattutto in Italia. Riformulando, i problemi sono infatti due:

1) Chi ha il coltello dalla parte del manico non lo mollerà mai "sua sponte". Non sono i migliori ed hanno posizioni eccellenti? Estiquaatsi, il grande capo(*) commenterebbe. In più sono (per definizione) la maggioranza, che non si evirerà per nulla al mondo, visto che in ballo c'è la pagnotta.

2) Eppoi c'è la metodologia della misura del merito, ti voglio vedere se chi può non metterà in campo tutti i trucchi più turpi per barare e mantenere lo status quo, per di più in uno stato più bizantino di Bisanzio, dove praticamente si fa valere tutto, anche parlare a scopone.

Quello che dici Dario è IMHO sacrosanto, puoi solo cercare di influenzare il tuo "intorno", purtroppo piccolo a piacere, e sperare nel contagio.

(*) 610, su RadioDue ogni giorno alle 17.